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Illusione scenica e pratica teatrale
Atti del convegno internazionale di studi in onore di Elena Povoledo (Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 16-17 novembre 2015)
A cura di Maria Ida Biggi

Firenze, Le Lettere, 2016, 358 pp., euro 32,00, “Storia dello Spettacolo”. Collana diretta da Siro Ferrone. Saggi 25
ISBN 978-8893660082

Il 16 e il 17 novembre 2015 si è svolto presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia il convegno Illusione scenica e pratica teatrale in onore di Elena Povoledo. L’occasione è stata offerta dalla donazione al Centro Studi per la Ricerca Documentale sul Teatro e il Melodramma Europeo del prezioso archivio della studiosa: una collezione di circa quindicimila fotografie, quasi quattrocento cartelle e cartelline di appunti, schemi e materiali di lavoro, oltre a figurini, bozzetti, illustrazioni di varia provenienza e libretti di sala, cui si aggiungono un migliaio di volumi di argomento teatrale e storico-artistico. Gli interventi di quelle giornate sono stati raccolti da Maria Ida Biggi per la sezione Saggi della collana «Storia dello Spettacolo» diretta da Siro Ferrone e permettono di meglio ripensare il contributo di Povoledo alla storia dello spettacolo, in Italia e non solo (Anne Surgers, Omaggio a Elena Povoledo: la sua preziosa eredità in Francia, pp. 169-174).

Pionieristici gli studi di Povoledo sulla “partita senza fine” tra arti figurative e spettacolo. Un percorso di lunga durata dal Rinascimento al Novecento, con incursioni nel futurismo, nell’espressionismo (Cristina Grazioli, La via eccentrica: Elena Povoledo e il Novecento, pp. 126-149) e nel teatro a lei contemporaneo (Anna Colafiglio, La scena disabitata: un progetto mai realizzato di Elena Povoledo e Gianni Polidori, pp. 150-168); ma anche nella scenografia dell’Ottocento, all’epoca spesso trascurata (Mercedes Viale Ferrero, Un felice inizio, un seguito esemplare: Elena per Gioachino, pp. 99-108; Giovanna D’Amia, Giovanni Perego e Alessandro Sanquirico: dalla scena teatrale alla scena urbana, pp. 309-326). Si vedano le sue numerose pubblicazioni (Bibliografia, pp. 27-31): dall’innovativa tesi di laurea presso l’ateneo di Padova, all’instancabile partecipazione al cantiere dell’Enciclopedia dello spettacolo, sino alle collaborazioni scientifiche nell’organizzazione di mostre (tra cui l’esposizione riecheggiata nel titolo del volume) e all’impegnativa impresa storiografica de I teatri del Veneto. Senza dimenticare l’insegnamento all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica (Giovanni Greco, Elena Povoledo docente dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, pp. 327-335).

Le parole partecipi della curatrice (Elena Povoledo studiosa di teatro, pp. 9-26) tratteggiano un ritratto umano e professionale della studiosa. Gli altri contributi delineano l’orizzonte dei suoi interessi in bilico tra rigore scientifico e impegno didattico. Maria Ines Aliverti, nel presentare i materiali raccolti da Povoledo per un libro mai realizzato sul torneo e lo spettacolo cavalleresco, restituisce una ricerca in fieri caratterizzata dal gusto per l’inedito. Lo testimoniano anche originali schizzi e disegni autografi della studiosa pensati per “memorizzare” e ricostruire  i teatri effimeri e le loro dislocazioni urbanistiche, le scenografie e le macchine sceniche (Elena Povoledo e gli studi sul torneo tra Rinascimento ed età barocca, pp. 51-67). Marianna Zannoni illustra l’eterogenea collezione di immagini dell’archivio, la cui consultazione apre ancora oggi strade di indagine fruttuose (La collezione iconografica dell’archivio Povoledo: note per una storia del ritratto d’attore, pp. 109-125).

Gerardo Guccini riflette per analogie e differenze sul diverso approccio di Povoledo e di Fabrizio Cruciani allo spazio del teatro (1945, Elena Povoledo: primi sguardi sul metodo, sul teatro, pp. 32-44). Raimondo Guarino pone l’accento sugli scritti dedicati a Venezia che, assieme a quelli di Ludovico Zorzi, Renato Nicolini e Manfredo Tafuri, aprirono nuove prospettive sulla dialettica tra scena e città (Gli studi veneziani di Elena Povoledo, tra il Rinascimento e l’età barocca, pp. 45-50). Silvia Carandini tratta del rapporto tra figurazione visiva e pratica dei comici professionisti nei libri di costoro (Le opere a stampa dei comici professionisti nel Seicento. Strategie e fortune editoriali, pp. 175-189). Ai comici dell’Arte sono dedicati anche gli interventi di Elena Tamburini (Sull’impresa dei Gelosi: Giano e il suo motto, pp. 237-247) e di Renzo Guardenti (Il carro dei comici: note di viaggio tra carte, tela e scena, pp. 248-269). Roberto Ciancarelli (Ambienti teatrali e forme dello spettacolo nella Roma del Seicento. Casi e aspetti emblematici, pp. 230-236) procede per via di esempi. Mentre Martina Frank torna su un album di schizzi attribuito a Giuseppe e Antonio Galli Bibbiena (Appunti sullo “Sketchbook” dei Galli Bibbiena della Houghton Library, pp. 294-308).

La già ricordata partecipazione della studiosa all’officina della Enciclopedia dello Spettacolo si concretizzò sia nella cura del ricchissimo apparato iconografico dell’opera sia nella compilazione di numerose voci che furono per lei spunto per approfondimenti sulla scena barocca (Teresa Megale, Corrispondenze artistiche: Elena Povoledo e il “secolo dell’invenzione teatrale”, pp. 68-82). In questo ambito d’indagini rientra anche la pionieristica edizione (Roma, Bestetti, 1955) della seicentesca Pratica di fabbricar scene e macchine ne’ teatri. Ne scrivono Anna Maria Testaverde (Elena Povoledo e Niccolò Sabbatini. Fonti per lo studio di un trattato, pp. 83-98) e Franco Perrelli (Sabbatini: la verità professionale e la scenografia come metafora cosmica, pp. 220-229). Altre voci, invece, furono il punto di partenza per successive indagini altrui, come quelle di Stefano Mazzoni che hanno rinnovato le nostre conoscenze su Vincenzo Scamozzi architetto-scenografo e Andrea Palladio (pp. 190-209); di Francesca Guidolin su Scipione Chiaramonti (pp. 210-219); di Isabella Innamorati sulle novità delle scene a rilievo di Domenico Luigi Barone (pp. 270-283); o, infine, di Gianluca Stefani che propone documenti inediti su Domenico Mauro e figli (pp. 284-293).

Un volume che conferma, ancora una volta, l’importanza di un approccio storico-culturale rigoroso alle discipline dello spettacolo.

 

Lorena Vallieri


La copertina

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