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Theaterheute, Nr. 2, Februar 2017


72 pp., euro 15,00
ISSN 0040 5507

Si presenta piuttosto ricca la sezione Aufführungen posta in apertura di questo numero della rivista berlinese. La raccolta di recensioni dedicate agli spettacoli più importanti di recente produzione nei paesi di area tedesca si apre con Drei Schwestern, dramma di Čechov allestito da Simon Stone al Ferienhaus di Basilea. L’ambientazione contemporanea  ha per protagonisti Liliane Amuat, Nicola Mastroberlando, Max Rothbart e Barbara Horvath.

Christoph Marthaler trasferisce la messinscena di Die Wehleider di Ibsen nella palestra dello Schauspielhaus di Amburgo, trasformata in una clinica moderna specializzata in depressioni e paure psicosomatiche. I personaggi, in bilico tra follia e normalità, competono a Mark Bodnar, Martin Pawlowsky, Jean-Pierre Cornu, Sasha Rau, Bettina Stucky e Gala Othero Winter.

Si passa alla scena berlinese dalla quale emerge la rappresentazione di Glasmenagerie di Tennessee Williams da parte di Stephan Kimmig al Deutsches Theater, che imprime forti tensioni nelle dinamiche relazionali dei personaggi sostenuti da un accentuato ritmo declamatorio, come hanno espresso Anja Schneider, Linn ReusseMarcel KohlerHolger Stockhaus, accompagnati dalle frequenti danze di Linn Reusse.

Sul palcoscenico della Schaubühne Thomas Ostermeier ha trasferito Professor Bernhardi di Arthur Schnitzler. Il regista aggira il velato antisemitismo aleggiante nel testo orientando l’attenzione verso tematiche legate alle rivalità di carriera palesate dai protagonisti del dramma, interpretati da Jörg Hartmann, Robert Beyer, Veronika Bachfischer, Lukas Turtur, Eva Meckbach, Sebastian Schwarz e Konrad Singer.

Una amara riflessione sul terrorismo e un’analisi delle sue dinamiche generatrici offre Kuffar. Die Gottesleugner, novità di Nuran David Calis, pubblicata in versione integrale nelle pagine di Das Stück di questo numero della rivista. La sua messa in scena da parte del Deutsches Theater è affidata allo stesso Calis e all’interpretazione di Almut Zilcher, Harald Baumgartner, Christoph Franken.

Il terrorismo palestinese ricorre in Gott wartet an der Haltestelle di Maya Arad Yasur nell’elegante allestimento allo Staatsschauspiel di Dresda firmato da Pinar Karabulut, agevolato anche dalla prova artisticamente pregevole di Laina Schwarz, Loris Kubeng e Henriette Hölzl. Situazioni apocalittiche vissute in un bunker atomico in tempo di guerra caratterizzano l’impianto narrativo di Schere Faust Papier di Michel Decar in scena al Thalia Theater di Amburgo. La regia di Ersan Mondtag muove con maestria figure mostruose affidate alle competenze di apprezzati attori quali Marie Löcker, Thomas Niehaus, Cathérine Siefert e Oda Thormeyer.

Dallo Schauspielhaus di Bochum arrivano due interessanti produzioni che condividono il tema del denaro in tempo di guerra: Die unsichtbare Hand di Ayad Akhtar, testo memore dei Lehrstücke di Brecht, è affidato per la sua messinscena alle competenze di Anselm Weber e all’interpretazione di Heiko Raulin, Samuel Simon e Omar El-Saeidi; Am Boden è il titolo del monologo di Georg Brant dedicato alle dolorose memorie di una pilota militare che in scena è Sarah Grunert.

Allo Schauspiel di Colonia è stata applaudita la rappresentazione in chiave moderna del cechoviano Iwanow in una prospettiva analitica attenta al rapporto intercorrente tra la morale e la crisi finanziaria. Alla raffinata regia di Robert Borgmann è corrisposta la pregevole prova di Wolfgang Pregler, Guido Lambrecht, Katharina Schmalenberg, Marek Harloff, Sophie Burtscher e Gerrit Jansen nella parte del titolo. A questo spettacolo dalle atmosfere cupe e inquietanti si affianca sempre nella programmazione del principale teatro di Colonia il clima leggero e divertito di Swallow, commedia del giovane drammaturgo svedese Stef Smith di cui sono protagoniste tre donne (Nicola Gründel, Ines Marie Westernströer e Magdalena Schlott) che condividono lo stesso appartamento.

Nelle pagine di Akteure si legge il profilo artistico di Andreas Döhler, attore di grande padronanza nella sfera gestuale ed espressiva, come ha dimostrato la recente partecipazione a Der Untergang der Egoisten Johann Fatzer di Brecht (regia di Tom Kühnel e Jürgen Kuttner per i Kammerspiele di Monaco), preceduta dal beckettiano Warten auf Godot in cui Ivan Panteleev gli affida la parte di Lucky e dallo shakespeariano Was ihr wollt firmato da Stefan Pucker.

Nelle pagine di International è pubblicato un interessante articolo-inchiesta in cui si indagano le diverse tipologie di pubblico presenti nei principali teatri di New York. L’intervista rilasciata da Oskar Eustis permette di approfondire questioni relative alla nuova drammaturgia, alle produzioni di Broadway, all’attività di Tony Kushner, Bernie Sanders, Thomas Piketty e alle idee radicali che stanno lievitando negli Stati Uniti.


di Massimo Bertoldi


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