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Giustizia e ingiustizia a Milano fra Cinque e Settecento

A cura di Annamaria Cascetta e Danilo Zardin

Milano, Biblioteca Ambrosiana, 2016, 849 pp., euro 70,00 («Studia borromaica. Saggi e documenti di storia religiosa e civile della prima età moderna»)
ISBN 978-88-6897-055-0

Nella prima parte di questo ricco volume, dopo una Introduzione firmata da Annamaria Cascetta e Danilo Zardin (pp. 3-11), si segnalano i saggi pertinenti la storia dello spettacolo: primo fra tutti il lavoro della stessa Cascetta, Esperienze di giustizia nel personaggio teatrale del Settecento a Milano (pp. 403-437). Ma si vedano anche: Claudio Bernardi, La dinamica del capro espiatorio nelle ritualità pubbliche fra Cinque e Settecento (pp. 295-321); Stefano Locatelli, «L’arte di governare i popoli». Dal pubblico dei supplizi allo spettatore teatrale (pp. 323-344); Arianna Frattali, La questione delle devozioni a Milano nel Settecento: aspetti performativi, normativi e sociali (pp. 383-401); Greta Salvi, «Morte al tiranno, viva la Repubblica!». Istanze di giustizia nel personaggio teatrale del Settecento a Milano (pp. 403-437); Stefania Berté, «La congiura di Milano». Una nota su giustizia e tirannide nel dramma di Alessandro Verri (pp. 461-482); Laura Peja, Celebrazioni della giustizia e retorica della libertà: la ricezione milanese di Alfieri (pp. 483-514); Alessandra Mignatti, La giustizia in scena fra città e teatro nella Milano del Settecento. Dal rito pubblico nelle piazze al rito ludico del Regio Ducal Teatro con le scenografie dei Fratelli Galliari (pp. 515-560); Francesca Barbieri, Giustizia e ingiustizia nella scenografia milanese al tempo di Beccaria (pp. 561-606).

Nella seconda parte si pubblicano testi che risalgono ad una mostra tenutasi preso la Pinacoteca Ambrosiana (Milano, 12-30 novembre 2015). Qui l’Introduzione (pp. 619-630) è scritta dalle curatrici di quell’evento (Francesca Barbieri e Alessandra Mignatti) che hanno redatto anche le documentatissime schede delle stampe e delle immagini in esposizione: I. L’esercizio della giustizia (pp. 631-676); II. La virtù regale della giustizia (pp. 677-724); III. La scena di prigione e il suo immaginario (pp. 725-773). Completano il ricco volume una sezione dedicata alla bibliografia e alle fonti adoperate per il catalogo (pp. 775-794).

Si tratta, a nostro parere, di un’opera di grande interesse per gli studiosi dello spettacolo che abbiano la consapevolezza di quanto siano fondamentali le ricerche su quei fenomeni di Antico regime che intrecciano gli avvenimenti politici, diplomatici o – come in questo caso – rituali con quelli dello spettacolo: ovviamente inteso, quest’ultimo, nella sua più ampia accezione. In questo contesto critico Annamaria Cascetta – cui spetta il merito di avere coordinato e guidato anche le ricerche altrui – nel citato saggio Esperienze di giustizia nel personaggio teatrale del Settecento a Milano (pp. 403-437) sceglie come campioni per una pregevole analisi drammaturgica il trattato e le tragedie di Giuseppe Gorini Corio e il libretto per musica di Metastasio La Clemenza di Tito.


                                                                                                               
di Siro Ferrone


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