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Theaterheute, Nr. 7, Juli 2016


64 pp., euro 14,00
ISSN 0040 5507

Questo numero della rivista berlinese si apre con le pagine di Aufführungen, in cui sono raccolte le recensioni degli spettacoli più importanti recentemente prodotti nei territori dell’area tedesca. Si inizia con lo schilleriano Wallenstein, allestito alla Schaubühnne di Berlino da Michael Thalheimer secondo un linguaggio marcatamente contemporaneo in grado di creare un’atmosfera di intensa drammaticità, come hanno espresso qualificati attori quali Laurenz Laufenberg, Regine Zimmermann, Alina Stieger e Ingo Hülsmann.

Alla Volksbühne il linguaggio sperimentale di Frank Castorf ha ideato la messinscena di Die Kabale der Scheinheiligen di Bulgakov con l’aggiunta di citazioni tratte da Warnung vor einer heiligen Nutte di Fassbinder. Tra le tematiche maggiormente sviluppate emergono la dittatura e la libertà, con le quali si sono confrontati Jeanne Balibar, Hanna Hilsdorf e Alexander Scheer, protagonisti di uno spettacolo tanto originale quanto applaudito.

Sebastian Hartmann ha firmato l’allestimento di Berliner Alexanderplatz di Alfred Döblins. Sul palcoscenico del Deutsches Theater si anima una sequenza di brevi quadri scenici che creano stretti contatti con il presente storico. Tra gli interpreti si sono distinti Andreas Döhler, Katrin Wichmann, Michael Gerber.

Si prosegue con le produzioni dei principali teatri di Monaco. Al Residenztheater Nuran David Calis si è occupato di Die vierzig Tage des Musa Dagh da Franz Werfel, un testo imbevuto di tematiche legate al nazismo e interpretato con maestria soprattutto da Daron Yates, Simon Werdelis e Ismail Deniz. I Kammerspiele hanno ospitato América, riduzione teatrale dell’omonimo romanzo dello scrittore americano T.C. Boyle per la regia ispirata di Stefan Pucher. Ci si trasferisce allo Schauspielhaus di Francoforte per illustrare due produzioni: Clockwork Orange da Anthony Burgess è uno spettacolo dalle atmosfere comiche e circensi, animato dalla briosa interpretazione di Jan Breustedt, Torben Kessler, Felix Rech e Vincent Glander. Riflessioni sull’Europa contemporanea emergono dalla messinscena di Die europäische Wildnis, eine Odyssee, novità di Sascha Hangesheimer affidata alla regia di Katrin Plötner che muove un gruppo di qualificati attori come Justus Pfankuch, Heidi Ecks, Verena Bukal, Matthias Scheuring e Carina Zichner. Infine è doveroso segnalare il debutto della novità Mädchen in Not di Anne Leppers

Protagonista del testo pubblicato in versione integrale nella sezione Das Stück di questo numero di «Theaterheute» è una strana marionetta eterosessuale.

Le pagine di Nachruf sono dedicate al profilo artistico di Moidele Bickel, prestigiosa e qualificata costumista recentemente scomparsa e, tra l’altro, collaboratrice per lunghi anni di Peter Stein e Luc Bondy.

In Ausland si legge un interessante reportage sulla scena turca, dal quale emergono proposte di artisti indigeni finalizzate al rinnovamento della scena locale con l’assimilazione di linguaggi internazionali. Si parla, tra gli altri, di Die lächerliche Finsternis di Wolfram Lotz per la regia di Nurkan Erpulat al Theater Bakirköy e dell’attività di gruppi indipendenti, che hanno avuto modo di esibirsi nell’ambito del recente Festival internazionale di Istanbul. Dalla Turchia ci si sposta a Bruxelles, dove si è svolto l’annuale Kunsten Festival des Arts con la partecipazione di prestigiosi personaggi che hanno impreziosito la manifestazione. Five Easy Pieces di Milo Raus e la performance Oblivion di Sarah Vanhee sono stati i fiori all’occhiello di un’iniziativa di respiro internazionale, molto apprezzata da pubblico e critica. Fa parlare di sé anche il teatro ungherese grazie alla magistrale messinscena al Katona József Theater di Budapest di Champion, testo liberamente ispirato all’atto unico Il tabarro di Puccini e arricchito dall’inserimento delle più famose arie del compositore toscano. Firma la regia Béla Pintér che si avvale di una compagnia di qualificati attori, tra i quali Zoltán BezerédiErvin NagyJudit Rezes e Adél Jordán.

L’itinerario di Ausland si conclude in Ucraina per illustrare l’esito positivo del Festival Wilder Osten Ereignis Ukraine, all’interno del quale sono state lanciate interessanti novità come Der Wij, libero adattamento dell’omonimo testo di Gogol’ per mano di Natalia Vorozhbyt e trasferito sul palcoscenico da una regia a tre mani firmata da Stas ZhyrkovMaksym Golenko e Oleksandra Sentschuk.


di Massimo Bertoldi


La copertina

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