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Hystrio, a. XXIX, n. 3, settembre 2016
Trimestrale di teatro e spettacolo

124 pp., euro 10,00
ISSN 1121-2691

Apre il numero estivo della rivista milanese la cronaca, firmata da Sebastian Caleffi e Ilaria Angelone, delle tre giornate finali della ventiseiesima edizione del Premio Hystrio. Seguono le motivazioni della giuria relative ai vincitori che sono stati: Monica Piseddu (Premio all’interpretazione), Simone Derai (Premio alla regia), compagnia MusellaMazzarelli (Premio alla drammaturgia), Cue Press (Premio Altre Muse), Collettivo Cinetico (Premio Iceberg), Belletto Civile (Premio Corpo a Corpo), Animali da bar di Carrozzeria Orfeo (Premio Twister). Fratelli di Pier Lorenzo Pisano si è aggiudicato il Premio Scritture di Scena, mentre il Premio Mariangela Melato è toccato a Beatrice Schiros e a Angelo Di Genio.

In Vetrina, Pino Tierno espone le iniziative teatrali predisposte in Spagna per il quarto centenario della morte di Miguel de Cervantes. Claudia Cannella illustra il progetto “Santa Estasi” realizzato da Antonio Latella per la Scuola di Alta Formazione di Ert. Il gruppo, composto da sedici attori e sette drammaturghi, ha svolto attività pedagogiche legate alla rielaborazione di testi antichi, prima alla Corte Ospitale di Rubiera, poi a Modena.

Il viaggio di Teatromondo inizia a Londra, dove Margherita Laera ha visitato il Royal Court Theatre diretto da Vicky Featherstone, che ha rotto con la tradizionale massiccia presenza di drammaturghi uomini per dare priorità alle penne femminili (si pensi a Escaped Alone di Caryl Churchill e Linda di Penelope Skinner). Sulla stessa onda di “quote rosa” veleggiano anche il National Theatre diretto da Rufus Norris e lo Shakespeare’s Globe. Con il contributo di Sandro Avanzo si rimane in ambito londinese, dove non mancano altre pregevoli novità, a partire dal musical Sunset Boulevard di Andrew Lloyd Webber in scena al London Coliseum con Glenn Close applaudita protagonista, per proseguire con il classico Funny girl al Savoy con la partecipazione di Sheridan Smith, star della televisione britannica, cui si aggiungono Guys and Dolls a cura di Gordon Greenberg al Phoenix Theatre e Mrs. Henderson presents allestito sul palco del Noël Coward Theater.

Non meno pregevole sotto il profilo artistico si presenta, a detta di Giuseppe Montemagno, la scena parigina in cui primeggia Isabelle Huppert, indiscussa protagonista di Phèdre(s), un testo costruito sull’assemblaggio di estratti da Mouawad (Une chienne), Sarah Kane (Phaedra’s Love), Coetzee (Elisabeth Costello) e affidato alla regia di Krzysztof Warlikowski (produzione Odéon). Nel cartellone dei Bouffes du Nord si incontrano due esponenti della drammaturgia italiana: Pippo Delbono con Sangue e La notte e Emma Dante con il concerto-spettacolo Verso Medea.

Michele Pascarella si occupa della ventunesima edizione del Kunsten Festival des Arts di Bruxelles e segnala, tra le tante proposte, l’ideazione Extended play della coreografa Ula Sickle e dell’artista visiva Daniela Bershan, Five Easy Pieces di Milo Rau e Fever Room del taiwanese Apichatpong Weerasethakul.

Gli annuali Theatertreffen di Berlino, la rassegna dedicata ai dieci spettacoli più importanti prodotti in lingua tedesca nel corso della stagione, è l’argomento scelto da Davide Carnevali, che si sofferma su Karin Beier (Schiff der Träume), Yael Ronen (The Situation), Herbert Fritsch (der die mann). Alle Wiener Festwochen guarda con attenzione Irina Wolf: un festival in cui dominano spettacoli marcatamente di taglio politico, come Mount Olympus. To Glorify the Cult of Tragedy di Jan Fabre e Cevengur, che Frank Castorf ricava dall’omonimo romanzo di Platonov sulla Rivoluzione Russa del 1917. Graffianti e fortemente critici verso la società occidentale sono risultati gli allestimenti di testi nuovi: Città del Vaticano di Falk Richter, Vita apparente di Kornél Mundruczó, La nostra violenza è la vostra violenza di Oliver Frljić e Noi cani del duo Arthur e Signa Köstler. Chiude il viaggio di Teatromondo Roberto Canziani, che relaziona sulla quarantesima edizione del Premio Europa per il Teatro, sospeso per cinque anni e ora ripartito da Craiova in Romania.

Anche il Dossier: Italia 2011-2016, teatro & politica, a cura di Roberto Rizzente e Alessandro Toppi, è un interessante e documentato viaggio esplorativo alla scoperta dei regolamenti regionali sullo spettacolo. Diego Vincenti alza il sipario su Milano, dove funziona bene il sostegno contributivo del Comune affiancato dalla Fondazione Cariplo per il miglioramento degli spazi teatrali. Tale sistema, esteso a livello regionale, si basa sui cicli triennali e sul premio alla produzione Next. L’intervista di Sara Chiappori a Filippo Del Corno, assessore alla cultura del Comune milanese, traccia un quadro clinico di buona salute dell’iniziativa, che cerca nell’apertura alla danza contemporanea nuovi impulsi vitali. A Torino, spiega Laura Bevione, è attivo dal 2001 il monopolio del Sistema Teatro Torino (STT) coordinato dall’assessorato alla cultura e dal Teatro Stabile, che distribuisce le risorse secondo criteri penalizzanti per le compagnie giovani ed emergenti per le quali esistono altri canali, come il festival Fringe e sale quali Cubo Teatro, Tedacà e Cavallerizza Reale. Si avvertono chiare urgenze riorganizzative, segnala Laura Santini, nel sistema ligure a partire dalla promozione del Teatro Stabile di Genova a Teatro Nazionale.

La realtà del Nord-Est si presenta eterogenea e con evidenti contraddizioni. Nel Veneto, scrive Carmelo Alberti, da un lato cresce il consumo dello spettacolo, dall’altro lato si assiste ad un declino delle attività e alla chiusura degli spazi, mentre istituzioni prestigiose (Biennale, Teatro Stabile del Veneto) hanno scelto la via dell’autonomia. La situazione del Trentino-Alto Adige, afferma Alessandra Limetti, è legata alla politica culturale delle corrispettive province autonome che elargiscono i contributi al Teatro Stabile di Bolzano per la prosa, alla Fondazione Orchestra Haydn per la lirica e al Centro Santa Chiara di Trento per la danza. Oscilla tra mancanza di attenzione e di sostegno la realtà del Friuli Venezia Giulia, come dimostra Emanuele Esposito. Con Giuseppe Liotta ci si trasferisce in Emilia Romagna: al numero considerevole di teatri e di compagnie corrisponde un eccellente sistema amministrativo, il cui limite sta nella rinuncia all’apertura a nuove vitalità sperimentali. Anche in Toscana, a detta di Gherardo Vitali Rosati, il quadro risulta tendenzialmente positivo, pur emergendo uno sbilanciamento sull’elargizione dei contributi a favore di certe istituzioni (Teatro della Toscana), mentre festival e residenze artistiche subiscono preoccupanti e continui tagli. Nella vicina Umbria si registra invece maggiore equità, come spiega Roberto Rizzente. Per quanto riguarda Roma, Graziano Graziani e Attilio Scarpellini usano l’espressione “desertificazione culturale”, per effetto di una politica mirata a investire principalmente sui grandi eventi mentre le progettualità minori sono relegate in una posizione di letale emarginazione, che ha provocato la “fuga” degli artisti migliori, quali Massimiliano Civica, Lucia Calamaro, Roberto Latini. Il panorama marchigiano-abruzzese è contraddittorio, come chiarisce l’intervento dello stesso Rizzente: alle Marche, fondate su un valido sistema di rete intorno a Marche Teatro e Consorzio Marche Spettacolo, si contrappone l’Abruzzo, con i suoi scandali e le tensioni politiche che coinvolgono soprattutto lo Stabile.

La cronica mancanza di spazi adeguati e le incapacità politico-amministrative, evidenti in tanti progetti culturali dichiarati e mai realizzati, concorrono a tracciare le linee portanti riconoscibili nella Napoli descritta da Toppi, cui si affianca l’intervista rilasciata a Giusi Zippo da parte dell’assessore alla cultura del Comune Gaetano Daniele, che spiega l’incidenza dei tagli del Fus e i contrasti con la Regione Campania nel momento in cui lo Stabile partenopeo è diventato Teatro Nazionale.

Piuttosto disastrate si presentano le altre regioni meridionali, come dimostrano i contributi di Nicola Viesti, Emilio Nigro, Filippa Ilardo e Rossella Porcheddu. In Puglia manca il dialogo con le istituzioni preposte con il conseguente rischio di fallimento delle tante manifestazioni in cantiere; favoritismi e dubbi interventi politici rendono ambigua e tormentata la Calabria, come la Sicilia in cui operano gli Stabili di Catania e Palermo, attanagliati dalla crisi economica e da politiche culturali incapaci di proporre adeguate riforme al sistema. Fanno eccezione, pur tra mille difficoltà, la Basilicata sede di “Matera 2019 capitale Europea della Cultura” con il Consorzio teatri Uniti, che coordina e promuove progetti nelle maggiori città della regione, e la Sardegna per il suo tentativo di apertura ai linguaggi internazionali.

Concluso il giro delle regioni italiane, il dossier prosegue con un altro itinerario tracciato, da nord a sud, da Laura Bevione, Giuseppe Liotta, Roberto Rizzente, Alessandro Toppi e Giusi Zippo, che interpellano uomini dello spettacolo per un bilancio relativo alle attività svolte negli ultimi cinque anni nei territori di competenza. Nello specifico le dichiarazioni sono di: Sergio Ariotti (direttore artistico del Festival delle Colline Torinesi), Emanuele Conte (regista e presidente della Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse di Genova), Elio De Capitani (regista, attore, presidente e delegato artistico del Teatro Elfo Puccini di Milano), Sergio Escobar (direttore del Piccolo Teatro di Milano), Carlo Mangolini (direttore artistico di Operaestate Festival Veneto), Fabrizio Arcuri (regista), Veronica Cruciani (regista), Rodolfo Sacchettini (presidente dell’Associazione Teatrale Pistoiese), Gilberto Santini (direttore Amat), Pietro Valenti (direttore di Ert), Mimmo Borrelli (drammaturgo e attore), Claudio Collovà (regista e direttore artistico delle Orestiadi di Gibellina), Licia Lanera e Riccardo Spagnulo (Fibre Parallele), Settimio Pisano (direttore organizzativo di Scena Verticale e del Festival Primavera dei Teatri).

Nella pagine dedicate al Teatro ragazzi, Mario Bianchi racconta le produzioni emerse nell’ambito dei festival primaverili, quali Giocoteatro di Torino, Segnali di Milano e Maggio all’infanzia di Bari.

La consueta e corposa sezione delle Critiche ordina le tante recensioni degli spettacoli secondo criteri regionali e dedica particolare attenzione al festival delle Colline Torinesi.

Il testo pubblicato in questo numero è Combattenti un incontro di Renato Palazzi, che ha debuttato al festival dei Confini (regia di Paola Manfredi, con Lilli Valcepina e Giorgio Branca produzione Teatro Periferico).

In Exit si legge un bel ricordo di Giorgio Albertazzi da parte di Pierfrancesco Giannangeli.

Nella Biblioteca, Albarosa Camaldo raccoglie le schede sulle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

Competono a Roberto Rizzente le tante e preziose informazioni raccolte ne la società teatrale.



di Massimo Bertoldi


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