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Theaterheute, Nr. 2, Februar 2016


72 pp., euro 14
ISSN 0040 5507

È con la recensione di Schiff der Träume di Karin Beier che si apre questa corposa sezione di Aufführungen, lo spazio della rivista berlinese riservato agli spettacoli più importanti e di recente produzione in area tedesca. L’allestimento allo Schauspielhaus di Amburgo porta la firma della stessa autrice e si avvale della partecipazione di performer africani accanto agli attori della compagnia (Lina Beckmann, Josef Ostendorf, Patrick Joseph, Michael Wittenborn).

Di rilievo sono risultati gli spettacoli in programma al Residenztheater di Monaco: Anne Lenk firma la regia di Das goldene Vlies, dramma di Franz Grillparzer letto in chiave contemporanea con evidenti e polemici richiami alla politica europea nei riguardi dei fenomeni migratori, come hanno reso sulla scena Johannes Zirner (Giasone) e Meike Droste (Medea); Ivan Panteleer imprime alla rappresentazione di Philoktet di Heiner Müller una cifra espressiva molto cupa e di drammatica intensità, secondo quanto hanno comunicato gesti e parole di Shenja Lacher (Ulisse) e Aurel Manthei (Filotete).

Non manca qualità alle produzioni svizzere, a partire da Der Besuch der alten Dame di Dürrenmatt allestito allo Schauspiel di Zurigo da Viktor Bodò, abile e attento nel portare alla luce le tensioni e le inquietudini dei personaggi distribuiti ad attori di pregevole padronanza espressiva, Claire Zachanassian, Benedict Fellmer, Matthias Neukirch, Milian Zerzaway, Christian Heller. Appartiene a Darja Stocker Nirgends in Friede. Antigone, rielaborazione contemporanea dell’omonimo mito trasferito sul palco dello Stadttheater di Basilea da Felicitas Bruckner con la partecipazione di tre attrici impegnate nello stesso ruolo del titolo, Cathrin Störmer, Nicola Kirsch, Lisa Stiegler.

A Berlino spicca l’adattamento teatrale di romanzi come Ungeduld des Herzens di Stefan Zweig affrontato da Simon McBurney per la Schaubühne, che ambienta la vicenda in un cupo laboratorio medico moderno e affida i ruoli principali a Robert Beyer, Johannes Flasch-Berger, Laurenz Laufenberg, Eva Meckbach, Moritz Gottwald. Il Deutsches Theater si segnala per la produzione di Väter und Söhne di Turgenjew. La regia di Daniela Löffner segue un taglio intimo e psicologico, assunto con pregevoli soluzioni espressive da Marcel Kohler, Alexander Khuon, Kathrin Klein, Benjamin Radjaipour e Bernd Stempel, impegnati nei ruoli principali. 

Si prosegue con i titoli di spicco programmati a Francoforte. Allo Schauspiel Michael Thalheimer cura l’allestimento di Penthesilea di Kleist, con Constanze Becker e Felix Resch protagonisti di uno spettacolo trasferito nella contemporaneità con toni duri e atmosfere inquietanti. George Kaplan di Frédéric Sonntag assunto dalla regia di Alexander Eisenach rivela l’efficacia dell’intreccio narrativo dell’opera anche grazie alla prova molto positiva degli interpreti principali, Linda Pöppel, Viktor Tremmel, Vincent Glander, Isaak Dentler e Franziska Junge.

Proposte piuttosto interessanti provengono anche dalla scena viennese. Al Burgtheater è stato allestito Der eingebildete Kranke di Molière da parte di Herbert Fritsch, che mantiene viva la cifra stilistica della commedia-balletto e trasforma i personaggi in grottesche e agitate marionette, da Argante di Joachim Meyerhoff a Angelica di Marie-Luise Stockinger e Cleante di Laurence Rupp. La regista austro-israeliana Yael Ronen si occupa di Lost and Found, moderno dramma famigliare interpretato al cospetto della platea del Volkstheater da Birgit Stöger, Knut Berger, Sebastian Klein, Anja Herden e Jan Thümer. Hotel Europa oder der Antichrist è il titolo di un collage di estratti dall’opera di Joseph Roth assemblati da Antù Romero Nunes per riflettere sul recente passato europeo. Nella produzione dell’Akademietheater si sono distinti Michael Klammer, Fabian Krüger, Katharina Lorenz e Aenne Schwarz.

In Akteure Barbara Kisseler, nuova presidente della Deutschen Bühnenvereins, nell’intervista rilasciata a Franz Wille espone i programmi culturali dell’organizzazione, si sofferma sui rapporti con le istituzioni teatrali primarie con particolare attenzione al contesto di Amburgo. Si prosegue con un’altra intervista di rilievo: Felicia Zeller spiega la genesi e i contenuti della sua ultima creazione, Zweite allgemeine Verunsicherung, che si può leggere in versione integrale nelle pagine di Das Stück. Completa Akteure il profilo artistico di Ivo Dimchev, emergente ballerino e cantante bulgaro interprete di performance di ricerca legate principalmente al tema della pornografia come Concerto (2007), X-ON (2011), Fest (2013) e il recente Opernville.

Lo sguardo alla scena internazionale di Ausland è indirizzato a Londra, e nello specifico agli spettacoli ricavati da nuovi testi, quali Hecuba di Marina Carr (produzione Royal Shakespeare Company), Hangmen di Martin McDonagh al Royal Court, wonder.land al National Theatre e Here We Go di Caryl Churchill in scena all’Oliver Theatre. 

 
Massimo Bertoldi


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