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Hystrio, a. XXIX, n. 2, aprile 2016
Trimestrale di teatro e spettacolo

116 pp., euro 10,00
ISSN 1121-2691

La Vetrina del nuovo numero della rivista milanese si apre con un omaggio a Luc Bondy, fondamentale figura del teatro europeo recentemente scomparsa, del quale Giuseppe Montemagno ripercorre le tappe fondamentali del percorso artistico alla Städtische Bühne di Francoforte, allo Schaubühne di Berlino e all’Odèon di Parigi, non dimenticando il suo ultimo allestimento di Tartuffe di Molière. Laura Bevione si occupa della compagnia Lenz di Parma, attiva da trent’anni e dal 2014 diventata fondazione che, oltre a produrre spettacoli di qualità ricavati da autori classici, organizza un festival e svolge attività di laboratorio con disabili intellettivi.

Un nuovo linguaggio architettonico finalizzato all’inclusione di pubblici differenti si è affermato in Francia, dove Francesca Serrazanetti trova qualificati esempi, tra i tanti, nel Nouveau Théâtre progettato da Dominique Coulon nel sobborgo parigino di Montreuil, nel Grand Théâtre de Provence ad Aix-en-Provence disegnato da Vittorio Gregotti. «Mai avrei pensato di dover portare avanti così il suo pensiero e i suoi progetti» (p. 8), dice Carolina Rosi a proposito dell’eredità della Elledieffe, la compagnia fondata da Luca de Filippo, come racconta a Giulio Baffi, al quale anticipa interessanti progetti futuri. In occasione della ricorrenza dei trent’anni di attività del Radicondoli Festival (o Estate a Radicondoli) il direttore Massimo Luconi, anche regista e operatore culturale, illustra a Francesco Tei le caratteristiche della manifestazione.

La sezione di TeatroMondo si occupa, con il contributo di Stefano Moretti, de Il grande male, novità di Marius Ivaškevičius allestita da Árpád Schilling al Teatro Nazionale di Vilnius nel settembre 2015 e da allora oggetto di discussioni per i contenuti di denuncia relativi alla forza della propaganda bellica e nazionalistica nelle coscienze collettive contemporanee. Franco Ungaro ci fa conoscere il drammaturgo Dejan Dukovski e il regista Aleksandar Popovski, attendibili testimoni dell’attuale situazione della Macedonia con le sue infinite e laceranti contraddizioni. Infine Nicola Pianzola presenta il Teatro Para el Fin del Mundo, un festival itinerante tra Messico e Argentina.

La rubrica Nati ieri, dedicata ai protagonisti della giovane scena, è dedicata ai Punta Corsara, gruppo napoletano fondato nel 2011 come emanazione dell’omonimo progetto condotto da Marco Martinelli. La compagnia ha prodotto spettacoli pluripremiati come Il convegno, Petitoblok (2011) e il recente Io, mia moglie e il miracolo (2015).

Il fiore all’occhiello di questo numero primaverile della rivista è il Dossier: living Shakespeare a cura di Laura Bevione e Laura Caretti e occasionato dalla ricorrenza dei quattrocento anni della morte del drammaturgo inglese. Nel servizio di apertura Carlo Cecchi spiega perché «in Shakespeare tutto è bello» (p. 22), mentre il regista polacco Oskaras Koršunovas illustra il motivo per cui «nessuna drammaturgia contemporanea può svelarci il presente come lo fa Shakespeare» (p. 23). Segue un intervento a più mani in cui sono considerate le opere di maggiore successo sui palcoscenici italiani nel corso del XXI secolo, indicando attori e compagnie. Nello specifico: Amleto, La bisbetica domata, Macbeth, Il mercante di Venezia, Otello, Re Lear, Riccardo III, Romeo e Giulietta.

Laura Caretti si occupa delle tante riscritture contemporanee dei capolavori del drammaturgo inglese, dal celebre Rosencrantz e Guildenstern di Tom Stoppard (1964) all’antologia di personaggi Shakespeare di Tim Crouch (Oberon Books 2011), per proseguire con Steven Berkoff e il suo The Secret Love Life of Ophelia (2001), Armando Punzo autore di Mercuzio non vuole morire (2012) e Michele Santeramo con il suo recente Per Amleto (2016). Quanto e come il cinema abbia attinto dal copioso repertorio shakespeariano, operando spesso libere interpretazioni, è l’argomento trattato da Emanuela Martini, che sottolinea il primato della figura di Amleto e la propensione al gusto del “barbarico” manifestata anche nelle regie di questo secolo, tra le quali spicca Cesare deve morire girato nel 2012 da Paolo e Vittorio Taviani e da Fabio Cavalli. Al rapporto con le discipline musicali guarda con particolare attenzione Giuseppe Montemagno. Dopo aver precisato il ruolo dell’opera shakespeariana quale principale serbatoio al quale hanno attinto i musicisti di tutti i tempi, Montemagno si addentra nella contemporaneità occupandosi soprattutto delle composizioni di Henry Purcell e Thomas Adès. Sandro Avanzo presenta una minuziosa ricognizione dei musical a tema prodotti negli Stati Uniti e in Italia negli ultimi quindici anni e firmati da David Zard, Gérard Presgurvic, Daniele Martini, ecc. Anne Teresa De Keersmaeker e Sasha Waltz costituiscono, a detta di Susanne Franco, un eccellente esempio di danza contemporanea tratta da Shakespeare con i corrispettivi Golden Hours (As you like it, 2015) e Romeo und Juliet del 2007.

Anche il teatro ragazzi partecipa alla diffusione della drammaturgia dello scrittore inglese, elaborando spettacoli articolati e pregevoli sotto il profilo artistico e narrativo, come bene spiega Mario Bianchi riferendosi ai molti contributi italiani offerti, tra i tanti, da Giallo Mare Minimal Teatro, dal Teatro delle Briciole e dal Teatro del Telaio. È soprattutto nel corso del 2000 che in molti laboratori teatrali attivati negli istituti di pena, da Volterra a Rebibbia, da Padova a Palermo, Shakespeare, come racconta Gianfranco Pedullà, ha ispirato una serie di spettacoli interpretati da attori-detenuti. L’analisi della contemporaneità dell’opera del Bardo si arricchisce con l’intervento di Anete Mancewicz, che analizza l’uso delle tecnologie digitali nelle performance di carattere sperimentale avviate da Lenz Rifrazioni, dalla Compagnia della Fortezza, dalla Socìetas Raffaello Sanzio e, in particolar modo, dal video designer e regista Chris Kondek e dalla compagnia Video-teatr di Varsavia, ai quali è dedicato l’approfondimento.

Il Dossier continua con l’esposizione del rapporto con la street art, ossia i graffiti e le immagini dipinte nei muri di molte città che citano personaggi, versi o storie shakespeariane, come relaziona Mariacristina Cavecchi. A Masolino D’Amico compete un breve e interessante scritto in cui sottolinea le nodose problematiche del traduttore quando deve scegliere tra la versione “fedele” e quella “creativa” per effetto delle richieste di regista e attori. Come oggi la scena teatrale londinese valorizzi il patrimonio del suo principale drammaturgo è il tema scelto da Laura Santini, sviluppato con uno sguardo alle iniziative della Royal Shakespeare Company e al coinvolgimento, per la realizzazione di ambiziosi progetti, di personaggi di spicco come Tim Crouch, Mark Ravenhill, Paines Plough. Infine rispondono alla fondamentale domanda Che cosa c’è di vero di Shakespeare a 400 anni dalla morte? le voci di autorevoli registi e attori italiani, quali Marco Bernardi, Valerio Binasco, Ferdinando Bruni, Andrea De Rosa, Jurij Ferrini, Antonio Latella, Roberto Latini, Gabriele Lavia, Valter Malosti, Armando Punzo, Serena Sinigaglia, Gabriele Vacis.

Nella sezione Danza si leggono le recensioni di importanti spettacoli di recente produzione, ossia Three di Ohad Naharin, Isolotto di Virgilio Sieni, La Nona, dal caos, il corpo di Roberto Zappalà e Comix di Emiliano Pellisari. Lo stesso criterio è adottato per la Lirica a proposito di I due Foscari (regie e scene di Alvis Hermanis), La cenerentola (regia di Emma Dante), Il trovatore (regia di Àlex Ollé).

La consueta e corposa sezione delle Critiche ordina le tante recensioni degli spettacoli secondo criteri regionali.

Il testo pubblicato in questo numero è Jesus di Enrico Castellani/Babilonia Teatri.

Le pagine di Exit contengono i profili artistici di protagonisti dello spettacolo recentemente scomparsi: Pierfrancesco Giannangeli propone Paolo Poli, a Ilaria Angelone spetta Egisto Marcucci, Adriana Innocenti e Riccardo Garrone sono delineati da Roberto Rizzente.

Nella Biblioteca Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

Competono allo stesso Rizzente le tante e preziose informazioni raccolte ne La società teatrale.


di Massimo Bertoldi


La copertina

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