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Theaterheute, Nr. 5, Mai 2015


pp. 72, 13
ISSN 0040 5507

La rivista berlinese si apre con la sezione Aufführungen, in cui si raccolgono le recensioni dei principali spettacoli di recente produzione nei paesi di lingua tedesca. Si inizia con lo shakesperiano Richard III alla Schaubühne di Berlino per la regia di Thomas Ostermeier, con Lars Eidinger nella parte del titolo che diventa un disgustoso regnante narcisista ed egocentrico, senza luogo e tempo storico. Der die man del dadaista viennese Konrad Bayer, in scena alla Volksbühne, è assunto da Herbert Frisch secondo una linea interpretativa basata sul ritmo vorticoso delle battute e dei movimenti degli attori.

Allo Schauspiel di Hannover il pubblico ha applaudito una convincente edizione di Maria Stuart di Schiller letta in chiave contemporanea da Dusan David Parizek che approfondisce le tensioni affettive tra i personaggi principali, affidati a Markus John (Leicester) e Beatrice Frey (Elisabeth).

Si prosegue con il cartellone dello Schauspielhaus di Hannover, dove Christoph Marthaler ha allestito un maestoso e impegnativo Der Entertainer di John Osborne, vivacizzato dalla performance di pregevoli attori quali Bettina Stucky, Josef Ostendorf, Veronica Garzòn, Michael Wittenborn, Altea Garrido. È ambientata in una Londra sospesa tra passato e presente la rappresentazione di Ab jetzt (Henceforward) di Ala Ayckbourn da parte di Karin Beier. Tra gli interpreti si sono distinti Götz Schubert, Gala Winter, Ute Hannig, Lina Beckmann.

Per Jagdszenen aus Niederbayern di Martin Speer, cupo e metaforico affresco di un gruppo di cacciatori, il regista Martin Kusej muove gli attori (Jeff Wilbusch, Anna Maria Sturm, Christian Löber, Gundi Eller) sul palcoscenico dei Kammerspiele di Monaco dimostrando corretta adesione naturalistica alle pieghe del testo. Pessimismo e rassegnazione emergono in Unser Dorf soll schöner werden del collettivo olandese Wunderbaum, in cui sono attivi due attori di talento, Marleen Scholten e Stefan Hunstein.

La partita di tennis intesa come simbolo delle sfide interpersonali è il tema di La Chemise Lacoste, novità di Anne Lepper che questo numero pubblica in versione integrale nelle pagine di Das Stück. Il testo è stato recentemente allestito allo Schauspielhaus di Düsseldorf da Alia Luque, con la partecipazione di Florian Jahr, Bettina Karl, Edgar Eckert. Conflitti generazionali infarinati di banale edonismo caratterizzano Die Kunst der Selbstabschaffung, ultima fatica creativa di Rebekka Kricheldorf prodotta dallo Staatstheater di Kassel per la convincente e dinamica regia di Schirin Khodadadain e l’interpretazione di Eva-Maria Keller, Jürgen Wink, Franz Josef Strohmeier.

In Akteure si legge il profilo artistico di Anna Drexel, attrice emergente dei Kammerspiele di Monaco, dove si è distinta nella parte di Karoline in Geschichten aus dem Wiener Wald di Horvàth e nel ruolo di Tonka in Jagdszenen aus Niederbayern di Sperr.

In Berlinale si parla dei principali film di produzione tedesca iscritti nel cartellone dell’omonima rassegna. L’attenzione è riservata a Heidi Schneider steckt fest della regista bavarese Sonja Heiss, con Laura Tonke e Hans Löw protagonisti; Sibylle, un triller dello svizzero Michael Krummenacher in cui spicca la bravura di Anne Ratte-Polle, presente anche in Wanja di Herbert Fritsch; Als wir traümten realizzato da Andreas Dresen con la partecipazione di Merlin Rose e Joel Basman; Victoria di Sebastian Schipper, affidato a Frederick Lau, Franz Rogowski, Laia Costa; infine Dora oder sexuellen Neurosen unserer Eltern di Stina Werenfels, che racconta in modo grottesco le dinamiche relazionali di una famiglia moderna interpretata da Lars Eidinger, Victoria Schulz, Jenny Schily, Urs Jucker.

Lo spazio di Afrika porta il lettore in Burkina Faso per verificare la condizione attuale del teatro dopo la morte del presidente democratico Blaise Compaorè, in carica per ventisette anni. Si mantiene vivo il festival Récréatrale. Nel programma dell’ultima edizione figurano sedici allestimenti distribuiti in dieci giorni, tra i quali la novità Weisse Nacht von Ouage di Serge Coulibaly e soprattutto spettacoli trattanti la corruzione (Afrika-Business del regista Jan-Christoph Gockel), lo sfruttamento minorile (Sindii di Sidiki Yongbare), i bambini soldato (Terre rouge di Aristide Tarnagda).


di Massimo Bertoldi


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