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Autori vari

Scena madre
Donne personaggi e interpreti della realtà. Studi per Annamaria Cascetta
A cura di Roberta Carpani, Laura Peja, Laura Aimo

Milano, Vita e Pensiero, 2014, pp. 547, € 60,00
ISBN 978-88-343-2773-9

 

Un omaggio all’opera e alla vita di Annamaria Cascetta attraverso i contributi di 54 autori, allievi e colleghi, che riflettono, raccontano, interrogano e analizzano il femminile cogliendolo nella vita di donne, interpreti e personaggi. Un volume che, seppur quasi mai parli direttamente di Annamaria Cascetta, ne racconta di riflesso, grazie alle scelte tematiche e alla loro organizzazione attentamente curata da Roberta Carpani, Laura Peja e Laura Aimo, sue allieve ieri e oggi colleghe nel percorso accademico.

 

Il volume procede su diversi piani argomentativi e contenutistici che si intersecano e al contempo si distendono, prestando attenzione ad un medesimo soggetto: il femminile nelle sue diverse espressioni. Per questo si presenta al lettore come una sfida: non ha una tesi da dimostrare, non un’unica storia o un finale ad effetto. Manca di certo la scena madre! I cinquanta contributi che lo compongono sono dei cammei che in poche pagine tracciano i lineamenti essenziali dei volti di donne, altre volte di maschere e di ruoli sociali, offrendoci non una bensì molteplici scene madri.

 

Il passare da un saggio all’altro provoca il lettore perché si sposti attraverso le più diverse espressioni di un medesimo contenuto, secondo una linea non sempre continua che va dalla tragedia antica al web, dalle scuole alle carceri, dagli schermi cinematografici, ai palcoscenici, alle pagine di un romanzo o di un trattato filosofico. Al contempo gli offre sguardi diversi: quello del sociologo, del letterato, del giurista, del pedagogo, dell’antropologo, del filosofo, dello studioso di new media, dell’attore.

 

Insomma, l’opera è un invito stimolante e continuo ad assumere un nuovo punto di vista, a guardare ancora, a incontrare un’altra donna, un’altra storia, un altro personaggio. Un altro modo in cui il femminile è stato inteso, è stato amato o odiato, ha cambiato le proprie sorti oppure le ha seguite fino al compimento dei più diversi epiloghi. E ancora, l’opera chiede di scegliere se selezionare e leggere qualche contributo, magari per affinità di interessi o perché solleticati dalla novità. Oppure, se affrontare la sfida di un incontro fatto della molteplicità degli incontri e, leggendola integralmente, uscirne con un’arricchita percezione dell’esperienza femminile nella storia della nostra società (il volume è decisamente dedicato al femminile nella società occidentale). Vorrei dire di più: finire la lettura un po’ più femminili! Perché se l’opera di per sé intende esprimere un corale e affettuoso riconoscimento per una rigorosa ed eclettica studiosa quale è Annamaria Cascetta, ci lascia, conclusivamente, la sensazione di trovarci alla vigilia di qualcosa, in un tempo di attesa e di ascolto, un tempo per una memoria che si volge al futuro e si fa ponte tra ieri e domani. E, se «la bellezza è la vigilia di qualcosa­» - come dice un ragazzino di cui ci raccontano Antonia Spaliviero e Gabriele Vacis nel loro saggio - questo libro è fatto di questa bellezza tutta femminile, che permette, in un mondo dominato dal presente, di recuperare la ricchezza dell’attesa, lo spiazzamento dell’incontro con l’altro, lo sforzo per ridurre la distanza «e dove si costruisce, proprio in questo sforzo e in questo tempo, una relazione che non è di possesso o di dominio, ma di ascolto, di dialogo, di com-passione. Di aperture all’a-venire…» riprendendo alcune delle parole con cui Chiara Giaccardi argomenta sullo sguardo femminile tra vita quotidiana e accademia.

 

Impossibile in una recensione riferire adeguatamente di tutti i contributi. Del resto, proprio per quanto sopra detto, risulterebbe poco utile sceglierne solo alcuni perché testimonino di tutti gli altri. Cercando piuttosto di tracciare un quadro complessivo di sintesi che dia minimamente conto delle tematiche e dei soggetti trattati, segnaliamo introduttivamente che l’opera, «un volume interdisciplinare sull’altra metà del cielo» come lo definisce Claudio Bernardi nella sua sagace introduzione, si presenta suddivisa in cinque sezioni. La prima Alle costole dell’uomo riflette con i contributi di Silvano Petrosino e Pierluigi Galli Stampino, sulle visioni bibliche della donna, riferendo interpretazioni dei testi vetero e neo-testamentari. Seguono i saggi di Carla Bino, Paola Ventrone, Danilo Zardin, Fabrizio Fiaschini che si soffermano sulla analisi ed interpretazione di alcune drammaturgie rituali e festive cristiane dal Medioevo all’età moderna. Questa parte si chiude con alcune pagine di Stefano Biancu e Girolamo Pugliesi su Giovanna e Speranza, due personaggi femminili, ma soprattutto due figure della virtù in Charles Péguy.

 

La seconda sezione è dedicata alle “Donne fatali” dove gli autori presentano alcune donne reali, prevalentemente interpreti teatrali, e alcuni personaggi femminili, evidenziando il comune tratto di avere cambiato il destino, proprio e di coloro che avevano vicino, in forza di condotte personali, professionali o sociali divergenti e trasgressive. Ne emergono i differenti modi in cui donne, reali o immaginate, hanno esercitato un potere nelle diverse epoche. Di riflesso, cogliamo come la storia dell’umanità sia stata minutamente cambiata da queste figure. Vi hanno contribuito Francesca Barbieri e Alessandra Mignatti che ripresentano dodici figure di eroine muliebri della tragedia greca, accostando riflessione ed iconografia. Alessandro Pontremoli invece tratteggia la figura di Ippolita Maria Sforza fra Milano e Napoli nel Quattrocento, osservando le modalità con cui interpretò il suo ruolo politico, frutto di una raffinata educazione in cui ebbe un ruolo significativo la pratica della danza. Annamaria Testaverde si dedica alla turbolenta stagione teatrale del 1673 a Firenze raccontando la vita quotidiana della compagnia della commediante Lucinda. Dopo il saggio di Arianna Frattali dedicato alla regalità femminile nella Didone Abbandonata di Pietro Metastasio, le parole di Giovanna Bellati ci portano nella Parigi della prima metà del XIX secolo per raccontarci l’amicizia e la collaborazione artistica tra la scrittrice e animatrice culturale Delphine de Girardin e Rachel, attrice della Comédie-Française. Seguono poi i contributi di Marisa Verna, Maria Franca Frola e Siro Ferrone che ci presentano personaggi molto controversi quali Marguerite della Dame aux Camelias di Alexandre Dumas fils e Adèle de La Dupe di Georges Ancey, Lulu di Frank Wedekind e infine Lady Macbeth nelle interpretazioni di alcune attrici -Adelaide Ristori, Graziosa Glench, Anna Maria Guarnieri, Monica Guerritore, Giovanna di Rauso, Francesca Benedetti – e di alcuni registi - Carmelo Bene, Vittorio GassmanAndrée Ruth Shammah, Eimuntas Nekrosius.

 

Il contributo di Gigi Livio, approfondendo ulteriormente l’analisi della figura di Adelaide Ristori, apre una galleria di ritratti redatti da Mariagabriella Cambiaghi, Renzo Guardenti, Alberto Bentoglio, Stefano Locatelli. Sono presentate le figure di alcune attrici ed interpreti –Fanny Sadowsky, Sarah Bernhardt, Marta Abba, Sarah Ferrati – indagandone le contraddizioni, il lavoro di interpretazione, il rapporto con la professione attorale e con il proprio tempo, i rapporti con l’iconografia a loro dedicata e i sodalizi artistici in cui le vediamo diventare muse ispiratrici e poi custodi sulla scena delle parole di grandi autori. La sezione si chiude con il saggio di Stanley E. Gontarski che seguendo le vicende di Zelda Fitzgerald, personaggio di Clothes for a Summer Hotel, riesce a farci intuire la ricerca di approfondimento sul personaggio e le conseguenti sperimentazioni formali su cui lavorò l’ultimo Tennessee Williams.

 

Lei: sguardi sul femminile è la sezione che decisamente si protende oltre la scena, incontrando non solo le persone, ma ancora di più le prospettive, le condizioni del femminile che ne indicano alcuni tratti caratterizzanti. L’analisi della riflessione di Søren Kierkegaard sul femminile è al centro di un intenso saggio del filosofo Virgilio Melchiorre cui segue quello di Laura Aimo che ricorda la parola capace di dire l’esistere e che si fa possibilità di rinascita nella riflessione della filosofa María Zambrano e della scrittrice e psicoanalista Lou von Salomé. Il rapporto tra amore e morte è trattato sia nel mito dell’amore fatale e della donna fatale per come si presenta nell’immaginario cinematografico del Novecento, al centro della riflessione di Enrichetta Buchli, sia nella rilettura della rappresentazione del delirio da Manzoni a Svevo, oggetto del contributo di Giuseppe Langella. Seguono le riflessioni di Angelo Bianchi su alcune questioni dell’educazione femminile a Milano in epoca napoleonica, e poi sull’educazione al femminile come condizione che caratterizza la scuola italiana e che, a detta di Pier Cesare Rivoltella potrebbe giovarsi delle risorse della pedagogia teatrale per la formazione del personale docente. I saggi di Chiara Giaccardi, Domenico Bodega, Gabrio Forti, Antonia Spaliviero e Gabriele Vacis ci spingono su altri interessanti fronti dove si delineano le specificità di uno sguardo femminile nella quotidianità contemporanea, i dualismi di genere della cultura d’impresa, la riconsiderazione del gender gap che emerge dai dati della criminologia, per poi ritornare allo sguardo e incontrarlo nelle parole semplici e dirette dei giovani partecipanti al progetto La bellezza salvata dai ragazzini del Laboratorio Teatro Settimo.

 

La rivoluzione rosa è la quarta sezione e, come facilmente intuibile, i contributi qui raccolti si concentrano sulle protagoniste della scena – Maud Robart, Marion d’Amburgo, Mina Mezzadri e Andrée Ruth Shammah, Marina Abramović, Laura Curino, Emma Dante, Lisa May, Michela Cescon, Vanda Monaco, Ermanna Montanari, Maria Paiato - che dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri hanno sostanziato con le loro innovative sperimentazioni la rivoluzione femminista, attraverso affermazioni, collaborazioni, ritorno alla tradizione, dando luogo a una diversa qualità nella presenza scenica ma soprattutto socio-culturale della donna. Sono i contributi di Marco de Marinis, Lorenzo Mango, Andrea Bisicchia, Tancredi Gusman, Laura Curino, Anna Barsotti e Laura Mariani.

 

Infine le Mediattrici è la sezione che raccoglie una parte dedicata alle donne dei e nei media – cinema, televisione, teatro e letteratura in televisione, web – e che si apre con le suggestive implicazioni della personaggio letterario e cinematografico della donna ipnotizzata, Trilby, il cui corpo si fa rivelatore della natura cinematografica che definisce gli altri corpi scenici e che riaccorpando le molteplici differenze potrebbe divenire, secondo Ruggero Eugeni, il corpo del cinema. Seguono le riflessioni su altri personaggi femminili interpretati dai media: la Medea nella visione di Lars Von Trier di cui riferisce Maria Maderna, le principesse della distesa produzione disneyana nelle pagine di Piermarco Aroldi, Anna Karenina insieme a Kitty e Dolly come proposte da Alessandro Arlanch nella miniserie televisiva del romanzo di Tolstoj e su cui riflette Armando Fumagalli. Alle interpreti, attrici, danzatrici, cantanti si rivolgono poi i saggi di Massimo Locatelli, dedicato alla figura di Valeska Gert, Elena Mosconi, che tratta della valenza performativa degli interventi audiovisivi di Mina, e Fausto Colombo che propone l’analisi del monologo Lo stupro di Franca Rame nella sua realizzazione durante il varietà televisivo Fantastico nel 1987 (accompagnato da una nota curata da Laura Peja). È dedicato alle questioni della gendered TV il contributo di Massimo Scaglioni, cui segue, la riflessione di Nicoletta Vittadini sul femminile nel web 2.0 a dieci anni dall’introduzione ufficiale del termine, in riferimento alle sue trasformazioni, potenzialità e questioni aperte. Si torna poi al teatro e alla parola viva della scena come esperienza di polisemanticità drammaturgica nel contributo che Roberta Carpani dedica allo spettacolo Una stanza tutta per me ovvero se Shakespeare avesse avuto una sorella di Laura Curino. Sempre in questa sezione è presente il contributo di Mariagrazia Fanchi che, insieme all’accurata Bibliografia di Annamaria Cascetta curata da Stefania Bertè, è l’unico scritto in cui direttamente si racconti di Annamaria, descrivendo la sua carriera di allieva della Scuola Superiore di Comunicazioni Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a emblema di un indirizzo di studi e di una nuova possibilità per le donne entro il contesto accademico.

 

La quinta sezione si chiude, insieme al volume, con una spassosa vignetta di Claire Bretécher, posta da Laura Peja al termine del suo contributo sulla comicità femminile, in cui una donna mostra la pancia gravida e scoperta spalancando il proprio impermeabile di fronte a due uomini allibiti. Il suo gesto è una sfida che trasforma l’analoga azione violenta dell’esibizionista in una dichiarazione di presenza e di valore del corpo, proposto non come corpo sexy e seduttivo di tanto immaginario sul femminile, ma come corpo generativo, corpo della cura e della relazione, corpo che preserva la comunità e la continuità del noi. Questa iconica chiusura ci offre una sintesi per comprendere il processo di cambiamento in atto e di cui Annamaria Cascetta è stata una protagonista: “gravido” di futuro seppur attraversato da molteplici contraddizioni.

 

 

di Giulia Innocenti Malini


La copertina

cast indice del volume


 



 
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