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Alessandra Galante Garrone

Alla ricerca del proprio clown. Le tecniche del movimento nell’esperienza di una Scuola


Bologna, Pendragon. Collana: Studi e ricerche - 96, 2014. Euro 16,00
ISBN 978-88-6598-507-6

A più di trent’anni dalla prima edizione esce per le edizioni Pedragon la riedizione di Alla ricerca del proprio clown, raccolta di scritti di Alessandra Galante Garrone (Ivrea, 1945- Bologna, 2004), attrice allieva di Jacques Lecoq, pedagoga e fondatrice negli anni Settanta della Scuola di Teatro di Bologna che ora porta il suo nome.

Il libro illustra le tecniche di base per il lavoro d’attore ed è testimonianza di dedizione al teatro coerente, rigorosa, senza retorica. Anche nella continuità delle voci degli allievi, ora affermati professionisti, si evocano esperienze ed incontri sofferti ma illuminanti per la scoperta di sé e la messa a punto di un metodo di lavoro originale.

Attraverso la costruzione del proprio clown, la Garrone propone di osservare imparare cambiare senza cadere nei luoghi comuni dell’espressione. Il comico si origina da una distonia tra discorso e atteggiamento, sovverte l’evidenza, trasgredisce alle convenzioni. Generalmente l’attore in palcoscenico è abituato ad avere reazioni motivate; lavorando sul clown reagisce in modo inaspettato, passando dal riso al pianto senza ricorso a giustificazioni psicologiche.

Secondo Galante Garrone centrale importanza assume il momento formativo che permette la crescita di una generazione di artisti al passo con l’Europa; sviluppa interazioni necessarie e non strumentali fra discipline diverse; ricerca forme nuove con le quali rivelare in modo chiaro e alto il mondo che ci circonda.

In polemica con lo spontaneismo e l’autopedagogia che hanno contraddistinto buona parte del movimento teatrale degli ultimi decenni, la Garrone punta il dito contro la molta confusione ingenerata ed il conseguente processo di dequalificazione professionale. Avanguardia, sperimentazione, ricerca sono diventati generi teatrali che recano implicita la messa in discussione di un teatro d’arte che da sempre tutto ciò comprende e di ciò si nutre. Ma l’arte ricerca e sperimenta sempre, i veri artisti sono sempre all’avanguardia. E’ bene mandare in soffitta le parrucche impolverate; sbagliato invece stare in scena senza preparazione, magari ricorrendo agli effetti per épater les bourgeois.

Le scuole di teatro non sono esenti da responsabilità; spesso non hanno avvicinato alle tradizioni nobili del teatro, allo studio del repertorio, dei caratteri e delle maschere. Riappropriarsi di Arlecchino per tenere saldo il rapporto con la nostra storia? Sembra una provocazione da parte dell’autrice, ma questi personaggi surreali hanno molto di vitale da suggerire, non solo agli storici dello spettacolo.

Tuttavia ancora molti pensano che i giovani attori possano fare a meno delle scuole; teorizzano che il talento innato sia sufficiente per esprimersi. Nel belpaese del genio isolato e del gregge incolto ci si rifugia dietro l’eccezione che conferma la regola. Eppure –la Garrone ce lo ricorda- senza formazione non c’è espressione, senza cultura non c’è arte.


di Michela Zaccaria


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Alessandra Galante Garrone

Alessandra Galante Garrone

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