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Theaterheute



ISSN 0040 5507

 

 

Questo numero di «Theaterheute» si apre con un servizio (“Asland”) dedicato al teatro russo contemporaneo, dal quale emergono soprattutto le difficoltà e le censure patire dal teatro di ricerca secondo le direttive imposte dallo Stato.

Le pagine di “Aufführungen”, occupate dalle recensioni degli spettacoli più importanti di recente produzione in area tedesca, si aprono con Front, polifonia ideata da Luk Perceval in scena al Thalia Theater di Amburgo e dedicato alla Prima guerra mondiale, con il ricorso a testi di Erich Maria Remarque, Henri Barbusse e documenti dell’epoca. Sebastian Nübling si confronta con Carmen Disruption, novità di Simon Stephens pubblicata in versione integrale in questo numero della rivista berlinese nella sezione “Das Stück”. Liberamente ispirata a Carmen di George Bizet, la messinscena traferisce gli episodi nella nostra contemporaneità, tanto che il personaggio del titolo diventa un giovane che fa sesso a pagamento con deviazioni sadiche, come ha reso sul palcoscenico del Deutsches Schauspielhaus Christoph Luser, affiancato da Anne Müller, Samuel Weiss, Rinat Shaham e Julia Wieninger. Die Krönung Richhards III di Hans Jenny Jahnn è il titolo della commedia allestita al Burgtheater di Vienna da Frank Castorf che affida a Martin Wuttke la parte del titolo. Si parla di  politica negli spettacoli allestiti nei maggiori teatri di Berlino, a partire dal Deutsches Theater dove Jette Steckel firma la regia di Das Spiel ist aus di Jean Paul Sartre, seguendo una lettura di attualizzazione del dramma e finalizzata ad una profonda riflessione sulla vita e sulla morte. Tra gli attori, molto applauditi, si sono distinti Judith Hofmann, Ole Lagerpusch, Alexander Khuon. Al Gorki Theater Yael Ronen propone Common Ground, esempio di teatro politico concentrato sulla guerra bosniaca e interpretato da una compagnia formata da attori tedeschi e dal Balcani. I Kammerspiele di Monaco ospitano Liliom di Ferenc Molnàr per la regia di Stephan Kimmig che orienta l’azione sull’improvvisazione e l’evidenza dei gesti e dei movimentio fisici in un impianto scenografico molto tecnologico. Steven Scharf e Anna Drexler si sono distinti rispettivamente nelle parti di Liliom e Julie.

Con particolare attenzione  «Theaterheute» segue l’annuale manifestazione “Theatertreffen” che si svolge a Berlino. Tra i dieci spettacoli segnalati spiccano le produzioni dei teatri collocati nell’area meridionale dell’area tedesca. Primeggia Monaco con gli allestimenti dei Kammerspiele (Fegefeuer in Ingolstadt di Marieluise Fleißer, regia di Susanne Kennedy) e del Residenz Theater (Zement di Heiner Müller, regia di Dimiter Gotschaff; Reise ans Ende der Nacht  di Ferdinand Céline, regia di Frank Castorf). Di pregevole fattura artistica sono risultati anche gli allestimenti dello Schauspielhaus di Zurigo, da Die Geschichte von Kaspar Hauser per la cura di Alvis Hermanis a Amphitryon und sein Doppelgänger di Heinrich von Kleist firmato da Karin Henkel. Il viennese Burgtheater partecipa con Die letzten Zeugen allestito da Matthias Hartmann. A rappresentare la scena berlinese soccorre Ohne Titel Nr. 1. Eine Oper di Herbert Fritsch e prodotto dalla Volksbühne. Lo Staatstheater di Stoccarda è  presente con il cechoviano Onkel Wanja allestito da Robert Borgmann. Infine c’è Situation Rooms di Rimini Protokoll. si passa poi alla considerazione degli esclusi che, secondo l’autorevole rivista berlinese, sono Es Sagt mir nichts, das sogenannte Draussen di Sibylle Berg (Gorki Theater di Berlino, regia di Sebastian Nübling), Holzfallen dal romanzo omonimo di Thomas Bernhard (Schauspielhaus di Graz, regia di Krystian Lupa) e Die Rasenden di Karin Beier (Schauspielhaus di Amburgo). Dall’intervista a Ralph Reichel, drammaturgo e regista dello Staatstheater di Schwerin, e a Peter Carp, intendente del teatro di Oberhausen, emergono i motivi artistici e di politica culturale alla base dei quali sta la posizione marginale delle realtà periferiche nell’ambito della manifestazione berlinese.

Nel cartellone dell’annuale rassegna di Mühlheim, , dedicata alla drammaturgia contemporanea, sono presenti spettacoli caratterizzati dalla ricerca di nuovi linguaggi espressivi, come emerge, tra i tanti, da Gasoline Bill di René Pollesch (Kammerspiele di Monaco), Und dann di Wolfram Höll (Schauspiel di Lipsia, regia di Claudia Bauer), Archiv des Unvollständigen di Laura De Weck e Thom Luz, anche regista per lo Staatstheater di Oldenburg e Du (Normen) di Philipp Löhle, adattato al palcoscenico del Nationaltheater da Katrin Lindner.

In “Akteure” si legge il profilo artistico di Sebastian Blomberg, giovane attore di punta del Residenz Theater di Monaco, dove si è distinto in Revison di Gogol guidato dalla regia di Herbert Fritsch (2012) e recentemente in Zement Di Heiner Müller per la regia di Dimiter Gotscheff. segue un’intervista a Matthias Lilienthal, direttore del festival “Theater derWelt” di Manheim, che spiega le caratteristiche artistiche della manifestazione e illustra i criteri adottati per la compilazione del programma e le ricadute di pubblico e di critica.


Massimo Bertoldi


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