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Hystrio, a. XXVII, n. 2, aprile-giugno 2014
trimestrale di arte e spettacolo

pp. 120, euro 10,00
ISSN 1121-2691

Il numero primaverile di «Hystrio» si apre con la consueta “Vetrina”, alla quale non mancano oggetti di valore per il loro stretto legame con l’attualità. Roberto Rizzente intervista Ugo Mattei, un consulente giuridico del Teatro Valle Occupato, che spiega i motivi, controversi e ambigui, per cui il Prefetto di Roma non ha riconosciuto la Fondazione Teatro Valle Bene Comune. La presenza di Rafael Spregelburd in Italia permette a Roberto Canziani di parlare dell’allestimento di Furia Aricola. Il rilancio del palermitano Teatro Biondo è l’argomento che Claudia Cannella affronta con un’intervista a Roberto Alajmo, nuovo direttore che si avvale della collaborazione di Emma Dante in qualità di artista residente. Ancora lo stesso direttore responsabile della rivista milanese avanza riflessioni e proposte per regolare i premi teatrali, considerati forse troppi e perciò a svantaggio di quelli storici come l’Ubu.

Il viaggio di “Teatromondo” inizia a Parigi, dove Giuseppe Montemagno, racconta di una stagione invernale impreziosita dalla presenza di artisti di spessore internazionale, a partire da Thomas Ostermeier con la messinscena di Morte a Venezia dal romanzo di Thomas Mann e con Nemico del popolo di Ibsen al Théâtre de la Ville, per proseguire con Stéphane Braunschweig, regista di una rigorosa Anitra selvatica sul palco del Théâtre National de la Colline, con Luc Bondy impegnato con Les Fausses Confidences di Marivaux all’Odèon e Giorgio Barberio Corsetti iscritto nel cartellone della Comédie-Française con l’applaudita commedia Un chapeau de paille d’Italie di Labiche. La vivacità creativa della scena berlinese compete a Elena Basteri, che sottolinea il successo ottenuto da Romeo Castellucci alla Schaubühne con Hyperion – Briefe eines Terroristen, poi si sofferma sul grottesco Ohne Titel Nr. 1 di Herbert Frisch alla Volksbühne, e completa la ricognizione al Deutsches Theater dove Nuran David Calis ha curato la bella edizione di Tee im Harem des Arkimedes dall’omonimo testo dello scrittore e regista franco-algerino Mehdi Charèf. Franco Ungaro ci parla dello spettacolo in Macedonia con un articolo che si concentra sul Teatro Nazionale di Skopje, caratterizzato da una programmazione in equilibrio tra drammaturgia nazionale e internazionale, e sulla proliferazione della scena indipendente su tutto il territorio. “Teatromondo” si conclude in Palestina, dove, ricorda il contributo di Pietro Floridia, il teatro assume valore di resistenza alla guerra come emerge, per esempio, dalle attività del Freedom Theatre di Jenin e Yes Theatre di Ebron.

 

In “Teatro ragazzi” Mario Bianchi presenta le novità emerse dal ricco e variegato programma predisposto dall’annuale Festival di Cervia. Fiore all’occhiello di questo numero di «Hystrio» è il dossier “Teatro inglese 2.0”, affidato alla cura di Laura Bevione e Giulia Morelli. Dall’intervista di quest’ultima a Aleks Sierz, autore di molte pubblicazioni in materia, emergono con chiarezza il clima socio-culturale, le tematiche, le reazioni del pubblico e le eredità lasciate da questa fucina di ribelli. Con l’intervento di Andrew Haydon ci si sposta nei teatri deputati alla produzione della nuova drammaturgia (New Writing), a partire dal celebre Royal Court e il Bush, cui si affiancano Gate Theatre, Young Vic e Arcola Theatre, orientati invece all’importazione di opere straniere. Come funziona il sistema teatrale britannico è l’argomento di Giulia Morelli, attenta a spiegare i criteri delle sovvenzioni che risultano piuttosto squilibrati per effetto dei tagli alla cultura. La ricaduta della difficile situazione economica si avverte anche nel campo della formazione dei giovani autori: è quanto espone Renato Gabrielli che, guidato dal drammaturgo e pedagogo Steve Waters, spiega i percorsi della scrittura creativa. La preziosa testimonianza di Fausto Paravidino racconta il personale contatto con il Royal Court, dove ha lavorato a contatto con autori e registi e scritto Peanuts-Noccioline, commedia fortemente legata ai modelli londinesi. Traduttrice ufficiale di Harold Pinter, Alessandra Serra racconta nell’intervista concessa a Laura Bevione l’importanza seminale del drammaturgo premio Nobel e apre un confronto con le poetiche teatrali di Martin Crimp e David Harrower. L’influenza del teatro inglese è arrivata anche nei paesi extraeuropei interessati al grande processo migratorio del Novecento, che, come racconta Maggie Rose, ha recentemente prodotto interessanti drammaturghi locali ma legati alla comunità di provenienza, come l’anglo-pakistano Hanif Kureishi, Kwame Kwei-Armah e l’autrice e attrice Rani Moorthy. In che misura pesi l’eredità di Shakespeare nella drammaturgia contemporanea è il campo di indagine scelto da Laura Caretti, che espone le rielaborazioni e riscritture di opere o personaggi del Bardo, chiamando in causa i testi di Tom Stoppard, Sharman Macdonald, Gareth Amstrong, Tim Crouch, Steven Berkoff. Il funzionamento dei festival all’interno del sistema teatrale inglese costituisce l’oggetto di Andrew Haydon, che, riferendosi principalmente al Manchester International Festival e all’Edinburgh Fringe, analizza la loro funzione nell’ambito della diffusione della nuova drammaturgia, unitamente all’attività delle compagnie itineranti. Agli scrittori di ultima generazione si rivolge Laura Santini per mettere in luce le tematiche ricorrenti, dalla crisi attuale agli effetti dell’11 settembre, da situazioni ambientali a questioni politiche, come si legge nelle opere di Dennis Kelly, Lucy Prebble, Alecky Blyte, Simon Stephens, Debbie Tucker Green e Mike Barlett. Laura Bevione chiude questo dettagliato dossier occupandosi dei riflessi nella scena italiana, a partire dall’intraprendente e lungimirante Barbara Nativi, fondatrice del Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino e ideatrice del Festival Intercity all’interno del quale organizzò edizioni dedicate al teatro inglese, al Teatro dell’Elfo, dagli allestimenti di Fabrizio Arcuri, Cesare Lievi e Robertò Andò, agli ultimi progetti condotti da Paola Rota, Valter Malosti, Gianpaolo Sepe.

 

Giuliana Musso è la figura centrale della sezione “Drammaturgia”. Roberto Canziani ne ripercorre la carriera iniziata nel 2001 con Nati in casa e oggi approdata a La fabbrica dei preti, monologo-inchiesta dedicato all’influenza della religione cattolica.

 

In “Teatro di figura” Diego Vincenti offre notizie su Jo Strømgren Kompani, gruppo fondato assieme alla collega Agnes Kroepelien a Bergen nel 1998, che si caratterizza per eterogeneità stilistica, spaziando dal Tanztheater tedesco alla drammaturgia ispirata a Ibsen e al linguaggio cinematografico.

 

La consueta e corposa sezione delle “Critiche” ordina le tante recensioni degli spettacoli secondo criteri regionali.

 

Nella sezione “Danza” Giuseppe Montemagno illustra le coreografie ideate da Alexej Ratmansky per Serata Ratmansky, Russian Seasons e Illusions Perdues, spettacoli recentemente applauditi anche in Italia. Il contributo di Silvia Poletti si sofferma su Nid – New Italian Dance Platform, progetto rinato in Puglia nel 2012 e ora prossimo ad approdare a Pisa e Pontedera.

 

In “Exit”, spazio della rivista milanese riservato agli uomini di spettacolo recentemente scomparsi, Domenico Rigotti propone il profilo di Arnoldo Foà, Fabrizio Sebastian Caleffi ricorda Philip Seymour Hoffman, mentre di Giuseppe Montemagno e di Laura Bevione sono i brevi ritratti rispettivamente di Claudio Abbado e Giorgio Sebastiano Brizio.

 

Il testo pubblicato da «Hystrio» è I Vicini di Fausto Paravidino, vincitore del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2013 e recentemente allestito al Teatro Stabile di Bolzano.

 

Nella “Biblioteca” Almarosa Camaldo raccoglie le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

 

Competono a Roberto Rizzente le tante e preziose informazioni raccolte ne “La società teatrale”.

 

di Massimo Bertoldi


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