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Theaterheute


«Theaterheute», n. 12, Dezember 2013 pp. 72, € 12, 00
ISSN 00405507

 

"Starts/Aufführungen", sezione con cui si apre questo numero di «Theaterheute», raccoglie le recensioni degli spettacoli che hanno inaugurato la stagione nei principali teatri di area tedesca. Spicca il cartellone dello Staatstheater di Stoccarda, assemblato dalla direzione artistica di Armin Petras che inserisce Götz von Berlichingen di Johann Wolfgang Goethe affidato a Simon Solberg, attento ad attualizzare il testo con efficaci soluzioni scenografiche e affidando il ruolo del protagonista ad un attore di qualità come Wolfgang Michalek. Si consuma anche nell’abitacolo di un’automobile l’installazione di Robert Borgmann ispirata al cechoviano Onkel Wanja e affidato a Peter Kurth, Thomas Lawinsky, Sandra Gerling, Katharina Knap. Szenen einer Ehe, testo dedotto da Gabriella Bußacker dall’omonimo film di Ingmar Bergman, è stato allestito da Jan Bosse con chirurgica precisione per quanto riguarda l’analisi della complessa e tormentata psicologia dei personaggi, che competono ad Astrid Meyerfeldt e Joachim Krol. Ha ottenuto apprezzamenti di pubblico e di critica la messinscena di 5 morgen, novità di Fritz Kater allestita da Armin Petras, in cui si parla di una misteriosa situazione di panico collettivo in una generica città. Tra i tanti interpreti hanno convinto Holger Stockhaus e Hanna Plass.

 

Si prosegue con Die Reise di Bernward Vesper secondo la resa scenica di Paul Schröder interpretata da Christian Schneeweiss, Svenja Liesau e Manolo Bertling, e si conclude con Autostück. Belgrader Hund di Anne Habermehl, testo complesso impostato sul nesso realtà-fantasia, interiorità-esteriorità nelle menti di un gruppo di amici durante un viaggio. Il regista Stefan Pucher ha affidato i ruoli principali a Caroline Junghanns, Marietta Meguid, Matti Krause, Sebastian Röhrle, Boris Burgsteller. Un certo dinamismo creativo caratterizza anche la scena di Colonia, come si ricava dalle produzioni dello Schauspiel, ora affidato alla direzione di Stefan Bachmann, il quale incarica Rafael Sanchez di allestire Der nackte Wahnsinn di Michael Frayn con la partecipazione di Lulischka Eichel, Benjamin Höppner, Bruno Cathomas.

 Si continua con Der gute Mensch von Sezuan di Brecht, che la regia di Moritz Sostmann trasforma in uno spettacolo contaminato dal teatro di figura dalle marcate tinte orientaleggianti, assunte con bravura da Annika Schilling, Magda Lena Schlott e Mohamed Achour, sostenuti dalla partecipazione della compagnia Puppe Shen Te.

 

E’ un omaggio a Martin Kippenberger, provocatorio e satirico artista di Colonia di fama internazionale, il testo scritto da Angelika Richter, Kippenberger!, e consegnato all’interpretazione di Marek Harloff, Melissa Logan, Judith Rosmair e Malte Sundermann.

Der Streik, rielaborazione drammaturgica di Stefan Bachmann dell’omonimo romanzo di Ayn Rand, è una riflessione sulle oscure e contraddittorie strategie dell’economia contemporanea. Sei debutti in tre giorni, è quanto ha realizzato Enrico Lübbe, nuovo direttore dello Schauspiel di Lipsia al posto di Sebastian Hartmann. Introduce la stagione Who’s there, performance del collettivo Monster Truck di Berlino. L’apertura ufficiale spetta allo shakesperiano Othello, attualizzato e sbilanciato sull’inquietante Jago di Mathis Reinhardt, spregiudicato verso il Moro (André Willmund) e Ofelia (Pina Bergmann). Vive di atmosfere contemporanee la messinscena di Emilia Galotti di Lessing secondo la versione firmata dallo stesso Lübbe che tinge di forti passioni amorose i due tormentati protagonisti, Anna Keil (Emilia) e Ulrich Brandhoff (Il principe).

 

C’è spazio per una gradita novità, Und dann, di Wolfram Höll (pubblicata in versione integrale in questo numero di «Theaterheute» nelle pagine di “Das Stück”), commedia surreale adattata sul palcoscenico da Claudia Bauer e recitata da Daniela Kecker, Wenzel Banneyer, Heinrich Kock, Markus Lerch. Si ritorna al classico con Des Meeres und der Liebe Wellen di Franz Grillparzer per la regia di Mateja Koleznik, con Lisa Mies, Sebastian Ressenow e Andreas Herrmann impegnati nei ruoli principali. Chiude questo ciclo di spettacoli Der Lärmkrieg di Kathrin Röggla, commedia dedicata alle nevrosi contemporanee che si avvale della regia di Dieter Boyer e della presenza di Dorothea Arnold, Julia Berke, Andreas Keller.

 

Nei Kammerspiele di Monaco l’apertura della stagione è toccata ad Amerika dall’omonimo romanzo di Franz Kafka. La regia di Julie van der Berghe si dimostra attenta ad evidenziare gli aspetti sadici e perversi serpeggianti tra i vari personaggi, in modo particolare nei due protagonisti interpretati da Katja Bürkle e Stefan Merki. Si occupa di precariato e dintorni Ilona, Rosette, Sue, ossia un collage creato da Sebastian Nübling intrecciando le trame dei tre corrispettivi film indipendenti girati alla fine degli anni Ottanta. Crisi dei valori, degrado spirituale, incomunicabilità, sono le tematiche principali affrontate sul palcoscenico da Marika Vaarik, Steven Scharf e Starlette Mathata. Allestimenti altrettanto significativi caratterizzano l’avvio della programmazione del Residenztheater della città bavarese, dove Frank Castorf si è confrontato con Reise aus Ende der Nacht di Louis-Ferdinand Cèline, producendo una cupa lettura del periodo nazista. Götz Argus, Bibiana Beglau, Britta Hammelstein sono i nomi degli interpreti principali di questa messinscena fondata sulla rappresentazione dell’odio e dell’orrore. Lo shakesperiano Der Sturm, regia di Gísli Örn Garđarsson, imprigiona gli attori in una gabbia metallica che diventa metafora della nostra contemporaneità, secondo quanto hanno espresso Manfred Zapatka (un Prospero in smoking), Gunther Eckers (Ariel), Guntram Brattia (Caliban) e Miguer Abrantes Ostrowski (Gonzalo). Infine la tragedia Orest di Eschilo firmata da David Bösch sviluppa un linguaggio scenico tra il truce e il fiabesco con suggestioni psichedeliche. Positiva è risultata la prova dell’ensemble formata da Sophie von Kessel, Shenja Lacher, Valerie Pacher, Norman Hacker.

 

In “Abschied” si legge un lungo e articolato servizio occasionato dalla recente scomparsa di Dimiter Gotscheff, regista di punta della scena berlinese per la lunga militanza nel Deutsches Theater e nella Volksbühne, dove ha diretto, tra i tanti spettacoli, il cechoviano Iwanov, Kampf des Negers und der Hunde di Bernard-Marie Koltès. Memorabile rimane la sua ultima fatica, Zement di Heiner Muller in scena al Residenztheater di Monaco. Un secondo articolo sempre dedicato a Gotscheff si occupa del suo percorso artistico anteriore all’esperienza berlinese e vissuto soprattutto a Colonia, Düsseldorf e Bochum.

In “Ausland” si leggono le novità emerse nell’ambito del londinese Royal-Court, dove spicca The Strange Undoing of Prudencia Hart di David Greig e Wils Wilson.

 

 

di Massimo Bertoldi


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