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Theaterheute


n. 8-9, August/September 2013, pp. 72, € 12, 00
ISSN 0040 5507

Sono i festival estivi il materiale prelibato di questo doppio numero di «Theaterheute». Il percorso copre un ampio raggio geografico e trova nelle “Wiener Festwochen” il suo punto di partenza. Curato da Stefanie Carp e Luc Bondy, che firma la regia del molieriano Tartuffe (con Peter Knaack, Edith Clever, Johanna Wokalek, Gert Voss), il cartellone della manifestazione colleziona una serie di spettacoli assai eterogenei sotto il profilo stilistico e artistico, negli spazi dell’Akademie der bildenden Künste trovano posto interessanti progetti, come Die moskauer Prozesse di Milo Rau, Die Schwarze Botin di Barbara Ehnes. Negli ambienti del Casino, effimero spazio da sempre molto usato dagli artisti della prestigiosa manifestazione viennese, Christoph Marthaler realizza l’ambizioso progetto Letzte Tage. Ein Vorabend di Karl Krauss, con Benedix Dethleffsen, Michael Von der Heide e Tora Augestad. Seguono Robert Lepage con Spaden, in cui si parla del conflitto tra Bush e Saddam Hussein, Virtuosin des Schmerzes, performance ideata dalla regista spagnola Angélica Liddell e, tra i tanti titoli del cartellone, Agonie, che Martin Kusej deduce dal repertorio dello scrittore croato Miroslav Krleža e affida all’interpretazione di qualificati attori quali Sophie von Kessel, Manfred Zapatka, Johannes Zirner, Arthur Klemte e Gerhart Peilstein.  Per quanto riguarda la messinscena di testi classici, spiccano The Wild Duck di Ibsen da parte del regista australiano Simon Stone e Fräulein Julie di Strindberg per mano della brasiliana Christiane Jataby. Fiore all’occhiello della manifestazione sono risultati Kommune der Wahrheit di Nicolas Stemann e Swamp Club di Philippe Quesne. Si caratterizza per uno spiccato orientamento verso il teatro di ricerca “Impulse”, annuale festival curato da Florian Malzacher e Stefanie Wenner a Colonia, utilizzando spazi teatrali canonici ed effimeri, come piazza del Duomo dove si è esibita la ballerina israeliana Yael Bartana. Vicino ad un’ampia rappresentanza di artisti internazionali, tra questi Tamer Yigit dalla Turchia e la danese Cecilie Ullerop, hanno trovato ampio spazio espressivo gli artisti tedeschi della scena indipendente, che hanno affrontato il tema stabilito dal festival stesso e dedicato ad una riflessione sull’identità culturale nazionale. Tra i tanti è emerso il talento creativo di Damian Rebgetz, impegnato in Something for the Fans.

La sezione “Aufführungen”, lo spazio riservato alla recensione degli spettacoli più importanti di recente produzione in area tedesca, si apre con Aus dem bürgerlichen Heldenleben, trilogia di Carl Sternheim rielaborata da Reto Finger, allestita allo Schauspielhaus di Bochum da Anselm Weber e affidata a Felix Rech, Dietmar Bär, Katharina Linder, che bene rendono sul palcoscenico questa complessa riflessione storica dedicata al rapporto tra capitalismo e borghesia nel corso del Novecento. Das Mädchen aus der Steichholzfabrick, commedia estrapolata dall’omonimo film Aki Kaurismäki, è affrontata dalla regia di David Bösch con toni oscillanti tra realismo e grottesco, per raccontare il dramma solitario della giovane Iris che compete ad un’applaudita Maja Beckmann, affiancata da Daniel Stock, Anne Knaak, Matthias Redlhammer. Spettacoli pregevoli sotto il profilo artistico emergono anche dalla ricca e seminale scena berlinese, come dimostra Frau Luna di Paul Lincke in scena alla Volksbühne per la regia di Herbert Fritsch, che filtra la messinscena nel brioso e colorato linguaggio dell’operetta e assimilato da un gruppo di attori abili nel canto e nel movimento, tra i quali spiccano Maria Walser, Jakob Kraze, Werner Eng, Nora Buzalka e Stefan Standinger. Pubblico e critica hanno condiviso giudizi positivi per For the Disconnected Child di Falk Richter (produzione Schaubühne), inquietante e provocatoria analisi della comunicazione (Facebook) e delle fonti della cultura contemporanea (Google). Convincente è risultata la prova di Tilman Strauss, Ursina Lardi e Luise Wolfram.  “Aufführungen” si conclude con la messinscena di Du (Normen), novità firmata da Philipp Löhle e pubblicata integralmente in questo numero della rivista berlinese. Allestita al Nationaltheater di Mannheim da Katrin Lindner, la commedia racconta la vicenda di un presunto suicida (Sven Prietz) che orchestra bizzarre storie con una venatura di cattiveria verso i suoi principali interlocutori (Thorsten Danner, Sabine Fürst, Sven Prietz, Reinhard Mahlberg, Klaus Rodewald, Anke Schubert e Dascha Trautwein).

In “Akteure” si legge un’intervista rilasciata da Stefanie Carp, direttrice artistica per sette anni delle “Wiener Festwochen”, in cui traccia un bilancio della manifestazione, sottolineando lo spessore internazionale ed evidenziando il contributo alla crescita dello spettacolo austriaco.

Le pagine di “Ausland” propongono un dettagliato reportage dedicato alla vita dello spettacolo di Bengalűru, ex Bangalore, che ha vissuto un salto di qualità verso la modernità anche a seguito della costruzione di nuovi teatri, che hanno ospitato interessanti proposte come la recente messinscena di Gott des Gemetzels di Yasmina Reza e Somewath like a Balloon del regista e attore indiano Vinool Ravindran. L’ultima tappa dell’itinerario internazionale è fissata a Londra. Al Gielguld Theater è stata allestita la commedia The Audience, che Peter Morgan ha scritto partendo da un suo stesso scritto (The Queen), sorta di omaggio contaminato di humour anglosassone indirizzato alla casa reale. Interpreta il ruolo della Queen una vera e propria regina del teatro, Helen Mirren. Al Royal Court Downstairs Dominik Cooke ha occupato venti attori impegnandoli in cinquanta ruoli per la messinscena di The Low Road di Bruce Norris, mentre Lyndsey Turner ha concesso molto spazio all’improvvisazione agli attori chiamati ad interpretare The Victorian in the Wall di Will Adamsdale. Sono emerse le abilità di Matthew Steer, Will Adamsdale e Jason Barnett.

Lo spazio di «Theaterheute» alla “Freie Szene” prende in considerazione le recenti produzioni dei gruppi indipendenti di area tedesca, da Stalker, performance di Sofia Pfau, Gesina Hohmann, Moritz Löwe e Kristofer Gudmundsson allestita allo Schauspielhaus di Düsseldorf a Gedanken über weite Entfernungen. Eine Kontaktaufnahme presentata dal duo Gregory Stauffer Irena Tomazin a Wuppertal.

di Massimo Bertoldi


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