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Revue d’Histoire du Théâtre
avril-juin 2013-2/n.258


ISSN 1291- 2530

L’importanza della creazione dei Fratelli Karamazov nel percorso del regista e teorico francese Jacques Copeau (1879-1949) è ben conosciuto. La messinscena del suo adattamento da Dostoevskij segna il punto di partenza di una nuova consapevolezza artistica. Meno noto è il fatto che questo allestimento del 1911 sia firmato Arsène Durec (1873-1930), regista titolato del Théâtre des Arts diretto da Jacques Rouché (1862-1957). La corrispondenza inedita fra i due, oggi riunita ed annotata da Marco Consolini, tratteggia le linee del progetto elaborato con Durec fra il 1911 e il 1912 in direzione di una pratica teatrale riformata su più fronti (autori, attori e spettatori). Di fatto, si tratta della prova generale di ciò che troverà realizzazione solo nell’ottobre 1913 nella sala dell’Athénée-Saint-Germain sulla rive gauche. Al pubblico parigino del neonato Théâtre Vieux Colombier, il direttore Copeau propone Una donna uccisa con la dolcezza dell’elisabettiano Thomas Heywood che non manca di dividere il pubblico; in primavera dalle colonne de La Nouvelle Revue française lancia un appello « à la jeunesse, aux gens lettrés et à tous pour une rénovation dramatique», come confermano alcune lettere a Pauline Teillon, sorella maggiore dell’attore Charles Dullin (1885  - 1949 ), riportate in questo numero.

L’offerta teatrale nella Parigi 1913 marca in un certo senso la nascita del XX secolo teatrale. E’ ciò che sostiene lo studioso Jean-Claude Yon verificando i gusti degli spettatori dell’immediato primo anteguerra all’interno di una ricca e varia programmazione che conta circa duecentoventi pièces fra sale ufficiali, storiche, recenti e d’avanguardia.

La stagione 1913 è segnata anche dalla chiusura per tre mesi della sala Richelieu durante i quali la compagnia della Comédie Française recita all’Opéra-Comique e in tournée in Francia e all’estero. Il saggio di Agathe Sanjuan racconta la fine del lungo mandato di Jules Claretie (1840-1913) come direttore amministrativo della storica istituzione. Figura di spicco in campo teatrale, ma anche scrittore, storico, giornalista ed accademico di Francia, Claretie guida una struttura dalla salute finanziaria non cattiva. Nonostante la compagnia sia sempre brillante, il teatro patisce un certo ritardo sul piano della messinscena, è poco interessato agli sviluppi promossi dai riformatori e propone al pubblico un repertorio poco audace.

Al contrario, sul palcoscenico dell’Odéon il regista André Antoine (1858-1943) dispiega un’attività debordante: cinquantotto pièces nell’anno 1913 per un totale di 346 rappresentazioni come campo di sperimentazione per le sue ricerche, fra messinscene ‘razionali’ per sua stessa definizione e in polemica con la tradizione, ovvero ‘archeologiche’, a ritrovare le condizioni di recitazione nelle quali furono create. Antoine modernizza il repertorio e crea una compagnia di complesso con attori debuttanti contro il predominio del grande attore. Ma la situazione finanziaria si fa sempre più difficile e le dimissioni arrivano già nell’aprile 1914, non senza aver salutato la nascita del Vieux Colombier.

La sezione finale ospita il saggio di  Norman Doiron dedicato a Médée  di Jean Bastier de La Peruse (1529-1554). Quest’opera rinascimentale sulla linea di Seneca e di Euripide rappresenta il principio della tragedia moderna, cui seguiranno altre riproposte in lingua francese (Corneille, Charpentier). L’autore vi esibisce una nuova concezione del male, trionfante nei crimini impuniti della protagonista abbandonata dalla grazia. Se la magia è illusoria e rappresenta l’illusione del teatro, sul piano politico il potere magico consacra l’elezione del sovrano e la sfrontatezza di Medea mantiene qui un alto valore simbolico.


di Michela Zaccaria


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