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Theaterheute


n. 1, 2013, pp. 64 € 12, 00
ISSN ISSN 0040 5507

Domina la presenza di autori classici negli allestimenti di cui si occupano le pagine di “Aufführungen”, la sezione di «Theaterheute»,  dedicata alle novità prodotte dalla scena tedesca. Mein Faust, allestimento di Sebastan Hartmann con cui debutta alla direzione del Centraltheater di Lispsia, è liberamente tratto dal capolavoro goethiano e si cala nella fuinzione di un surreale teatro di corte animato da atmosfere psichedeliche. Interpretano questa singolare lettura Cordelia Wege, Janine Kress, Peter René Ldicke, Manuel Harder, Manolo Bertling, Heicke Makatsch. Si ambienta negli anni Trenta l’elegante e persuasiva messinscena di Sommernachtstraum di William Shakespeare firmata da Stefan Pucher per il Thalia Theater di Amburgo. Uso particolare delle luci e ricorsi frequenti alle immagini in video rendono i corpi degli attori ora simili a spettrali fantasmi ora a esseri umani. Nei ruoli principali si sono distinti  Sebastian Rudolph, Bruno Cathomas, Birte Schlnk, Marina Galic. Katherina Thalbach attinge dal repertorio del Bardo Was ihr wollt. Trasferita sul palcoscenico della Berliner Ensemble, la commedia diventa una spassosa e movimentata interpretazione in chiave moderna, affidata alle abilità espressive di Veit Schubert, Traute Höss, Martin Seifert, Katharina Susewind. Si intitola Spiele für Morder, Opfer und Sonstige lo spettacolo curato da Dimiter Gotscheff per il Deutsches Theater di Berlino. Si tratta di un riuscito assemblaggio di cupi monologhi sul tema dell’omicidio tratti da Richard II, Titus Andronicus, Julius Caesar, Hamlet, Macbeath e Othello,  recitati con vigore ed intensità espressiva da attori di qualità quali  Samuel Finzi, Peter Jordan, Anita Vulesica, Wolfram Koch. Hamlet in versione rock, con una band in scena composta dagli stessi attori, caratterizza la cifra stilistica dell’originale messinscena concepita da Roger Vontobel e prodotta dallo Schauspielhaus di Dresda. Primeggia la drammaturgia di Anton Cechov negli allestimenti realizzati nei principali teatri di Vienna. In Onkel Wanja, secondo la versione scenica firmata da Matthias Hartmann per l’Akademie Theater, aleggia un clima malinconico, che alimenta la compresenza di comico e tragico, assunta con particolare cura comunicativa dagli attori, Barbara Petritsch, Michael Martens, Nicholas Ofczarek e Gert Voss. Asciutta ed essenziale, dinamica e creativa è risultata la rappresentazione di Der Mentor  di Daniel Kehlmann, che ambienta la trama nella nostra contemporaneità indagando con lucidità le molteplici pieghe psicologiche del sottotesto. Tra gli attori si sono distinti Ruth Brauer – Kvan, Herbert Föttinfer, Florian Teichmeister.
Le pagine di “Ausland” si occupano della situazione dello spettacolo in Ungheria, in modo particolare della scena indipendente, che annovera anche artisti di fama internazionale, da Bela Pintér a Victor Bodò, da Árpád  Schilling a Kornél Mundruczò, che lavorano in un contesto difficile, limitato da poche risorse finanziarie. Si muove in un clima di fervore creativo e innovativo il  mondo del teatro bulgaro, anche  se non adeguatamente sostenuto da contributi finanziari e riconoscimenti culturali da parte del governo. Dopo un servizio dettaglòiato relativo agli spettacoli che hanno inaugurato la stagione nei teatri di Munster, segue la sezione “Akteure”, in cui trovano posto personaggi che recentemente hanno offerto pregevoli contributi allo spettacolo. Il primo di questi è Thomas Schmauser, attore che si è fatto applaudire nei Kammerspiele di Monaco interpretando  Gesäuber/Gier/4.48 Psychose, trilogia di Sarah Kane allestita da Johan Simon. Il ritratto (“Porträt”) ricostruisce le tappe della carriera con particolare attenzione agli spettacoli allestiti per lo Schauspielhaus di Hannover e il Thalia Theater di Amburgo. Armin Petras rilasci a un’intervista in cui approfondisce i contenuti di demenz depression und revolution, novità di Fritz Kater presentata in prima nazionale al Maxim Gorki Theater di berlino. Il testo, che si legge nella sezione “Das Stück” di «Theaterheute», parla delle paure dell’uomo moderno e della sua incapacità di elaborare strategie di cambiamento, riconoscendo solo all’arte possibili funzioni salvifiche.

di Massimo Bertoldi


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