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Igor Bauersima

norway.today. Tattoo

Prefazione di Alessandro Tinterri

Perugia, Morlacchi Editore, 2012, pp. 197, 8, 00
ISBN 978-88-6074-473-9

 

Da un panorama editoriale italiano piuttosto carente in merito alla diffusione della drammaturgia contemporanea straniera, che non ha ancora colmato il vuoto lasciato dalla defunta Ubulibri, emerge la pregevole iniziativa intrapresa da Morlacchi con la pubblicazione di due testi teatrali di Igor Bauersima, autore di lingua tedesca tra i più rappresentati in Germania, Austria e Svizzera. Nel profilo artistico disegnato da Alessandro Tinterri nella limpida Prefazione a questo prezioso volume, si colgono i tratti originali e geniali di questo bizzarro ed eclettico personaggio. Nel 1968, quando Igor ha quattro anni, la sua famiglia fugge da Praga invasa dalle armate sovietiche ed emigra prima a Parigi poi a Zurigo, città in cui lo scrittore oggi abita ed esercita il mestiere dell’architetto, in parallelo all’attività di musicista e di regista cinematografico.

 

Il rapporto con il mondo dello spettacolo inizia nel 1994 con la fondazione assieme a tre attori (Pascal Ulli, Alexander Seibt e Ingrid Sattes) della Off Off Bühne, gruppo teatrale indipendente attivo a Zurigo e al quale consegna la messinscena di nove suoi testi, tra i quali Die Pflicht glücklich zu sei (Il dovere di essere felici), che segna il debutto di Bauersima come regista. Seguono allestimenti realizzati su palcoscenici di prestigiosi teatri, dallo Schauspielhaus di Zurigo al viennese Burgtheater.

 

Su questo successo così sorprendete incide, oltre alla qualità letteraria delle opere, l’attitudine culturale propria della scena tedesca a confrontarsi con tematiche e problematiche legate alla stretta attualità. E’ quanto emerge da norway.today (traduzione di Umberto Gandini) che Bauersima allestì nel novembre 2000 nello Schauspielhaus di Düsseldorf. Ispirato ad un drammatico fatto di cronaca accaduto nel febbraio di quell’anno -quando un’austriaca e un norvegese, entrambi giovanissimi, si tolsero la vita gettandosi da un’altezza di 610 metri a strapiombo su un fiordo- il testo offre uno spaccato della condizione esistenziale della web-generation.

 

Universo virtuale e mondo reale si intrecciano e annodano i fili di una trama apparentemente semplice, dalla quale affiorano come la punta di un iceberg le inquietudini e i riferimenti simbolici dei ragazzi d’oggi. Julie, la protagonista, indossa una T-shirt con la scritta “julie@home.shirt", vive di fatto chattando in Internet e online conosce August, che rapidamente coinvolge nel suo progetto di suicidio. L’appuntamento con il gesto estremo è fissato su una scogliera norvegese a picco sul mare. Il paesaggio è suggestivo, vento e neve creano un’atmosfera di tormento. Inizia un dialogo delicato e ironico. Julie cerca di capire la convinzione del compagno, il quale, di contro, prova e deviare il discorso verso la riflessione. Cresce la tensione verbale, che diventa fisica: il contatto corpo a corpo avviene sul ciclo del precipizio, Julie si agita terrorizzata nel vuoto e August la soccorre.

 

Nelle scene successive domina il mondo della finzione, rappresentato dall’uso di una videocamera che prima riprende lo splendore dell’aurora boreale, immortala il messaggio di addio indirizzato alla famiglia della ragazza, per poi inquadrare i due che ora si trovano in una tenda, sorta di spazio protetto dell’intimità. Dominano titubanze ed incertezze, slanci di vita e reazioni di deprimente sconforto. La ragazza diventa la cifra del vuoto all’interno di un percorso di vita ricco di esperienze, di viaggi reali e immaginari, droghe, sesso vero e di fantasia. Dice, per esempio: “Non posso più credere a quello che dico”. Alla fine, piuttosto che i corpi dei due ragazzi, sarà proprio la telecamera ad inabissarsi nel freddo mare di Norvegia.

 

Il secondo testo pubblicato da Morlacchi è Tattoo (traduzione di Jelena Reinhardt), che Bauersima scrive con Réjane Desvignes, sociologa specializzata nel campo delle dipendenze. La commedia, presentata in prima assoluta nel giugno 2002 allo Schauspielhaus di Düsseldorf per la regia dello stesso Bauersima, si cala nella cultura post-moderna e sprigiona la sua forza nel coinvolgimento dell’arte contemporanea, video-art e body-art.

 

Si parla di individui alienati e manipolati  dal denaro, e perciò falliti nell’intento di produrre arte capace di esprime la bellezza. Lea è un’attrice in attesa di occupazione e deejay di una piccola radio locale; Fred, il compagno, è alle prese con la stesura del suo romanzo; Tiger, il motore della storia, è affermato artista-performer, trasgressivo, astuto, che lascia in eredità a Lea la conservazione della sua vera opera d’arte, ovvero il suo corpo tatuato. Fatto che veramente succede perché Tiger muore in un incidente stradale e ora il suo cadavere plastificato viene recapitato al domicilio della coppia. Che fare dell’inquietante e ingombrante corpo-scultura? Rispettare la promessa di Lea? Ora la storia diventa incredibile, macabra, con tocchi noir. Coinvolge anche Naomi, sorellastra di Lea, gallerista, intimamente legata a Tiger anche per motivi di convenienza professionale, e Alex, un giovane artista che aveva cercato di capire e imitare il successo del defunto. Ma Tiger non è morto, al posto del suo cadavere è stato composto un corpo di sabbia. Non solo: lui stesso aveva montato nella teca una telecamera che ha ripreso i comportamenti, le reazioni e i discorsi dei quattro amici. Alex reagisce alla beffa orchestrata, si ribella alla sudditanza, uccide Tiger con ferocia. Sembra tutto finito, tutt’altro. Scatta l’incredibile e significativo colpo di scena finale, preceduto dal prevedibile scontro verbale su responsabilità e gelosie. Lea ha terminato la lettura del manoscritto del romanzo di Fred e gli chiede spiegazioni sulle battute finali (“Cosa significa che lo uccidono?”). Lo scrittore risponde: “Ma è metaforico. [] Del finale della modernità. Il pensiero moderno ha dimostrato di essere inetto alla vita”. Si capisce, in questo modo, che Tiger e la vicenda a lui legata sono pura finzione letteraria, corrispondono alla visualizzazione delle pieghe narrative dell’opera narrativa intorno alla quale sta lavorando Fred.

 

 

di Massimo Bertoldi


la copertina

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