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Theaterheute, nr. 8/9, 2012


pp. 72, € 12, 00
ISSN 0040 5507

 

Questo numero doppio di «Theaterheute» (comprende i mesi di agosto e settembre) offre al lettore un’ampia panoramica in merito alle produzioni estive distribuite nei territori di lingua tedesca. Spicca la sezione della rivista berlinese dedicata ai “Festivals”, dove primeggia Wiener Festwochen 2012. La rassegna ha ospitato una serie di proposte originali, a partire da Ganesh Versus the Third Reich allestito da Bruce Gladwin e interpretato da David Woods. Racconta il viaggio compiuto da un uomo con la testa da elefante dall’India alla Germania, per cancellare le croci uncinate naziste in quanto derivazione della svastica induista. Altri spettacoli applauditi sono stati Die schönen Tage von Aranjuez, la novità di Peter Handke affidata alle cure di Luc Bondy, e Glaube Liebe Hoffnung di Ödön von Horváth nella versione firmata da Christoph Marthaler e con gli attori che recitano in modo freddo e meccanico. L’ungherese Kornél Mundruczò trasferisce sulla scena Schade, commedia tratta dall’omonimo romanzo di John Maxwell Coetzee che diventa una parabola del comunismo dell’Europa orientale. Árpád  Schilling con Die Priesterin completa la trilogia Krizis, mentre la coreografa berlinese Constanza Magras ha strappato consensi di pubblico e di critica con Open for Everything, come la performance della coreografa Wen Hui e del regista cinematografico Wu Wenguang che con Memory ricordano la rivoluzione culturale avviata in Cina da Mao nel 1966.  Ampio spazio è stato concesso agli artisti locali, come Oleg Soulimenko, artista di origini russe, Alexander Nikolic, il collettivo God’s Entertrainment. Piuttosto interessante si è rivelata l’undicesima edizione della manifestazione “Neue Stücke aus Europa” organizzata a Wiesbaden e Magonza. Nella rassegna dedicata alla drammaturgia contemporanea figura Alvis Hermanis con la messinscena di Melnais/Piens. Schwarze Milch e la partecipazione di attori di Riga. Provengono dal Belgio l’autore e regista Josse De Pauw e il compositore Jan Kuijken con Die Gehängten, spettacolo con attori, cantanti e orchestra, dedicato alla libertà di pensiero. Tra gli altri allestimenti spiccano A machine to see with di Maja Schöffel.

 

“Aufführungen”, lo spazio di «Theaterheute» dedicato alle novità emerse nel panorama della scena tedesca, si apre con Unendlicher Spaß, allestito nella Hau di Berlino, la ex stazione delle comunicazione americane. Si tratta di un’operazione particolare, che consiste nell’adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di viaggio di David Forest Fallace affidata a tredici artisti e al collettivo teatrale attivo in Hebbel am Hufer. Il regista Richard Maxwell ha impegnato attori e pubblico a confrontarsi con uno spettacolo torrenziale, lungo quasi ventiquattro ore. In un altro luogo dimesso della capitale, l’aeroporto Tempelhof, Matthias Lilienthal ha ideato Weltausstellung, allestimento basato sull’interrazione con il pubblico al quale sono offerti video tematici e varie installazioni sistemate negli ampi spazi della struttura. Da Berlino ci si sposta a Monaco, precisamente nel Residenztheater, dove Michael Thalheimer ha letto la trama dello shakesperiano Sommernachtsraum in chiave moderna, togliendo la patina poetica per un intreccio narrativo piuttosto crudo, affidato all’interpretazione di Götz Schulte, Oliver Nägele, Britta Hammelstein. Nei Kammerspiele Ulrich Seidl, regista cinematografico austriaco, ha proposto Böse Buben / Fiese Männer, spettacolo dedicato ai difficili e controversi sogni amorosi vissuti da un’ottica prevalentemente maschile, come hanno saputo raccontare Lars Rudolph, Georg Friedrich, Nabil Saleh, Michael Thomas, Wolfgang Pregler. Nello Schauspielhaus di Francoforte è andata in scena la novità Wir sind viele und reiten ohne Pferd di Kevin Rittberger e Martin Heckmanns. Il testo è pubblicato in versione integrale nella sezione “Das Stück” della rivista berlinese.

 

In “Theorie” trova spazio un libro che affronta il rapporto tra politica e teatro contemporaneo. Si tratta di Performing Politics. Politisch Kunst machen nach dem 20. Jahrhundert, Berlin, 2012.

 

di Massimo Bertoldi


Theaterheute, nr. 8/9, 2012

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