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Revue d’histoire du théâtre, n. 253-254, janvier-juin 2012
Le conte à l’épreuve de la scène contemporaine (XX-XXIe siècles)

n. 253-254, janvier-juin 2012, pp. 235, euro
ISSN 1291-2530
                                 

Il nuovo volume semestrale della «Revue d’histoire du théâtre» raccoglie gli esiti di un progetto nato in occasione del colloquio internazionale patrocinato dalla Maison de la culture di Grenoble (MC 2) dal titolo Le conte à l’épreuve de la scène contemporaine (XX-XXIe siècles) (15-16 giugno 2010). Sedici i contributi registrati nel dossier a cura di Martial Poirson, suddivisi in quattro parti e guidati da un filo conduttore: l’indagine sul rapporto racconto/teatro sulla scena teatrale del secolo che ci è alle spalle e di quello appena iniziato. Tante le sfaccettature del fenomeno al vaglio, nonché alcuni denominatori comuni, come l’intrinseca vocazione teatrale del genere racconto e, viceversa, l’appropriazione da parte del teatro dei meccanismi formali del racconto e del grande patrimonio narrativo della tradizione orale.

 

Nella prima parte (Adaptations, transposition, actualisations), David Marron mostra come un classico della letteratura per bambini quale Cappuccetto rosso possa acquisire una nuova complessità mediante la scena: è il caso della rivisitazione della favola di Perrault a firma di Georges Aperghis (Cologne, 2001), uno spettacolo musicale che in un caleidoscopio di suoni e di gesti esalta i temi del doppio e del travestimento. Natacha Rimasson-Fertin si interroga sulle potenzialità della messinscena teatrale rispetto ai contenuti del racconto fantastico, attraverso l’esempio di tre racconti tratti dalla raccolta Kinder – und Hausmärchen dei fratelli Grimm nell’adattamento scenico di Olivier Py: La Jeune Fille, le diable et le moulin, L’Eau de la vie e La Vrai Fiancée.

 

Chantal Hébert fa un’incursione nello spettacolo Le Project Andersen del regista Robert Lepage (Québec, 2005): un one-man show ricco di implicazioni allusive, il cui fluido tessuto di parole, silenzi, sguardi, gesti dimostra come il teatro sia forse l’unico medium ancora in grado di far circolare la parola viva. Sul tema della parola e della sua forza evocativa si esprime anche il regista Jacques Allaire, intervistato da Martial Poirson in occasione dell’allestimento della sua personalissima rilettura del racconto filosofico I vestiti nuovi dell’imperatore di Hans Christian Andersen, di scena allo Studio-Théâtre della Comédie-Française nel novembre del 2010.

 

La sirenetta di Andersen è rivisitata in un adattamento coreografico firmato da Marie Potonet e Jean-Claude Gallotta (Grenoble, 2010): una combinazione di racconto, teatro e danza, illustrata al lettore dalle parole della stessa regista Potonet, nonché da quelle dello scenografo e costumista Christophe Ouvrand.

 

Nella seconda parte (Récits, oralités, réécritures), Henri Touati, direttore del Centre des Arts du récit di Isère, e lo specialista di racconti fantastici Jean-François Perrin siedono a colloquio con due performers-narratori contemporanei di fama internazionale, Bruno de La Salle e Jihad Darwiche, proponendo loro una riflessione sulla funzione poetica, estetica, sociale e politica del racconto di tradizione orale nel panorama odierno.

 

Il racconto può essere assunto come veicolo di una “forma di resistenza” contro il livellamento della cultura globale: è questo il messaggio dominante della quinta edizione del Festival international du Théâtre Action (2010). Intervistati da Martial Poirson prendono la parola alcuni protagonisti degli spettacoli, quali Laurent Poncelet e Paul Biot. Marie Bernanoce registra invece le voci di tre drammaturghi, Bruno Castan, Jean Cagnard e Claudine Galea, interrogati sul ruolo del racconto nella scena teatrale contemporanea e sulle sue possibili implicazioni nell’ambito di un teatro pensato per un target giovanile.

 

Nella terza parte (Traductions, détournements, usages), Marjorie Gaudemer indaga le relazioni tra teatro, racconto e ideologia, sull’esempio di due drammi di ispirazione socialista – i semisconosciuti Cendrillon di Maurice Bouchor (1906) e Le Petit Chaperon bleu di Ferdinand Cistac (1912). E se Brigitte Prost passa in rassegna alcuni adattamenti di favole celebri ad opera di Ilka Schönbein, animati da maschere grottesche e marionette mostruose, Béatrice Picon-Vallin circoscrive una nuova forma spettacolare nel panorama teatrale francese degli anni Settanta, quella introdotta dalla messinscena del racconto Le Nuage amoureux del poeta turco Nazim Hikmet a firma di Mehmet Ulusoy (Théâtre de Liberté, 1973).

 

Marie Bernanoce fa il punto su un repertorio teatrale in costante espansione in Francia da tre decenni, quello destinato a un pubblico di bambini e di giovanissimi, indagando le implicazioni etiche ed estetiche di alcuni adattamenti scenici di favole universalmente note come Cappuccetto rosso, Barbablù, Pinocchio.

 

Nella quarta e ultima parte (Circulations, transferts, réapropriations), Charlotte Bomy ripercorre alcune drammatizzazioni novecentesche di Biancaneve che ne hanno alterato l’originario contenuto moralistico e rassicurante e complicato i significati alla luce delle interpretazioni psicanalitiche post Bettelheim: dall’eroina incapace di vivere la realtà della Blanche-Neige di Robert Walser (1901), alla protagonista miseramente intrappolata nella propria favola e destinata a morte brutale nei Drames de Princesses di Elfriede Jelinek (1999), fino alla figlia gelosa della madre e dedita alla depravazione di Le Cas Blanche-Neige di Howard Barker (2002).

 

La messa in discussione degli stereotipi dei più celebri racconti di fiabe nonché la destrutturazione delle convenzioni drammatiche per mezzo del racconto sono temi al centro di uno spettacolo come Puro cuento, riscrittura di Viva Peter Pan del drammaturgo spagnolo Xesus Pisón (1995), presentato nel 2008 dall’Atelier Théâtre del Département d’espagnol dell’Université Stendhal. Se, infine, Pauline Bouchet prende in esame la forma del teatro-racconto negli allestimenti di La Petite pièce en haut de l’escalier di Carole Fréchette e di Le Chant du Dire-Dire et Bled di Daniel Danis, Marcel Bozonnet parla in un’intervista a Martial Poirson del proprio spettacolo Baïbars, le Mamelouk qui devint sultan (2009), adattamento dell’anonimo Le Roman de Baybars, trasposizione scenica di un racconto tratto da un grande ciclo narrativo arabo-musulmano di epoca ottomana. 

 

 

di Gianluca Stefani


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