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Hystrio, a. XXIV, n. 4, 2011
trimestrale di teatro e spettacolo

a. XXIV, 2011, n. 4, pp. 128, euro 10, 00
ISSN 1121-2691

Non mancano in questo numero di «Hystrio», secondo consumata consuetudine, le informazioni più varie sull’attualità dello spettacolo.

 

Nella “Vetrina” brillano oggetti preziosi, a partire da Bartabas, che Domenico Rigotti intervista in occasione della sua partecipazione a TorinoDanza con il suo ultimo spettacolo, Le centaure et l’animal. Isabella Ragonese, attrice di formazione teatrale poi affermatasi nel cinema e nella televisione, spiega, nella conversazione con Roberto Canziani, le tappe della sua carriera e il recente ritorno sul palcoscenico con Lady Grey di Will Eno, commedia allestita e recitata dalla stessa in occasione del festival Mittelfest di Cividale del Friuli. Gigi Gherzi, interprete e ideatore con il regista Pietro Floridia di uno spettacolo interattivo con il pubblico e basato su tavole installazioni e video, ne spiega le caratteristiche e i metodi adottati per parlare di normalità e disagio metropolitano. Merita considerazione, come dimostra Cristina Valenti, l’iniziativa di Marco Martinelli che compone un gruppo di duecento bambini e adolescenti per declamare le poesie di Vladimir Majakovskij e prospettare il sogno di un mondo migliore. Chiude la “Vetrina” il contributo di Sara Chiappori che dà notizia del gemellaggio tra la milanese Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi e il laboratorio On.Teatr di San Pietroburgo, che prevede scambi culturali con la rappresentazione di quattro testi italiani e russi contemporanei tradotti nelle corrispettive lingue.

 

I “Nati ieri”, ossia i “protagonisti della giovane scena/37” sono i partecipanti della tredicesima edizione del Premio Scenario, raccontato nel servizio di Claudia Cannella, e soprattutto i vincitori con spettacoli di impegno civile (il pugliese Matteo Latino con Infactory e Due passi di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi).

 

In “Exit” si legge un intenso profilo artistico di Roland Petit, prestigioso ballerino di fama internazionale scomparso a Ginevra lo scorso luglio.

 

“Teatromondo” inizia dal festival di Avignone, che Renzo Francabandera racconta soffermandosi sugli spettacoli principali, dall’applaudito Concetto di volto nel figlio di Dio di Castellucci al confronto tra due edizioni della strindberghiana Signorina Julie rispettivamente firmate fa Fréderic Fisbach & Katie Mitchell con Leo Warner, da Des Femes (Thrachinie, Antigone, Elettra) di Sofocle per la regia di Wajdi Mounawad a Bloed & Rozes di Tom Lanoye curato da Guy Cassiers. Particolare attenzione viene riservata alla danza, rappresentata da nomi illustri quali Anne Teresa De Keersmaeker, Rachid Ouramdane, Xavier Le Roy e Meg Stuart. Si prosegue con l’International Festival di Edimburgo, descritto con cura da Maggie Rose che accorpa gli spettacolo shakesperiani (Tempesta della Compagnia Mokwha di Seul, Re Lear di Wu Hjing-Kuo recitato in cinese), i pochi allestimenti dedicati all’11 settembre (il musical di Su zanne Lofthus e Ian Hammond Brown, One man play Generation 9.11 costruito sulle interviste raccolte da Chris Wolfe, la performance di danza Falling Man di Smallpetitklein Company, A Show Air, piéce per due personaggi di David Harrower), le proposte gallesi e gli spettacoli con pochi attori in scena (Casablanca di Morag Fulleron) o ricavati da monologhi (Simon Callow in Mardi au Monoprix di Emmanuel Darley). Si passa, con il contributo di Elena Basteri, ad Impulse Festival, manifestazione rivolta alla scena indipendente tedesca ospitata a Colonia, Mühlheim, Düsseldorf e Bochum. Tra le migliori produzioni off spicca Conte d’Amour nato dalla collaborazione tra i due gruppi Institutet e Nya Rampen, Testament di She She Pop e Cry me a river di Anna Mendelsshon. Si prosegue con il festival d’Amada, dove vicino alle star europee (Patrice Chéreau, André Pollesch, Joël Pommerat) si sono visti interessanti e giovani artisti provenienti dall’America latina. Il viaggio di “Teatromondo” termina a Helsinki, sede della sesta edizione dello Stage Festival che ha ospitato, tra gli altri, il regista russo Dmitry Krymov con Paris affidato all’interpretazione di Mikhail Baryshnikov, il regista e attore tunisino Fadhel Jaibi con Amnesia, la sorpresa della rassegna, mentre dubbi hanno suscitato le esibizioni di Valentjn Dhaenens e Oskaras Korsunovas.

 

Compete a Claudia Cannella la cura del dossier “Americani in Italia”, occasionato dal centenario della nascita di Tennesse Williams ed esteso ad indagare le ripercussioni della drammaturgia d’oltreoceano nel teatro italiano a partire dal secondo dopoguerra. Masolino d’Amico riconduce al sistema culturale dei teatri stabili, attenti a produzioni mirate al proprio pubblico territoriale e adatte alla circuitazione dello spettacolo attraverso lo scambio con analoghi enti, il declino del repertorio americano sui palcoscenici nostrani, che semmai determina l’assimilazione di scrittori quando consacrati. Spetta a Giuseppe Liotta ripercorrere i più celebri allestimenti, a partire da quelli ricavati dall’opera di Eugene O’Neill e firmati da Anton Giulio Bragaglia, Giorgio Strehler, Luca Ronconi. L’inaspettato successo di Williams produsse negli anni Quaranta le messinscene memorabili di Luchino Visconti, che poi si confrontò anche con Arthur Miller, altro autore assai considerato da diversi registi italiani, ultimi dei quali Giuseppe Patroni Griffi, Cesare Lievi e Sergio Fantoni. Completano la rappresentanza americana Edward Albee, Thornton Wilder, Sam Shepard, David Mamet. Dall’intervista rilasciata a Pino Tierno da Flavia Tolnay, traduttrice e titolare di un’agenzia teatrale che tutelava i diritti italiani degli autori americani, emergono la sua amicizia con Miller e Williams, i contatti professionali con Albee, Terence Mc Nally, e le caratteristiche della produzione e divulgazione dello spettacolo statunitense. Con l’intervento di Federica Mazzocchi ci si addentra nel rapporto di Luchino Visconti con l’America, iniziato negli anni Trenta e sviluppato con il film Ossessione (1942) e con gli allestimenti di commedie di Williams (Zoo di vetro, 1946 e Un tram chiamato desiderio, 1949 e 1951), e soprattutto di Miller tra il 1951 e il 1965 quando si occupò di Morte di un commesso viaggiatore e Uno sguardo sul ponte con Rina Morelli e Paolo Stoppa, attori risultati fondamentali per la riuscita di questi spettacoli. Stanley E. Gontanski presenta la figura controversa di Williams, censurato criticato ed emarginato in patria mentre assai valorizzato in Europa e in Italia. Diversa risulta la ricezione dell’opera di Miller, come sottolinea Laura Caretti, che segue principalmente le vicende sceniche legate a Morte di un commesso viaggiatore. Il dossier “Americani in Italia” prosegue con l’intervista fatta da Diego Vincenti a Ferdinando Bruni e Elio De Capitani a proposito della drammaturgia di Williams affrontata in occasione di importanti allestimenti, da Un tram che si chiama desiderio allo Zoo di vetro fino a Improvvisamente, l’estate scorsa. Per quanto riguarda la danza, Domenico Rigotti considera le rielaborazioni coreografiche di Un tram chiamato desiderio ideate da John Neumeier nel 1983 e Valerie Bettis nel 1952; mentre Giuseppe Montemagno rivolge l’attenzione al versante della lirica dove si incontrano compositori di qualità (Raffaello De Banfield, Paul Hindemith, Leonard Bernstein, William Bolcom e André Previn) che adottano personaggi e situazioni narrative dedotte dalla letteratura teatrale americana. Il cambiamento di rotta della drammaturgia contemporanea, sostiene Sergio Lo Gatto, segue un percorso che parte, con il cosiddetto «new realists», da Mamet e continuano con Sam Shepard, Eric Bogosian, Tony Kushner. Li accomuna una certa predilezione per la scrittura inglese (Beckett e Pinter) rispetto ai modelli dei loro padri nazionali. Conclude questo interessante e completo dossier dedicato agli “Americani in Italia” il contributo di Maurizio Porro che, partendo da Williams, analizza l’assunzione dei copioni teatrali da parte di registi cinematografici. Il rapporto con il cinema si intensificò tanto che scrittori teatrali come Mamet e Shepard svilupparono la loro creatività anche come sceneggiatori e registi del grande schermo.

 

Nella sezione “Teatro di figura” Sergio Lo Gatto presenta il resoconto del Festival Mondial de Marionette di Charleville-Mézières, caratterizzato da spettacoli sospesi tra tradizione e innovazione. Tra gli artisti ospiti figurano Mimo Cuticchio, Rouge 38, Bagages de Sable. Mario Bianchi ripercorre le produzioni principali emerse nella precedente stagione di “Teatro ragazzi”, mentre Giuseppe Montemagno e Pierfrancesco Giannangeli analizzano il settore delle “Lirica”.

 

La consueta rassegna delle “Critiche” si presenta ricca di recensioni di spettacoli teatrali raccolti secondo criteri regionali.

 

Il testo pubblicato da «Hystrio» è Il ritorno (L’Envol) di Carlotta Clerici, che ha recentemente debuttato in prima nazionale per la produzione del Teatro Stabile di Bolzano (regia di Marco Bernardi).

 

Nella Biblioteca Albarosa Camaldo raccoglie le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

 

Competono a Roberto Rizzente le tante e preziose informazioni raccolte ne “La società teatrale”.



di Massimo Bertoldi


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