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Early Theatre
A Journal Associated with the Records of Early English Drama

vol. 14, n. 1, June 2011, pp. 172, $25
ISSN 1206-9078
                                 

Lisa J. Kiser prende in esame Noah’s Flood (il diluvio di Noè) appartenente al ciclo di Chester, l’unico tra i cinque rimasti, nel quale si mette in scena il momento della salita degli animali sull’arca, con tanto di inserti didascalici in aiuto dell’apparatore. L’elencazione degli animali, con differenziazione tra fauna selvaggia e addomesticata, è strutturata secondo l’utilità degli animali sia come cibo che come aiuto nei lavori umani, così come era intesa all’inizio dell’età moderna. In quest’ultimo aspetto, evidenzia l’autrice, si mettono in mostra le questioni legate al genere, poiché si associano gli uomini con quelle bestie normalmente riferite alle attività maschili e le donne con quelle generalmente connesse con i lavori femminili. Infine Kiser analizza il rapporto uomo/animale evidenziando che il dramma promuove la gentilezza verso questi ultimi, probabilmente influenzato dalle primissime idee protestanti, fatto insolito vista l’altezza cronologica di composizione.

 

Nonostante sia un prodotto dalla cultura umanistica alta, Fulgenzio e Lucrezia di Henry Medwall tende a nascondere la sua erudizione. Quello che dovrebbe essere il focus il dibattito sulle predisposizioni matrimoniali di Lucrezia, figlia del senatore romano Fulgenzio è inserito in una cornice in cui alla recitazione tradizionale dei personaggi fa da contrappunto l’imprevedibile nullità delle azioni di A e B, che risultano però di assai maggior interesse drammaturgico. Rick Bowers evidenzia come Fulgenzio e Lucrezia tenda a nascondere la sua natura di interludio con finalità moraleggiante per spingersi verso i canoni compositivi propri della commedia e aprire così un dibattito sulla matateatralità. Il fatto più innovativo di questo dramma è rappresentato dalla presenza del duo comico, il primo esempio del teatro inglese. Bowers mostra così quale diviene il vero focus di questo lavoro e cioè l’energia farsesca della performance comica.

 

Robin Hood and the Sheriff of Nottingham è un breve dramma risalente all’ultima parte del XV secolo conservato in un manoscritto incompleto. Il testo è privo di una suddivisione in scene, di didascalie e di una qualunque minima indicazione che possa identificare gli speakers. Il dramma è stato più volte studiato, ma le molte edizioni pubblicate non sono riuscite a sciogliere alcuni nodi cruciali. Alexis Butzner propone una nuova esegesi che tiene conto delle necessarie interrelazioni tra il testo e l’improvvisazione scenica che da esso scaturiva; interpreta il dramma come un lavoro in sé concluso e tenta di spiegare le incongruenze evidenti nelle altre edizioni a stampa.

 

C. Edward McGee prende in considerazione una lettera inviata da William Honing a Sir John Thynne (conservata presso la Longleat House) in cui si descrivono gli intrattenimenti tenuti a Londra nel 1564 per la visita dell’ambasciatore francese, giunto oltremanica per siglare il Trattato di Troyes. Questi festeggiamenti non sono sconosciuti agli studiosi, ma McGee, grazie al ritrovamento della lettera citata, può evidenziare un aspetto prima adombrato: il ruolo determinante che Sir Robert Dudley ebbe nell’organizzazione. Dare un nuovo sguardo alle feste del 1564 puntando l’occhio anche a quelle del 1572 sempre per l’ambasciatore francese (stavolta in Inghilterra per firmare il Trattato di Blois) permette di illustrare aspetti importanti dell’utilizzo della spettacolarità di corte del periodo della Virgin Queen con finalità politiche e sociali.  

 

Elisabetta I nel 1574 visitò Bristol e per l’occasione fu organizzato un finto combattimento che si protrasse per tre giornate. Francis Wardell mette in evidenza come questa performance si distaccasse nel suo svolgimento dai rigidi protocolli tradizionali che prevedevano l’utilizzo di pageants e petizioni. Si sottolinea invece come in essa si strutturasse un dialogo attivo con la regina. La scena vide la rappresentazione allegorica della Guerra, simboleggiata dai nemici, in conflitto con la Pace, simboleggiata dalle truppe inglesi. Il conflitto doveva concludersi solo grazie all’intervento della regina in persona quale deus ex machina nel ruolo di mediatore della pace. Il grande dispendio di spese annotate nel libro della revisione contabile di Bristol indica che il tutto fu organizzato in segno di gratitudine verso la regina per i recenti accordi economici da lei siglati con la Spagna.

 

David Kathman affronta le questioni connesse con la datazione del manoscritto del dramma The Second Part of the Seven Deadly Sins e con la troupe che lo rappresentò per prima. Nelle sue argomentazioni appoggia le teorizzazioni di David Kathman del 2004 (secondo cui la compagnia fu quella dei Lord Chamberlain's Men nel 1597-98) evidenziando il motivo per cui esse debbano essere considerate giuste e accantona definitivamente quelle di Andrew Gurr del 2007, mettendone in luce gli errori deduttivi e interpretativi.

 

 

di Diego Passera


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