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Fata Morgana
Quadrimestrale di cinema e visioni

a. IV, n.12, settembre-dicembre 2010,pp 232, Euro 15
ISSN 1970-5786
 Il numero di Fata Morgana dedicato al tema dell’ emozione apre con un’intervista a David Freedberg, uno dei più eminenti studiosi della teorie di risposta emotiva alle immagini. È un’apertura quanto mai pertinente poiché  nelle domande poste da Alessia Cervini si cerca di fare chiarezza intorno alle acquisizioni delle neuroscienze, ovvero a quelle discipline che, dalla scoperta dei neuroni specchio, si occupano di misurare le risposte emotive della mente di fronte all’opera d’arte. In questa prospettiva diventa fondamentale anche il ruolo che  le immagini in movimento del cinema possono ricoprire.

Nel secondo intervento Tonino Griffero parla di una rinascita delle emozioni. Tra riduzionismo cognitivo e emozionalismo ingenuo le emozioni vengono viste come atmosfera, con un’attenzione  a considerarle non come processi fisiologici o neurobiologici ma come vissuti soggettivi.

Dario Cecchi cerca spunti di riflessione sull’opera della filosofa americana Susanna K. Langer considerata una delle fondatrici dell’orientamento analitico in estetica. Della filosofia interessa il parallelo tra cinema e letteratura e il modo in cui queste discipline esibiscono il tempo del racconto.

È centrato invece sul ritratto fotografico (ovvero sul coinvolgimento emotivo che esso provoca nel fruitore) l’intervento di Emanuele Crescimanno.

Partendo da Heidegger, Alessandro Alfieri torna sulla definizione di noia come categoria estetica.

Del tutto pertinente al tema della rivista è il saggio di Massimo Oliviero su estasi ed emozioni nell’opera di Ejzenstejn.

Marco Deodati sceglie un film di John Milius (Un mercoledì da leoni,1978) per parlare dello straordinario potere che ha il cinema di farci provare sentimenti come la nostalgia davanti a ricordi di momenti che non abbiamo mai vissuto in prima persona.

Daniela Tagliafico e Enrico Terrone nel loro contributo a quattro mani La colonna emozioni, partendo dalle conclusioni legate alla scoperta dei neuroni specchio, ovvero dal fatto che come esseri umani siamo “in grado di riconoscere le emozioni altrui poiché le simuliamo in aree specifiche del nostro cervello”, compongono una topografia dei tipi di emozioni condivise dallo spettatore durante la visione di un film, suddividendole poi ulteriormente in variabili legate al tempo, all’intenzione e alla causa e cercando di capire in che modo le reazioni emotive influenzino la comprensione e la valutazione dell’esperienza della visione cinematografica.

L’opera letteraria di Jane Austen, (ovvero la sua capacità di parlare d’amore senza sentimentalismo) e il perché della sua fortuna cinematografica sono al centro del saggio di Claudia Stancati che sottolinea la differenza semantica del termine emotion rispetto ad oggi. Nell’accezione corrente la parola emozione trova maggiore corrispondenza con il termine sentiment, molto importante nel lessico austeniano. 

Il saggio di Adriano D’Aloia si concentra sul concetto di Einfühlung (ovvero l’entropatia o empatia), e per mettere a fuoco l’esperienza psicologica che riguarda il coinvolgimento dello spettatore cinematografico rivaluta le parole di Edith Stein e degli scritti contenuti ne Il problema dell’empatia. In un numero dedicato all’emozione non poteva mancare un riferimento alle emozioni legate alla recitazione di cui tratta Carlo Fanelli che, partendo dalle teorie anti-emozionaliste espresse da Diderot nel Paradosso dell’attore ripercorre, sottolineando le divergenze, le posizioni di Stanivslakij, Mejerchol’d, Craig, Grotoswski, Carmelo Bene ed altri.

Occhi pieni e mani vaganti è il titolo dell’intervento di Filippo Fimiani, scritto per comprendere come la neuroestetica percepisce e misura gestualità e fisicità del corpo quindi performance artistiche come la danza. L’attenzione poi si sposta sul cinema e sugli effetti che hanno sullo spettatore le rappresentazioni di esperienze tattili e motorie.

La seconda sezione della rivista, Rifrazioni, è dedicata a singole opere e aperta da un saggio di Marco Senaldi sul film Del tuffarsi e dell’annegarsi realizzato negli anni Settanta dal cineasta di avanguardia Paolo Gioli.

 Leanne Minter analizza Il Cinematore (1979) di Krzysztof Kieslowski ricordando come la vita del protagonista venga alla fine sopraffatta dalle emozioni suscitate da un suo film. Massimiliano Caviello indirizza la sua attenzione verso un film più recente, Tony Manero (2009) del cileno Pablo Larraìn e si interroga sui meccanismi dell’immedesimazione. Chiara Mangiarotti recupera l’intricato Mulholland Drive (D. Lynch, 2001) per scoprire nel montaggio le dinamiche di evocazione dell’emozione, cercando anche i punti di intersezione tra cinema e psicanalisi. Due film usciti nelle ultime stagioni come Gomorra (Matteo Garrone, 2008) e Avatar (James Cameron, 2010), sono i rispettivi oggetti di indagine dei saggi di Margherita Ganeri e Diego Mondella. Al primo si rimprovera di non raggiungere gli stessi risultati di denuncia raggiunti dal libro che lo ha ispirato, grazie a un realismo che “scade spesso nel convenzionale” e a una poco felice retorica delle emozioni. Del film evento 3D si dice invece che costringe a ridefinire il modo in cui una pellicola viene fruita e i relativi meccanismi percettivi.

Chiude il numero Andrea Pinotti, impegnato a ripensare a Blade Runner (Ridley Scott, 1982) considerando anche le varie riedizioni che includono il Director’s Cut e il Final Cut per ricordare come nel film, attraverso i test sulle reazioni emotive, si possa stabilire chi è umano e chi no.


di Paolo Grassini


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