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Hystrio, a. XXIV, n. 3, 2011
Trimestrale di teatro e spettacolo

a. XXIV, 2011, n.3, pp. 124, euro 10, 00
ISSN ISSN 1121-2691

L’apertura del numero estivo della rivista milanese spetta al resoconto della tredicesima edizione del Premio Hystrio. Roberto Rizzente propone la cronaca dettagliata dell’evento, al quale non sono mancate interessanti novità, quali il Premio Hystrio-Scritture di Scena_35 ed il Premio Hystrio-Teatro a Corte. Segue la pubblicazione delle motivazioni che hanno decretato i vari vincitori: Arianna Scommegna (Premio Hystrio all’interpretazione), Fabrizio Arcuri (Premio Hystrio alla regia), Mariangela Gualtieri (Premio Hystrio alla drammaturgia), Teatrino Giullare (Premio Hystrio-Altre Muse), alla memoria di Sisto Dalla Palma e Franco Quadri (Premio Hystrio-Provincia di Milano), Fibre Parallele (Premio Hystrio-Castel dei Mondi), Aurélia Thierrée (Premio Hystrio-Teatro a Corte).

 

La “Vetrina” della rivista milanese mette in mostra Filippo Timi, che Fausto Malcovati, sostenuto da dichiarazioni dello stesso attore, descrive in tutte le sue molteplici sfaccettature, soffermandosi principalmente sulla ricostruzione della carriera, che vive nell’incontro con Barberio Corsetti il suo momento decisivo, cui seguono i fortunati recital creati dall’attore umbro, da Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche alla recente Favola. Andrea Porcheddu intervista i nuovi direttori dei teatri stabili italiani, a partire da Gabriele Lavia (Teatro di Roma), che parla di “malessere di fondo, che è lo stesso della società”, a Luca De Fusco (Teatro Mercadante di Napoli e Festival Italia), che invece dichiara convinta volontà di rilancio, da Paolo Magelli (Teatro Metastasio Stabile della Toscana), sostenitore di un programma finalizzato a creare una fitta rete di contatti culturali ed operativi con il territorio, a Guido De Monticelli (Teatro Stabile della Sardegna), che illustra la collaborazione avviata con il citato ente pratese. Il contributo di Roberto Canziani ci porta a San Pietroburgo, sede dell’edizione 2011 del Premio Europa per il Teatro. Se ha primeggiato Peter Stein, valutato sia come maestro di regia che per la sua attività di collaborazioni e convivenze, sono emersi altri intersanti artisti, come il regista finlandese Kristian Smeds, la compagnia islandese Vesturport, Viliam Docholomansky, il portoghese Teatro Meridional, la regista inglese Katie Mitchell.

Con “Teatromondo” si rimane in area russa, e ancora a San Pietroburgo, per soffermarsi sulle principali novità che vedono primeggiare Il vostro Gogol’ allestito da Valerij Fokin e, in modo particolare, Andrei Mogucij, regista autore di spettacoli scandalosi come la versione scenica del romanzo Pietroburgo del simbolista Andrei Belyi, oppure Isotor affidato alla pregevole interpretazione di Vitalj Kovalenko. Altra rivelazione è Andrej Zoldak con la messinscena di Mosca-Petushki, tratta da Venedict Erofeev. Infine brilla Lev Dodin con un repertorio dominato da commedie cechoviane. Il contributo di Margherita Laera fa tappa a Londra, dove opera Simon Stephens, drammaturgo di successo per la sua poliedrica creatività che varia dal naturalismo (Harper Regan, 2007) all’intimismo (Sea Wall) e al teatro musicale (Marine Parade, 2010), fino all’incontro con Alfred Jarry con l’adattamento di The Trial of Ubu (2010). Oltre che nei principali teatri londinesi, le opere di Stephens figurano nei cartelloni di Germania, grazie al sodalizio artistico con il regista Sebastian Nübling, ed in Estonia. A Parigi, ci informa Giuseppe Montemagno, ottiene consensi di pubblico e di critica il linguaggio malinconico ed ironico che caratterizza gli spettacoli firmati da Laurent Pelly, quali la brechtiana Opera da tre soldi all’Odéon Théâtre de l'Europe e Mille franchi di ricompensa di Victor Hugo già allestito nel Théâtre national di Tolosa. Il riferimento culturale e programmatico è il teatro popolare sostenuto da Oliver Py, il quale ha recentemente trasferito sul palcoscenico dell’Odeon Trilogie Eschyle (Le supplici, I sette contro Tebe, I persiani). La decima edizione di “Theatertreffen”, rassegna berlinese rivolta alle dieci migliori produzioni teatrali della stagione, è l’argomento trattato da Elena Basteri e Davide Carnevali, che registrano l’emergere di piccoli teatri di provincia con spettacoli ricavati dai classici e dalla drammaturgia contemporanea. La recente rassegna “Nova Drama”, annuale festival organizzato a Bratislava dall’Istituto Nazionale del Teatro, come ci racconta Pino Tierno, ha proposto la rappresentazione di testi legati alla storia locale, quali Mono della Compagnia Debris oppure La Rabbina di Anna Gruskova. Emerge da questi spettacoli la volontà artistica e politica di chi ambisce ad uscire dalle strettoie del provincialismo per aprirsi ai linguaggi internazionali.

 

Compete a Laura Bevione e Albarosa Camaldo la cura del Dossier “Produrre teatro ieri, oggi e domani”. In che misura il sistema italiano nelle sue articolazioni – impresa, spazi, drammaturgia, regia, offerta e distribuzione del prodotto – sia cambiato assai poco rispetto alle fondamenta poste nel Secondo dopoguerra, lo dimostra l’intervento di Mimma Gallina. Sul ruolo dell’impresario (o produttore o organizzatore) indaga Giuseppe Lotta, sviluppando un articolato percorso storico che chiama in causa personaggi di ieri (Carlo Alberto Cappelli, Remigio Paone) e di oggi non dimenticando Paolo Grassi. Quest’ultimo, assieme a Giorgio Strehler, ritorna nell’intervista rilasciata da Carlo Fontana ad Albarosa Camaldo. Collaboratore del Piccolo Teatro di Milano dal 1967, racconta la fondazione del primo teatro pubblico italiano (1948) nel clima politico e culturale del periodo, ricorda tra le tante iniziative intraprese da Grassi il Teatro Quartiere, ossia un teatro mobile che usando tendoni si spostava nei vari quartieri cittadini. Seguendo l’insegnamento del Living Theatre e di Grotowsky, molte compagnie italiane, per affrontare i costi di produzione, praticano attività ‘collaterali’ (laboratori, workshop, seminari, mostre), che Oliviero Ponte di Pino spiega nei suoi meccanismi e lancia un invito: “Evitare il rischio di un’espropriazione della poetica della compagnia.”  Pur sostanzialmente fermo alle norme del Dopoguerra, emergono nel sistema produttivo italiano tentativi di cambiamento che il servizio di Nicola Viesti, Matteo Torterolo e Laura Bevione argomentano seguendo l’attività, assai variegata, dei circuiti teatrali regionali. Non vanno dimenticate l’azione promozionale svolta dai premi, illustrata da Giuseppe Lotta, e la produzione e ospitalità di eventi di spettacolo in spazi alternativi, quali gallerie d’arte, fondazioni e musei. All’articolo di Andrea Porcheddu, in cui espone la difficile condizione operativa delle compagnie giovani ed emergenti, segue l’approfondimento di Pier Giorgio Nosari rivolto al teatro ragazzi, che denuncia una profonda crisi politico-finanziaria tale da rischiare di compromettere la sua importante funzione pedagogica e culturale. Con Domenico Rigotti ci si sposta nel versante della danza, dove la situazione si presenta in evoluzione grazie all’istituzione di Aterdanza, che dal 2003 esercita la delicata funzione formazione del pubblico: si tratta di un esempio offerto da un’iniziativa regionale, efficace e collaudata, tanto da poter assurgere a modello. Spetta a Sandro Avanzo il discorso sul musical, mentre Giuseppe Montemagno si occupa dell’impresario d’opera attivo nell’Ottocento, figura in declino a seguito nell’unificazione nazionale per essere sostituita dall’imprenditore che unisce l’attività editoriale al controllo indiretto dei teatri (Giulio Ricordi, Edoardo Sonzono). Chiude questo interessante Dossier la serie di domande rivolte da Laura Bevione, Albarosa Camaldo, Giorgio Finamore, Roberto Rizzente e Diego Vincenti a direttori di teatro, organizzatori, operatori teatrali, in merito ai criteri seguiti nella produzione dello spettacolo, alle difficoltà incontrate e ai progetti che non si vorrebbero mai realizzare.

 

In “Teatro ragazzi” Nicola Viesti racconta lo svolgimento della quattordicesima edizione di “Maggio all’infanzia” tenuta a Bari. Claudio Cinelli è un eclettico e innovativo artista attivo nel teatro di figura, come emerge dal profilo artistico tracciato da Sergio Lo Gatto.

La consueta rassegna delle “Critiche” si presenta ricca di recensioni di spettacoli teatrali raccolti secondo criteri regionali.

Il testo pubblicato da “Hystrio” è I due fratelli, atto unico di Alberto Bassetti (premio Vallecorsi 2011).

Nella Biblioteca Albarosa Camaldo raccoglie le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

Competono a Roberto Rizzente le tante e preziose informazioni raccolte ne “la società teatrale”.

 

di Massimo Bertoldi


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