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La cultura della rappresentazione nella Milano del Settecento. Discontinuità e permanenze
Atti delle giornate di studio (26-28 novembre 2009)
A cura di Roberta Carpani, Annamaria Cascetta, Danilo Zardin
«Studia Borromaica. Saggi e documenti di storia religiosa e civile della prima età moderna», vol. 24

Milano, Biblioteca Ambrosiana; Roma, Bulzoni, 2010, 2 voll., pp. 1148, € 95,00
ISBN 978-88-7870-532-6

È uscito per i tipi Bulzoni il ventiquattresimo volume degli «Studia Borromaica», tribuna ufficiale della Classe di Studi Borromaici, compagine di circa ottanta studiosi e ricercatori italiani e stranieri orbitante intorno alla neonata Accademia Ambrosiana. Il nuovo numero della rivista registra gli atti del Dies Academicus, l’annuale convegno di studi tenutosi dal 26 al 28 novembre 2009 presso la Biblioteca Ambrosiana e l’Università Cattolica di Milano. L’uscita per la prima volta in due tomi degli «Studia» testimonia la densità degli interventi che hanno arricchito quest’ultima edizione del convegno, a cura di Roberta Carpani, Annamaria Cascetta e Danilo Zardin.

 

Tema della tre giorni, la dimensione culturale della “rappresentazione” nella Milano del secolo XVIII, tappa imprescindibile di un percorso iniziato oltre un paio di decenni fa dal gruppo di ricerca che fa capo alle cattedre di Storia del teatro e di Drammaturgia della Facoltà di Lettere e Filosofia della Cattolica. Un progetto vasto e ambizioso: La cultura della rappresentazione e la città. Il caso di Milano lungo i secoli dell’età premoderna.

 

Sul tavolo del dibattito, una molteplicità di punti di vista e argomentazioni a confronto. Un’ottica multilineare che è alla base del proficuo dialogo tra i diversi settori specialistici qualificanti la Classe di Studi Borromaici. Sviscerati, come da tradizione, temi storico-culturali sia civili che religiosi (teatro incluso): dal mecenatismo illuminato dell’arcivescovo milanese Giuseppe Pozzobonelli (Eugenia Bianchi) alle imprese dell’Accademia degli Intrepidi del Collegio di Santa Maria degli Angeli di Monza (Angelo Bianchi); dalla visita a Milano del celebre viaggiatore inglese Charles Burney (Robert Kendrick) ai ritratti biografici e culturali del gesuita Tommaso Ceva (Emanuele Colombo) e di Giambattista Castiglione (Marzia Giuliani); dal teatro comico (Nadia Palazzo) al genere delle bosinate lombarde (Fabrizio Fiaschini - Giuseppe Polimeni); dalla drammaturgia di Francesca Manzoni (Arianna Frattali) alla storia della villa nel Ducato di Milano tra committenza, funzione e rappresentazione (Margherita Azzi Visentini). 

 

Di più. Nella relazione che ha aperto il convegno, Cinzia Cremonini sottolinea il ruolo assunto dai Borromeo Arese a cavallo tra Sei e Settecento quali interpreti privilegiati di quella «cultura della rappresentazione» che è tratto distintivo dell’ideologia nobiliare (milanese e non solo). Le feste religiose, specchio dell’universo culturale della comunità di riferimento, sono invece al centro del contributo di Paola Vismara, nel quale si mettono in evidenza quegli elementi teatrali – apparati scenografici, musica, ritualità – che connotano la cerimonialità sacra della città lombarda, polarizzata intorno alla Cattedrale o, nel caso specifico, al “tempio regale” di Santa Maria dei Miracoli.

 

Dal teatro religioso al «teatro da leggere». Stefano Locatelli propone una lucida analisi di quello che può essere ritenuto un vero e proprio fenomeno editoriale del tempo, ripercorrendo le fasi salienti del lento processo che porterà nella Milano di Pietro Verri, nell’ultimo scorcio del Settecento, alla costituzione di un più saldo legame tra scena e letteratura – tra teatro visto e teatro letto – a fronte dell’assenza di una tradizione editoriale di tipo teatrale (ancora a inizio secolo) e della faticosa affermazione del concetto di autorialità del drammaturgo.  

 

Per il secondo tomo, da segnalare anzitutto il corposo intervento di Claudio Bernardi e Carla Bino, nel quale si inquadra il riformismo religioso-sociale di metà secolo (indirizzato su basi muratoriane a un ridimensionamento del culto devozionale secondo i valori illuministici della ragione e di una maggiore morigeratezza), evidenziandone le ricadute su fenomeni di tradizione popolare come il carnevale ambrosiano, le processioni penitenziali, la drammaturgia gesuitica, il teatro della passione di matrice tardo-medievale e moderna.  

 

Cascetta si sofferma poi su quel genere poco frequentato dai palcoscenici milanesi settecenteschi che è la tragedia, significativo laboratorio di sperimentazione delle forme e dei temi drammaturgici votato alla codificazione di un nuovo tipo di teatro, di respiro europeo, dalla funzione etica e civile. E se Carpani focalizza criticamente i costanti richiami al teatro nella corrispondenza internazionale tra i fratelli Pietro e Alessandro Verri, Rosa Cafiero esamina le vicende del Teatro alla Scala nell’arco di un ventennio cruciale (dal marzo 1776 al marzo 1796),  documentando i mutati rapporti tra danza teatrale e dramma per musica.         

 

Infine, accluso al secondo tomo, impreziosisce questo numero della rivista il catalogo della mostra allestita nelle sale della Pinacoteca Ambrosiana contestualmente al convegno (24 novembre 2009 - 28 febbraio 2010), dal titolo a tema: Festa, rito e teatro nella «gran città di Milano» nel Settecento. L’esposizione, curata da Roberta Carpani e Marco Navoni, raccoglie una selezione di documenti iconografici per lo più a stampa attinti unicamente dai fondi dell’Ambrosiana, e mira a ricostruire, sia pure parzialmente, attraverso le tre filiere della festa, del rito e del teatro, il complicato intarsio del calendario urbano milanese, in bilico tra ricorrenze religiose e occasioni civili e politiche.

 

Il catalogo, suddiviso in sei sezioni (Milano e i luoghi della rappresentazione; Feste regali fra città e teatro; Il teatro professionistico; Pratiche performative nella scenografia di vie e piazze; La città e le feste religiose; La scenografia del potere nelle esequie dei sovrani), riproduce una consistente campionatura di incisioni e disegni relativi alla teatralità milanese settecentesca e alla scenografia in particolare, ciascuno dei quali corredato dalle puntuali schede redatte da Francesca Barbieri e Alessandra Mignatti.

 

Dichiarato, nell’approccio critico alle fonti iconografiche per lo spettacolo, il debito con la scuola fiorentina, e in particolare con le linee metodologiche tracciate da Ludovico Zorzi e da Cesare Molinari.

 

di Gianluca Stefani


La copertina

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La copertina del
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