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Hystrio, a. XXIII, n.4, 2010
trimestrale di teatro e spettacolo

a. XXIII, 2010, n.3, pp. 114, euro 9, 00
ISSN 1121-2691

In linea con la consueta vocazione all’attualità, colta nelle sue sfaccettature nazionali e internazionali, «Hystrio» apre il numero autunnale con la Vetrina, in cui trovano posto preziose esperienze teatrali e protagonisti di riguardo. È il caso dell’intervista di Andrea Nanni ad Emanuele Valenti e Marina Dammacco che dirigono dal 2010 la compagnia campana Porta Scampia, attiva dal 2007 e inserita in un progetto di radicamento del teatro nel territorio con ambizioni ad affermazioni nazionali. Da segnalare la messinscena del molieriano Il signore di Pourceaugnac, filtrato dalla comicità di tradizione partenopea. I venticinque anni di attività di Romaeuropa Festival sono presentati dall’attuale direttore Fabrizio Crifasi che, intervistato da Simone Nebbia, prima parla delle prospettive future dell’iniziativa, poi riferisce alcuni nomi degli artisti invitati, tra i quali Jean Fabre, Laurie Anderson, Peter Sellars, Socìetas Raffaello Sanzio. La straordinaria affermazione di Fausto Russo Alesi è oggetto del contributo di Fausto Malcovati che ripercorre, appoggiandosi alle dichiarazioni dello stesso attore, i passaggi della sua carriera segnata da collaborazioni con Eimuntas Nekrosius, Luca Ronconi, Peter Stein, diversi premi e riconoscimenti cinematografici.

 

Occasionato dalla ricorrenza della nascita di Jean Genet, l’intervento di Gianni Poli fa il punto sulla biografia e poi ricorda le alterne fortune delle commedie principali sulla scena italiana a partire dagli anni Sessanta. Si rimane in ambito transalpino con la figura di Jean-Louis Barrault disegnata dalla penna di Giuseppe Liotta. In Vetrina trova posto un testo, Thom Pain, monologo dell’americano Will Eno recentemente presentato, come racconta Roberto Canziani, al Mittelfest di Cividale per l’interpretazione di Elio Germano, attore anche regista e protagonista di Viaggio nella notte di Louis-Ferdinand Céline. Sorprendono, leggendo l’articolo di Malcovati, i centocinquanta teatri attivi a Mosca, con le loro variegate offerte, le platee grandi e piccole, quale segno di passione e di investimenti statali che si susseguono da Stalin a Putin.

 

Il viaggio di Teatromondo fa tappa nelle sedi dei principali festival estivi, a partire da Edimburgo dove si è svolto il Fringe Festival con la partecipazione di oltre 21.000 performers che si sono esibiti in teatri, sale pubbliche e private, cantine, pub, torrioni, piazze, ecc. Hanno dominato le riscritture skakesperiane (tra le tante: one-man-show Shakespeare, The Man from Stratford di Simon Callow e diretto da Tim Caims, Tempest: Withhout a Body dell’autore e regista Lemi Ponifasio) e le opere dedicate al disagio giovanile, come Decky does a Bronco di Douglas Maxwell, The History Boys di Alain Bennett diretta da Mark Winstanley, Speechless di Linda Brogan e Rolly Teale. Dubbi e perplessità sono emersi dall’edizione 2010 di Lift-London international Festival of Theatre, per le prestazioni di modesta qualità offerte da ospiti prestigiosi, dal gruppo tunisino Artistes Producteurs Associés agli americani Builder’s Association e gli australiani Back to Back Theatre.

 

Diverso per contenuti e spessore artistico si è rivelato il cartellone del festival di Avignone. Tra i tanti spettacoli programmati, spiccano Popperlapapp di Christoph Marthaler, regista associato, e Riccardo II allestito da Jean-Baptiste Sastre. Il regista imposta la messinscena sulla forza della parola e degli attori. Ricco di contaminazioni derivate dal linguaggio del fumetto con un taglio nonsense è risultato Big Bang di Philippe Quesne, mentre è basato sul contrasto tra quotidiano e irrazionale Trust di Falk Richter e Anouk Van Dijk. Atmosfere vagamente nostalgiche e proiezioni in situazioni psichedeliche connotano L’orchestre perdu di Christophe Haysman e Un nid pour quoi faire di Oliver Lagarde. Il viaggio di Teatromondo sconfina in Asia, precisamente a Lhasa, sede del festival di Shotön, importante manifestazione per il popolo tibetano in cui si confondono ritualità religiosa e spettacolo nel rispetto della tradizione. Maggiori aperture al linguaggio della contemporaneità caratterizzano il Singapore Arts-Festival, la principale rassegna del sud-est asiatico giunta all’edizione numero trenta che, affidata alla direzione dell’innovativo Kee Hong Low, affronta produzioni legate ad attività laboratoriali e alla rivisitazione del teatro orientale con i codici della modernità. Il ritorno in Europa sposta l’attenzione al portoghese Festival di Almeida.

 

Compete a Claudia Cannella il corposo dossier-Regia 2000, che affronta i registi italiani delle ultime generazioni per illustrare il panorama attuale e azzardare previsioni per il futuro. Il legame filiativo con le passate esperienze è individuato da Gerardo Guccini nella figura del regista-autore-attore che matura negli anni Settanta con Vittorio Franceschini e Ugo Chiti e si consolida nel decennio successivo con Annibale Ruccello, Enzo Moscato, Marco Martinelli, cui seguono Fausto Paravidino, Gabriele Vacis, Laura Curino, Emma Dante. L’influenza del Nuovo Teatro maturato negli anni Novanta è l’argomento di Pier Giorgio Nosari, attento prima a presentate un quadro d’insieme poi a circoscrivere l’osservatorio nell’ambito della Romagna, campo d’azione di Masque Teatro, Fanny & Alexander, Motus, fino a Teatro del Lemming e Teatro Clandestino. Figura emblematica e sintesi in divenire delle molteplici traiettorie di ricerca accumulate in questi anni è Valter Malosti, regista, attore, artista visivo, direttore della compagnia Teatro di Dioniso, come illustra il breve profilo di Nicola Arrigoni.

 

L’identità culturale e creativa dei nuovi talenti italiani è argomentata da Renato Palazzi. Tratto comune è la pratica del teatro costruita sull’idea di morte della regia. Si prosegue con le trasformazioni interne alla regia di Emma Dante, riconosciute da Andrea Porcheddu in Cani di bancata che segnano, in un certo senso, l’abbandono della ricerca ‘mistica’ e interiore dell’attore tramite il percorso di costruzione dello spettacolo per approdare ad una rappresentazione ‘visiva’ delle passioni. Il senso della trasformazione del concetto e pratica di regia nelle sue molteplici possibilità emerge con chiarezza e approfondimento dalle interviste rilasciate da Fabrizio Arcuri, Babilonia Teatri, Valerio Binasco, Massimiliano Civica, Corrado d’Elia, Andrea De Rosa, Egumteatro, Fanny & Alexander, Jurij Ferrini, Alessandro Gassman, Claudio Longhi, Motus, Cristina Pezzoli, ricci/forte, Carmelo Rifici, Teatro Sotterraneo.

 

Il dossier prosegue con altri pregevoli contributi, dalle riflessioni di Claudia Cannella alla concezione dell’attore secondo Antonio Latella ricostruita da Sara Chiappori, all’intervento di Pier Giorgio Nosari che puntualizza la cifra creativa di Serena Sinigaglia. Conclude la ricognizione del teatro di regia un’altra figura di rilievo, Arturo Cirillo, affrontato dall’articolo di Andrea Porcheddu. Spinte innovative emergono anche in campo lirico, sostenute dalle ultime generazioni di registi (Andrea De Rosa, Francesco Micheli, Roberto Recchia, ecc.), secondo l’analisi di Giuseppe Montemagno.

 

Nella Biblioteca curata da Albarosa Camaldo si leggono le schede delle novità editoriali legate alla cultura dello spettacolo. Ricca, come sempre, è la sezione riservata alle Critiche degli spettacoli teatrali prodotti in Italia e ordinati secondo criteri geografici. Due sono i testi pubblicati da «Hystrio»: Malastrada di Tino Caspanello (Finalista Extracandoni, 2007, segnalato al Premio Tuttoteatro.com-Dante Cappelletti 2007, Premio Legambiente 2008), e Questi amati orrori. Antimonologo per attore solo di Renato Gabrielli. Competono a Roberto Rizzente le tante informazioni raccolte ne La società teatrale.

 

 

di Massimo Bertoldi


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