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Bianco e Nero, a. LXXI, n.566, gennaio-aprile 2010


a.LXXI, n. 566, gennaio - aprile 2010, 15 Euro

A due anni di distanza dal numero monografico sulla Scuola Nazionale di Cinema, “Bianco & Nero” pubblica la seconda parte della prima completa ricognizione documentale, curata da Alfredo Baldi e Silvio Celli, dedicata alla nascita del Centro Sperimentale di Cinematografia. Il numero, dal titolo L’Università del Cinema. I primi anni del CSC (1935-1945) è interamente dedicato al primo decennio di vita della maggiore istituzione formativa del cinema italiano,  le cui origini riprendono letteralmente vita sotto i nostri occhi grazie a una serie di saggi e alla riproduzione dei più significativi documenti contenuti nell’archivio storico del CSC dissodato nel settantacinquesimo anniversario della fondazione del Centro (sui suoi depositi e sul suo ruolo si sofferma Giulio Bursi). Dunque questo nuovo monografico si rivela molto più di un avvio di rilettura critica del ruolo del CSC nel periodo fascista, ma il primo vero contributo scientifico sull’argomento.

 

Riprendendo il discorso avviato dalla rivista nel 2008, ora si intende indagare il nucleo forte delle proposte blasettiane che nella Scuola Nazionale di Cinema, da lui fondata nel 1931, non potevano trovare attuazione a causa della limitatezza delle risorse economiche, prima causa del fallimento del suo obiettivo principale,  contribuire alla pratica industriale del cinema italiano.  Oltre ai corsi di regia infatti nel 1935 al CSC nascono quelli per sceneggiatori, scenografi e tecnici mentre viene potenziato il corso per attori con la selezione nazionale degli allievi con preselezioni su base provinciale. Per intervento diretto di Galeazzo Ciano e Luigi Freddi il CSC avrà un proprio bilancio e una propria sede istituzionale, prima in via Foligno, in un’ala di un istituto professionale, e poi in via Tuscolana, presso l’erigenda Cinecittà.

 

Degli allievi in tuta blu, che frequentavano per l’intera giornata le lezioni del Centro, restano corposi dossier e la stessa “Bianco & Nero” dell’epoca, con le sue edizioni, mostra in filigrana la pedagogia adottata dalla scuola (a questo proposito si segnala il contributo fondamentale di Francesco Pitassio, La formazione dell’attore e la discussione teorica): purtroppo in seguito al saccheggiamento dei tedeschi in fuga nel 1943 sono andati perduti i documenti filmati, dalla collezione di pellicole destinate a istruire gli allievi attraverso i maggiori esempi della storia del cinema nazionale e internazionale ai provini e ai film didattici da loro girati di cui puntualmente riferisce il saggio di Francesca Angelucci. Il lavoro di ricerca della studiosa porta inoltre alla redazione della prima filmografia sull’argomento desunta da un lavoro comparato sulle fonti, in assenza dei documenti in pellicola a parte L’attore nel film diretto da Barbaro nel 1938-1939 e I mezzi espressivi del cinema: l’inquadratura e il montaggio di Renato May e Paolo Uccello risalenti allo stesso periodo e conservati dalla Cineteca Nazionale. Alla disamina della documentazione riguardante le opere autoprodotte e coprodotte dal Centro, da La peccatrice di Amleto Palermi (1940) a Via delle Cunque Lune di Chiarini (1942), è dedicato il contributo di Stefania Carpiceci. La vicenda del mancato trasferimento del CSC a Salò nel 1944, che resta inattivo e commissariato fino al 1947 ma produce a Venezia La buona fortuna di Fernando Cerchio con la partecipazione degli ex allievi, è puntualmente analizzata da Ernesto G. Laura.

 

Completano il volume il saggio di Iginio Carbonari Gli edifici del Centro Sperimentale di Cinematografia e la preziosa trascrizione e analisi di Alfredo Baldi degli straordinari “diari di guerra” anonimi stilati fra il settembre 1943 e il maggio 1944  che restano fra i documenti più interessanti dell’archivio storico del CSC “sopravvissuti a decenni di incuria, furti, asportazioni e distruzioni purtroppo anche volontarie e recenti”, come sottolinea l’autore.  Oltre ai diari, i verbali e i dettagliati elenchi di materiali didattici precisano come il Centro fosse fornito di tutto ciò che occorreva per formare, attraverso la pratica ma anche lo studio, quelli che sarebbero divenuti i nuovi quadri del cinema italiano ma anche future personalità della cultura e della politica, da Corrado Alvaro a Michelangelo Antonioni, da Pietro Ingrao a Clara Calamai, da Giuseppe De Santis a Dino De Laurentiis, da Pietro Germi ad Arnoldo Foà, da Alida Valli a Luigi Zampa, da Steno ad Achille Togliani.   

  

di Cristina Jandelli


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