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A cura di Stefano Locatelli

Anno XXX Nuova serie, Sezione Teatro, n.2 maggio-agosto 2008, €15.50
ISSN 0392-8667

In questo fascicolo, curato da Stefano Locatelli,  sono presentati gli esiti della ricerca condotta negli ultimi anni nell’ambito del progetto “Il patrimonio teatrale come bene culturale. L’archivio Storico del Piccolo Teatro di Milano”, avviato grazie alla comune volontà dell’Università Cattolica e del Piccolo Teatro.

Giovanni Venegoni e Franco Viespro nel loro intervento L’archivio storico del piccolo teatro. Note storiche e appunti per la valorizzazione spiegano che il progetto è teso alla valorizzazione del patrimonio documentario e testimoniale risalente alle prime trenta stagioni di attività del Piccolo, dal 1947 al 1963. Il teatro milanese è l’unico teatro italiano a possedere un patrimonio documentario/artistico organicamente ordinato e disponibile per la consultazione su internet e presso la sede del Teatro Strehler. Il corpus documentario è costituito da materiale eterogeneo prodotto in oltre sessant’anni di attività: programmi di sala, manifesti, locandine, pubblicazioni curate dal Piccolo per i suoi abbonati, fotografie degli spettacoli, figurini, copioni, carteggi tra Paolo Grassi e Giorgio Strehler ed altri esponenti della cultura europea,  fascicoli dell’amministrazione, contratti con attori e tecnici, ordini del giorno e di servizio, relazioni di palcoscenico e di regia. I due studiosi si soffermano più volte sulle difficoltà sorte nella scelta del materiale da valorizzare. I teatri per natura sono  costituiti da due apparati interconnessi tra loro: un settore amministrativo, incaricato della gestione dell’ente, e uno artistico che realizza la messa in scena. Di fronte a questa varietà documentaria, la difficoltà primaria a livello archivistico consisteva nel distinguere la causa originaria posta alla base della documentazione prodotta. Per questo motivo ad analisi documentaria conclusa, il gruppo di lavoro, ha deciso di portare alla luce le carte e le testimonianze maggiormente significative e di realizzare un portale multimediale − Archivio Multimediale − al fine di rendere più semplice l’accesso agli studiosi e aumentare la diffusione dei materiali ivi contenuti.

Stefano Locatelli  ne La ricerca della stabilità. Appunti per uno studio dei primordi del Piccolo Teatroci illustra l’excursus sullo statu nascenti dello stabile milanese. Il curatore parte dalle riflessioni condotte da Paolo Grassi nell’articolo Teatro, pubblico servizio pubblicato sull’«Avanti!» il 25 aprile 1946, che auspicava l’istituzione di teatri comunali a gestione municipale, elencando tutti gli intoppi iniziali. Tra questi: la conflittualità tra Giorgio Strehler e Mario Apollonio (una personalità vicina alla democrazia cristiana, al quale sarà data pochi anni più tardi la prima cattedra di storia del teatro e al quale lo stesso Grassi chiederà di perorare la causa del Piccolo presso il partito cattolico). Il dibattito verteva sul concetto di regia, sulla scelta del repertorio, il difficile rapporto con gli attori, lo spazio ridotto del palcoscenico, e soprattutto la grave situazione economica nella quale versava il Piccolo. Locatelli ci illustra infine come si sia delineata tra persistenze e continuità prima l’idea e poi la realizzazione di un teatro stabile,  attraverso la disamina di alcune lettere di Paolo Grassi indirizzate all’allora sottosegretario di Stato Giulio Andreotti.

Greta Salvi prende in esame gli spettacoli realizzati per ragazzi dal Piccolo Teatro di Milano negli anni Cinquanta del Novecento. Salvi ricorda che in quegli anni mancava un vero e proprio teatro per ragazzi organizzato su scala nazionale. Per questo motivo in quegli anni si organizzarono diversi convegni, da dove nacquero nuove prospettive. Tra le tante proposte sorte durante il convegno intitolato Problemi dello spettacolo scenico per ragazzi, si ricorda quella di Guido Mengacci che esaminando la stagione teatrale del 1953/1954 del Piccolo di Milano, annoverava  una serie di spettacoli realizzati per ragazzi:  La vedova scaltra di Goldoni, Giulio Cesare di ShakespeareL’imbecille, La giara, La patente di Pirandello, Le folie de Challiot di Giraudoux. Per l’anno successivo sempre per ragazzi La trilogia della villeggiatura di Goldoni, Il giardino dei ciliegi di Cechov, Processo a Gesù di Fabbri e La casa di Bernarda Alba di Garcìa Lorca, Il Corvo di Carlo Gozzi e Qui comincia la sventura del signor Bonaventura di Sergio Tofano. Un teatro − ricorda Salvi − sperimentale che in un primo momento non trovò il favore della critica. Il Piccolo rappresenterà altri spettacoli per bambini nella stagione  del 1968/1969 portando in scena Papà, papà, anch’io voglio la luna di Guido Stagnaro.

Arianna Frattali con il suo intervento ci illustra il farraginoso e interminabile iter della proposta di legge per il teatro di prosa. Frattali, utilizzando i documenti originali dell’archivio, ci ricorda che nel 1960 Paolo Grassi e Giorgio Strehler presentarono una proposta di legge per la creazione del primo ente teatrale di prosa.  Nonostante gli sforzi - di registi, drammaturghi e attori - la legge non verrà mai varata in una forma completa ed organica, nel 1962 sarà lasciata cadere,  nel 1964 la Direzione Generale dello Spettacolo sarà smembrata in Ispettorati e solo nel 1985 il teatro di prosa potrà contare su uno stanziamento fisso e garantito. In questo contesto tra dibattiti, lettere, convegni  emergono due personalità di spicco - Eduardo de Filippo e Vittorio Gassman - che diverranno gli interlocutori costanti di Paolo Grassi.

Tancredi Gusman ricostruisce attraverso i documenti dell’archivio del Piccolo di Milano le controversie sorte intorno alla rappresentazione del 1963 di Vita di Galileo di Giorgio Strehler. Gusman ci rammenta come una parte del mondo cattolico milanese non solo ritenne quella rappresentazione un’offesa alla sensibilità religiosa ma anche inadeguata, visto il ruolo di servizio pubblico al quale era ispirato il Piccolo. A fronte di tali critiche  e per riaffermare il carattere plurale e ribadire la capacità di rappresentare l’intera collettività, Grassi e Strehler introdussero delle modifiche per la stagione del 1962/1963. Proprio questa intenzione di rappresentare l’intera collettività dimostrò – secondo l’autore − come il vero pluralismo non poteva realizzarsi all’interno di una singola istituzione.

A corredo del volume seguono due appendici  – una documentaria e una iconografica – delle lettere e delle foto conservate nell’archivio Storico del Piccolo Teatro di Milano.

 

di Assunta Petrosillo


copertina

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