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Gian Piero Brunetta

Il cinema neorealista italiano - Storia economica, politica e culturale


Bari, Laterza, 2009, pp. 463, euro 24.00
ISBN 978-88-420-8945-2
Non bisognerebbe mai smettere di leggere la Storia del cinema italiano di Gian Piero Brunetta, da anni ormai “il” classico della storiografia cinematografica italiana. Non possiamo infatti che essere contenti di questa nuova edizione, aggiornata e ampliata, di un lavoro che fu pubblicato per la prima volta dagli Editori Riuniti tra il 1979 e il 1982, a cui seguì l'edizione del 1993 (già Laterza). Quella che sta uscendo in questi mesi nelle librerie italiane si presenta come una sorta di versione deluxe, costituita da ben 6 volumi, che forniscono un ampio e articolato panorama sugli altrettanti periodi in cui lo studioso veneto ha diviso la storia del cinema e della cultura cinematografica del nostro paese: dalla grande epoca del muto ai fasti autarchici del fascismo, dalla stagione neorealista a quella d'oro degli anni Cinquanta-Sessanta, fino ai giorni nostri.

Un posto particolare lo occupano però i due volumi dedicati al cinema neorealista (laddove il termine “neorealista” viene usato da Brunetta per indicare, probabilmente per esigenze di comodità e di chiarezza editoriale, tutto il cinema degli anni compresi tra il 1945 e il 1959): il primo riservato all'analisi dell'evoluzione estetica, alla messa a fuoco dei film e dei loro autori, il secondo invece dedicato all'analisi articolata dei problemi produttivi, politico-istituzionali, ideologici e teorico-critici.

Come del resto ammette lo stesso Brunetta, è proprio quest'ultimo volume a rappresentare la parte forse più interessante e stimolante di tutta l'opera perché si concentra su molti di quegli aspetti di carattere propriamente storiografico e metodologico su cui da alcuni anni (finalmente) si dibatte in maniera assai vivace anche in Italia. Un lavoro complesso e difficile, non solo per le sempre maggiori difficoltà che gli studiosi incontrano nell'accedere agli archivi, ma anche per l'importanza e la ricchezza di quel contesto storico (fine della seconda guerra mondiale, elezioni del '48, guerra fredda, ricostruzione) che ha influenzato in maniera determinante la storia e la vita di film, autori, attori, produttori, maestranze varie, critici e spettatori.

Il lavoro di Brunetta è quello dello storico tout court, e cioè un'avventura intellettuale che poggia le sue basi su una sistematica e capillare ricerca sulle fonti e sulle testimonianze (filmiche e cartacee), come dimostra l'enorme mole di documenti e testi che compongono l'ossatura del volume. In questo senso riveste un'importanza davvero notevole il lavoro fatto sugli archivi americani; i fondi  archivistici conservati presso quello nazionale di Washington, quelli della Motion Pictures Division della Library of Congress e del Pacific Film Archive di Berkeley hanno permesso di portare alle luce migliaia di materiali e fonti inedite, tra cui soprattutto i documenti diplomatici, sia americani che italiani, che testimoniano come l'interesse degli USA, subito dopo la liberazione del nostro paese, fosse tutto concentrato a impedire la ripresa dell'industria cinematografica italiana, vista come un impedimento alla facile conquista di un nuovo amplissimo mercato, vergine e affamato dell'American dream of life.

Chi riuscì praticamente a impedire gran parte di questo assalto, sapendo anzi trasformare una situazione di scacco in un'opportunità politico-economica volta al rafforzamento della DC al governo, fu l'allora giovane sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giulio Andreotti. Con una paziente e spregiudicata opera di ricucitura diplomatica (con gli USA), servendosi dell'influenza del Vaticano e delle potenti strutture culturali cattoliche, costruendo una sponda con imprenditori e settori produttivi, Andreotti riuscì nel miracolo di rimettere in piedi tutta la macchina del cinema italiano, al prezzo però di rimuovere, censurare o eliminare del tutto i più fastidiosi elementi di denuncia politica e sociale che lo caratterizzavano nel primo dopoguerra.

Il libro di Brunetta, dunque, soprattutto nella prima parte, rappresenta un strumento di studio che sarà assai utile negli anni a venire, proprio perché da una parte costituisce una prima e sistematica messa a punto di un quadro storiografico in cui convergono e si scontrano forze diplomatiche, sociali, politiche, religiose, culturali e critiche; dall'altra apre una finestra importante per lo studio del ruolo che il cinema ha avuto, nel secondo dopoguerra, nella propaganda politica e quindi, direttamente, nella vita del Paese.

di Marco Luceri


copertina del libro

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