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Pablo Picasso

Teatro
Il desiderio preso per la coda; Le quattro bambine

Milano, Ubulibri, 2009, pp. 125, euro 15,00.
ISBN 978-88-7748-038-5

Picasso non ha mai partecipato ai dibattiti teorici introno alla sua arte, per questo si era creato la fama di non amare la scrittura. Ma le sue due pièces pubblicate da Ubulibri nel 1984 e ristampate negli ultimi mesi dimostrano il contrario. Certo è che l’artista mantiene un certo distacco da quel che succede nei teatri della sua Parigi del secondo dopoguerra, dove stanno prendendo piede Sartre, Camus, Beckett e Ionesco.  Mentre si sviluppa l’esistenzialismo e il teatro dell’assurdo, Picasso sembra non comunicare con il mondo che lo circonda, preferendo rifarsi a modelli precedenti, quali il grottesco “basso” di Jarry, o il simbolismo “alto” di Mallarmé e Maeterlinck

Per Il desiderio preso per la coda – pubblicato nella traduzione di Gian Antonio Cibotto – il riferimento a Ubu roi risulta evidente. In questa pièce del 1941 ci sono personaggi come il Piede Grosso, l’Angoscia grassa, la Cipolla, il Silenzio o la Torta. Se a suo tempo Raymond Queneau cercò di interpretare quegli strani individui come rappresentanti dei tanti mali che l’Umanità stava soffrendo a causa della guerra, sembra effettivamente più probabile pensare – come suggerisce Renato Barilli nell’Introduzione – che «quegli eccessi nell’ordine della fisicità» siano «puri esercizi di invenzione, appunto sull’onda del precedente offerto da Jarry». 

Con Le quattro bambine ci spostiamo sei anni più avanti, nel 1947. Personaggi e ambientazioni sono assai più naturali, ma la “narrazione” procede per accostamenti bizzarri fra insetti, astri e fiori. Picasso scrive la  pièce fra il Golfo Juan, in Costa Azzurra, e il piccolo villaggio di Vallauris – poco distante – un antico centro di produzione della ceramica. Sarà proprio questa attività a rianimare la creatività all’artista, che negli stessi anni vive un nuovo amore con la giovane Françoise Gilot. Le quattro bambine del testo sono forse ispirate ai suoi figli: Claude e Paloma – nati dalla sua relazione con la Gilot – e Maia – nata della sua unione con Marie-Thérese Walter, la donna che, dopo aver a lungo sperato di sposare il pittore, morì suicida. L’ambientazione è un orto con un pozzo al centro, ma lo spazio diviene etereo, non c’è posto per descrizioni realistiche, soltanto per elementi magici da mondi incantati. Le bambine passano il tempo fra girotondi e filastrocche dando vita a curiosi giochi di parole, che vengono tradotti in italiano da Jean-Paul Manganaro.  

Le battute di Picasso permettono certo di chiarire i suoi interessi e i suoi riferimenti artistici, anche se fino ad oggi questi testi non hanno mai riscosso alcun successo spettacolare, né di critica né di pubblico. Vi sono passaggi comici che sanno conquistare anche il lettore di oggi, ma sono soprattutto piccole compagnie a trovare il coraggio, nel secondo millennio, di riportare sulla scena gli esercizi di stile del più grande pittore del Novecento.

 

Gherardo Vitali Rosati


Pablo Picasso. Teatro

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