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Marco Catucci

Il teatro esotico dell'abate Pietro Chiari
Il mondo in scena fra décor e ragione

Roma, Robin Edizioni, 2007, pp. 323, euro 15,00.
ISBN 978-88-7371-278-7

Dell'Abate Pietro Chiari, autore di oltre trecento opere fra romanzi, commedie, libretti, lettere e poesie, si è scritto assai poco. L'ultima monografia a lui dedicata risaliva al 1986, quando Carmelo Alberti pubblicò gli atti di un importante convegno veneziano, chiamato, come sempre succede per lo sfortunato Abate, Un rivale di Carlo Goldoni: l'Abate Chiari e il teatro europeo del Settecento (Neri Pozza). Opera che tenta di affrontare nel complesso la poliedrica figura del Chiari: la sua biografia, la scrittura per il teatro, i romanzi e il teatro musicale. Da allora più nulla. Non solo: risalendo indietro nel tempo bisogna arrivare all'inizio del Novecento per poter trovare altre monografie. Nel 1902 usciva l'opera di Giovanfrancesco Sommi Picenardi, anch'essa chiamata Un rivale del Goldoni (Milano, Mondaini). E nel 1905 Giuseppe Ortolani tornava sul selciato con Settecento: per una lettura dell'Abate Chiari.

Negli ultimi vent'anni poco è stato pubblicato al riguardo. Nel 1999 Marco Catucci ha curato per Vecchiarelli un'edizione di due sue fortunate commedie: La schiava chinese e Le sorelle chinesi, con un'importante introduzione in cui ha mostrato in maniera convincente come la fonte del primo testo non fu già, come si dice anche nel volume di Alberti, la goldoniana Sposa persiana, bensì un romanzo francese di Thomas-Simon Gueullette. È lo stesso Catucci che adesso pubblica per Robin Edizioni il bel volume Il teatro esotico dell'Abate Chiari(2007), in cui, partendo dalla sua recente opera, amplia lo spettro di analisi sul Chiari, prendendo in esame un corpus di commedie ben delimitato, quello appunto, chiamato "esotico".

Siamo a Venezia, fra il 1749 e il 1762, il decennio più studiato dell’esperienza biografica, teatrale e letteraria del Chiari, sono appunto gli anni della competizione con Carlo Goldoni. Su questi anni si concentrano tutte le opere sopra citate, e anche l’accurata biografia che Nicola Mangini ha redatto per il Dizionario Biografico degli Italiani non dà alcuna informazione sugli ultimi vent’anni di vita dell’abate (lasciata Venezia nel 1762, il Chiari sarebbe morto a Brescia nel 1785). Pure per i primi trent’anni della sua attività (nacque nel 1712 non nel 1711, come si credeva fino al Sommi Picenardi ­­ ma si stabilì in Laguna solo nel 1746) le informazioni non abbondano.

Tornando dunque a studiare il periodo ritenuto il migliore dell’esperienza chiariana, Catucci analizza sotto diversi profili il corpus di opere da lui definito. Che va dall’esotismo del luogo e del tempo, del Marc’Antonio, a quello delle commedie ambientate in Cina, in America, in Spagna, in Siberia, in India, in Egitto, etc. Sembra inesauribile la lista dei luoghi scelti dal Chiari per le sue commedie, e poiché in erudizione il prolifico autore non aveva rivali, non lo si può certo accusare di approssimazione. Catucci individua le fonti etnologiche utilizzate, confrontando alcuni passi di esse con altrettanti episodi delle commedie. Ad esempio il commiato descritto nella Schiava Chinese rispecchia le modalità descritte da Daniello Bartoli (Dell’Historia della Compagnia di Giesù, Roma, Varese, 1663) e da Thomas Salmon (Storia moderna o sia stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo, Venezia, Albrizzi, 1731).

Catucci ripercorre il suo corpus, riassume la trama delle commedie, ne ricerca le fonti letterarie. Lo studio delle didascalie gli permette di analizzare la scenografia, che spesso ripropone ambienti tipici dei paesi descritti. E ipotizza anche un esame della funzione di determinati luoghi all’interno delle commedie, si va dal Serraglio, alla sala del trono, ai carceri. Infine si concentra sulla lingua del Chiari, che può essere in prosa o in poesia e può alternare toscano e veneziano.

Un’analisi accurata che suggerisce metodologie di studio interessanti da approfondire e che restituisce all’abate parte della sua, finora negata, dignità.

di Gherardo Vitali Rosati


Il teatro esotico dell'abate Pietro Chiari

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