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Claudio Meldolesi

Fondamenti del teatro italiano. La generazione dei registi


Roma, Bulzoni Editore 2009, pp. 574, € 29,00
ISBN 978-88-7870-358-2

La casa editrice Bulzoni ha di recente ristampato per la collana Memorie del Teatro il libro di Claudio Meldolesi Fondamenti del teatro italiano. La generazione dei registi, uscito per la prima volta nel 1984 edito da Sansoni.  Nel corso di questi venticinque anni, intercorsi dalla prima edizione, sono usciti numerosi testi che hanno affrontato il tema della regia italiana, ma il contributo alla storiografia teatrale dato dal libro di Meldolesi merita particolare attenzione; rappresenta infatti una riflessione essenziale per la comprensione della scena italiana fino agli anni settanta del secolo scorso. Si tratta di un lavoro che, come dichiara l’autore nelle pagine introduttive, si compone di due «libri intrecciati, distinti anche se non separabili»; uno si sofferma ad analizzare la storia dei registi nati intorno agli anni '20 che diventeranno i promotori della regia critica in Italia; l’altro offre un inquadramento teorico del contesto teatrale e sociale del periodo preso in esame. Due parti che diventano un unicum nel corso della lettura, che deve essere attenta e minuziosa, data la vasta mole di informazioni contenute, non solo nel testo ma anche nel ricco apparato di note.

Anche se il punto focale del saggio è l'approfondimento del fenomeno della regia critica e dei suoi protagonisti, il libro offre un prima e un dopo che incuriosisce il lettore e non delude, perché ben curato, mai semplicemente nozionistico ma contenente informazioni, aneddoti e precisazioni necessari a inquadrare l'argomento. Su questa linea si articolano il primo e l'ultimo capitolo che introducono rispettivamente la scena teatrale nei primi decenni del Novecento ancora strutturata sul modello del teatro all'antica italiano (per riprendere il titolo di un noto libro di Sergio Tofano) e costretta a fare i conti con il rapido avanzamento della politica fascista; e il dopo anni cinquanta, il contemporaneo per l'autore, nel quale è offerto uno sguardo generale, con particolare attenzione alle figure centrali di Carmelo Bene, Luca Ronconi e dell'avanguardia degli anni Settanta.

Nella seconda parte è sviluppato l’argomento cardine del libro, cioè la regia critica. Questa definizione consolidatasi negli anni sessanta, racchiude in sé un modo di produzione registica che mette al centro del lavoro, in tutte le sue fasi (dalla scelta del testo, alla scomposizione e ricomposizione del copione, allo spettacolo vero e proprio), la dimensione critica. I registi critici pensarono la messa in scena come lo svolgimento simultaneo di due spettacoli, realizzabili attraverso un doppio percorso: uno che riguardava la raffigurazione del testo, nel quale il regista rispetta «la superficie verbale, ricostruendo con cura gli ambienti ed evitando trasfigurazione»; l'altro caratterizzato da una rappresentazione attualizzata, nella quale «il regista critico svolge una sua rinarrazione lungo tutto l'arco testuale». Dopo aver approfondito questo duplice filo conduttore, l'autore dedica la terza parte all'analisi del lavoro di quattro registi critici, Strehler, Pandolfi, De Bosio e Squarzina; sono delle schede caratterizzate dal puntuale riferimento agli spettacoli creati sulla base del doppio registro, utilizzando come strumenti di lavoro le recensioni dell'epoca e le testimonianze dei protagonisti di questa “rivoluzione” del teatro italiano.

L'autore inoltre, affrontando quasi mezzo secolo di storia della regia teatrale crea costantemente un filo diretto tra questa, le istituzioni e la politica: prima quella fascista e poi quella del dopoguerra, che vede contrapporsi la democrazia cristiana e il partito comunista; un riferimento che mette in luce come il teatro abbia sofferto, e soffra, di condizionamenti e vincoli legati a interessi economici e politici. Il libro di Meldolesi deve essere letto con pazienza, infatti, alcuni passaggi che al lettore distratto possono apparire superflui, hanno invece un loro perché, forse non subitaneamente individuabile ma necessario in un secondo momento, per ricostruire una storia, che, come studiosi e appassionati di teatro, dobbiamo conoscere.

 

di Elena Peruzzo


copertina del libro

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