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Theatre Research International


Vol. 33; n. 2; luglio 2008, pp. 221
ISSN 0307-8833

Il secondo numero di “Theatre Research International” per il 2008 offre ai propri lettori una gamma di articoli che spazia dal luogo fisico della rappresentazione alla valenza dell'artista, dall'uso della violenza a quello della pornografia.

 

Il primo contributo è di Patrice Pavis, On Faithfulness: The Difficulties Experienced by the Text/Performance Couple, con cui lo studioso affronta la complessa questione del rapporto tra regista ed opera, chiedendosi se il primo debba essere fedele all’autore o se possa invece conformarsi al testo teatrale. Pavis riporta tre esempi che illustrano tale dinamica, simbolo del binomio direttore di scena/autore, che è storicamente relativistico e, come alcune recenti produzioni hanno evidenziato, da riconsiderare.

 

Jerzy Limon propone  Space is out of Joint: Experiencing Non-Euclidean Space in Theatre, con cui si prefigge di dimostrare che il palcoscenico e la sua realizzazione materiale sono  fattori importanti in quanto generatori di significato in tutte le produzioni teatrali. Secondo Limon, infatti, lo spazio della rappresentazione è una costruzione artistica, il cui valore va oltre la mera realizzazione di un luogo scenico abitato, poiché costituisce anche la possibilità di convogliare significati in grado di evocare letture metaforiche. Il fine ultimo è quello di permettere l'emergere di emozioni rilevanti alla realizzazione del fine ultimo del regista.


Clàudia Tatinge Nascimento propone  Calls for Remembrance: At Work with Traditional Chants in cui analizza da un lato le relazioni dinamiche tra comportamenti ritualistici, materiali tradizionali, e performativity, dall’altro come il lavoro sui canti tradizionali possa influenzare il modo in cui gli attori professionisti portano in scena la loro presenza fisica. L’articolo propone anche una riflessione sulle opere filosofiche di Avicenna, antiche forme artistiche il cui scopo finale era la trasmissione di conoscenza e tradizioni.

 

Adelaide Ristori’s Tour of the East Mediterranean (1864-1865) and the Discourse on the Formation of Modern Greek Theatre, di Ioanna Papageorgiou, descrive la nuova esperienza estetica offerta dalla diva italiana alla buona società ellenica in Oriente, filtrata da preoccupazioni di carattere sociale e nazionale. Adele Ristori viene accolta come ambasciatrice della cultura occidentale, ed in quanto tale viene vista sia portatrice di progresso sociale, ma anche di sfruttamento economico delle zone del Vicino Oriente. Il giudizio sulla sua opera è quindi influenzato dalla politica: infatti, mentre alcuni la considerano come l’ennesima speculazione perpetrata dall’Occidente ai danni dell’Oriente, altri, invece, si interrogano sulla possibilità che il teatro ha di modellare coscienze nazionali e sociali, e sulle relazioni tra arte e cultura materiale.

 

Flagellation of the Son of God and Divine Flagellation: Flagellator Ceremonies and Flagellation Scenes in the Medieval Passion Play di Londra e Metz, di Friedmann Kreuder, ipotizza un eguale livello di violenza tra le commedie medievali raffiguranti la Passione e la trasposizione cinematografica portata sullo schermo da Mel Gibson. Tale teoria riceve supporto da testimonianze di attori che, interpretando la parte di Gesù nei Passion Plays, sono stati, a volte, anche feriti mortalmente. L'ampio risalto dato a quella che nella Bibbia è soltanto una breve descrizione, suggerisce un deliberato uso delle scene raffiguranti la tortura all’interno delle varie rievocazioni.

 

Il saggio ipotizza che la rappresentazione gestuale e drammatica avrebbe reso ‘leggibile’ la simbologia della liturgia celebrativa, permettendo la comprensione anche a quanti non conoscevano il latino. L’ultimo articolo è The Word Made Flesh: Staging Pornography in Eighteenth-Century Paris, di Laurence Senelik, al centro del quale è posto il teatro clandestino, ed i dubbi a esso collegato. Ancora irrisolto il dubbio relativo all'effettiva rappresentazione ed all'eventuale tipologia di pubblico dei drammi aventi linguaggio e soggetto osceni. Un secondo interrogativo riguarda il linguaggio adottato: in quanto convenzionale sia nella forma letteraria che nella sua scurrilità, necessitava di essere implementato tramite pantomime ed immagini, elementi molto vicini a quelle innovazioni teatrali suggerite da Diderot in un diverso contesto. Infine, la mera esposizione dei corpi non poteva che superficialmente incarnare il desiderio, mentre, il filtro posto dall’essere rappresentazione, e la presenza di stereotipi, probabilmente, erano controproducenti al raggiungimento dello scopo pornografico.

 

Carlo Lorini

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