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Theaterheute


n. 10, ottobre 2008, pp. 86, € 14,80
ISSN 0040 5507

La testa di leone inferocito scelta dallo Schauspielhaus di Zurigo come logo per caratterizzare il programma della stagione 2008-2009 assurge a immagine simbolica, secondo l’articolo di Franz Wille con il quale si pare il numero di "Theaterheute", della condizione di competitività piuttosto aggressiva in atto tra i principali teatri tedeschi. Dallo spoglio dei cartelloni presentati a Monaco, Berlino, Düsseldorf, Köln, Amburgo e Vienna, emergono progetti isolati e produzioni prive di intrecci e sviluppi in un sistema di progettualità culturale organico.

Gli interventi raccolti in "Debatte" (Dibattito) rispondono alla domanda relativa all’eredità lasciata dal cosiddetto "postdramatische Theater" nella scena contemporanea. Florian Malzacher, Dramaturg del Festival Steirischer Herbst di Graz, prende in rassegna gli spettacoli oggi ritenuti esempi probanti di linguaggi scenici postmoderni, tra i tanti citati No Dice del Nature Theater of Oklahoma e Jek della giovane regista francese Gisèle Vienne. Emergono l’attualità e la vitalità della ricerca di una creatività collettiva e condivisa, segnata dall’intreccio multidisciplinare dei linguaggi dello spettacolo. Diversa è la posizione di Bernd Stegemann, docente della scuola dell’Attore "Ernst Busch" di Berlino, che individua nella mancanza di mimesi e di realismo il punto di debolezza. La performance postdrammatica, sostiene lo studioso, tende a smussare i conflitti con la realtà, a manipolare la struttura del testo fino ad avvolgerlo di debole e anonima trasparenza.

"Aufführungen", la sezione della rivista dedicata alla recensione delle principali novità prodotte nei paesi di lingua tedesca, si occupa del Festival estivo di Salisburgo. Si sono visti spettacoli piuttosto interessanti, a partire da Verbrechen und Strafe che Andrea Breth ha ricavato dall’omonimo romanzo di Dostojevski, sviluppando atmosfere surreali e cupe e impostando gli attori (Birte Schnöink, Swetlana Schönfeld, Corinna Kirchhoff, Marie Burchard e Wolfgang Michael) nella direzione di un’interpretazione intensa e coinvolgente. Si basa su una lettura in chiave moderna la messinscena di Die Räuber di Friedrich Schiller firmata da Nicolas Stemann, e affidata all’interpretazione di Alexander Simon, Philipp Hochmair, Daniel Hoevels e Felix Knopp. Tra gli spettacoli dedotti da testi di autori contemporanei si sono distinti la trilogia Sad Face / Happy Face del regista fiammingo Jan Lauwer con la sua Needcompany fondata nel 1986, un mix di teatro danze e musica, e Der Stein, novità di Marius von Mayenburg con la regia di Ingo Berk e interpretato da Judith Engel e Kay Bartholomäus Schulze. Il testo ripercorre sessant’anni di storia tedesca del Novecento, dal Terzo Reich alla DDR, dagli Anni di Piombo agli anni Novanta.

Ricorre ad un’orchestra e ad un uso eccessivo di video la messinscena di Die Massnahme di Bertolt Brecht curata dal norvegese Tore Vagn Lid. Si affida al teatro di parola l’autore e regista giapponese Toshiki Okada nell’allestimento di Cinque giorni a marzo, storia di cinque uomini di Tokyo che ricordano episodi vissuti nel 2003 durante la guerra irakena. Il Nature Theater of Oklahoma ha proposto America, ricavato dall’omonimo romanzo di Franz Kafka. La chiusura del Festival austriaco è toccata al debutto di Harper Regan, novità di Simon Stephens, storia di una donna che abbandona lavoro e famiglia per visitare il padre morto per poi incappare in una serie di drammatiche disavventure a sfondo erotico. La regia compete all’inglese Ramin Gray, i ruoli principali sono stati assegnati a Martina Gedeck, Samuel Weiss, Marlen Diekhoff e Manfred Zapatka. Il cartellone della settima edizione del Festival Ruhrtriennale di Bochum ha iscritto spettacoli di qualità, come Vergessene Strasse di Johan Simon in collaborazione con Koen Haagdoner, trattato dall’omonimo romanzo di Luois Paul Boon e interpretato dall’Ensemble des NT di Gent con gli attori trasformati in pupazzi, e Pitié! Erbarme Dich! spettacolo di danza ideato da Alain Platel e Fabrizio Cassol e interpretato da Mathien Desseigne Ravel, Louis-Clément Da Costa, Elie Tass ed Emile Josse.

La sezione "Ausland" è dedicata all’India. La cultura dello spettacolo è alla ricerca di dialoghi e contatti con la realtà internazionale per rinnovare repertori e pratiche della messinscena. Punto di riferimento è la National School of Drama nella capitale Delhi dove si svolgono, tra l’altro, annuali seminari e conferenze. Da questa realtà difficile e contraddittoria, con lo Stato che elargisce pochi contributi e il repertorio di tradizione in bilico tra sopravvivenza ed estinzione, emergono artisti di un certo interesse come Jana Natya Manch, fondatrice nel 1973 di un gruppo di attori da strada, oppure il drammaturgo Makarand Sathe, autore di Woh Agey Nikal Gaye, storia di due uomini che si incontrano dopo la morte. In "Akteure" si leggono un’intervista a Marius von Mayenburg che parla di Der Stein, testo pubblicato in questo numero di "Theaterheute", e un profilo artistico di Oliver Py che da poco dirige il prestigioso Théâtre de l'Odéon, anche interprete e regista di un riuscito allestimento di Oreste di Eschilo.



Massimo Bertoldi


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