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Hystrio
trimestrale di teatro e spettacolo

a. XXI, n. 4, 2008, pp. 126, euro 9,00

Anche questo numero di “Hystrio” mantiene fede alla caratteristica di proporsi rivista di aggiornamento sui fatti dell’attualità dello spettacolo e di approfondimenti. Lo dimostra la “Vetrina” dedicata alla Compagnia della Fortezza diretta da Armando Punzo che, per festeggiare vent’anni di attività, ha organizzato installazioni, dibattiti e spettacoli, tra cui spicca la messinscena cult Marat/Sade di Peter Weiss, che il pubblico comune ha potuto vedere per alcuni giorni, visto che le porte della Casa circondariale sono state aperte per l’occasione.

Prosegue la ricognizione della situazione dello spettacolo nelle regioni italiane e questa volta lo Special è dedicato a Lazio e Toscana. Dalla mappa dei teatri della Capitale tracciata da Antonella Melilli emerge un panorama variegato e dinamico. Alla consolidata posizione delle sale private (Eliseo, Sistina, Parioli, Brancaccio e Ambra Jovinelli) si affiancano realtà ‘minori’, con limitate risorse finanziarie ma ricche di idee e progetti anche attenti al nuovo teatro di ricerca (Orologio, Argot, Belli, Politecnico, Vascello, Flaiano, ecc). Al fervore della vita dello spettacolo romano non corrispondono le quattro province laziali, dove, come scrive Marco Andreoli, domina un quadro di iniziative pubbliche piuttosto desolante, ravvivato solo dai festival estivi disseminati in ambienti di suggestiva bellezza artistica e paesaggistica. Arricchisce il discorso dei festival il contributo di Fabio Franceschelli, che si sofferma su Romaeuropa Festival, la principale manifestazione italiana rivolta alla cultura contemporanea anche internazionale, prosegue con la quarta edizione di Bella Ciao diretto da Ascanio Celestini, e poi con Short Theatre ospite da tre anni nel Teatro India, Teatro di Vetro, Novo critico e Metamorfosi.

Per quanto riguarda la drammaturgia, proporre un censimento esaustivo degli scrittori risulta operazione difficile data la mancanza di una ‘scuola o tradizione romana’. Il successo compete agli autori di commedie leggere e di ispirazione locale, come Francesco Apolloni e Antonio Giuliani, Mario Moretti e Renato Giordano; mentre i più famosi Giuseppe Manfridi, Maricla Boggio, Maurizio Costanzo, e gli esponenti della nuova generazione (Celestini e Andrea Cosentino), scrivono testi svincolati da richiami antropologici e culturali legati al territorio.

La situazione della Toscana ricostruita da Francesco Tei pone come punto di partenza la domanda relativa alla ipotetica posizione di guida per la Regione del Teatro Stabile della Toscana Metastasio di Prato, ora affidato alla autorevole direzione di Federico Tiezzi. Importante è il ruolo di coordinamento svolto dalla Fondazione Toscana Teatro, mentre rimangono vive alcune storiche esperienze come il centro teatrale di Pontedera o il Teatro Verdi di Pisa, anche grazie alla consulenza artistica di Gabriele Lavia. Come il Lazio, anche la Toscana è ricca di festival importanti, come Fabbrica Europa di Firenze, il Volterrateatro, aperti ai confronti con drammaturgie e artisti contemporanei sull’esempio offerto dalla “Contemporanea” di Prato e “Intercity” della Limonaia di Sesto Fiorentino. L’articolo di Tommaso Chimenti affronta i percorsi della scrittura drammaturgica che da un lato mantiene legami con le radici vernacolari (Ugo Chiti, Alessandro Benvenuti), dall’altro lato sviluppa temi e personaggi che superano i confini territoriali (Elisabetta Salvatori, il giovane e promettente Stefano Massini). La ricerca dei nuovi linguaggi compete, tra gli altri, alla compagnia pisana Sacchi di Sabbia, al fiorentino Teatro Sotterraneo. Su tutti si posiziona la creatività dell’intramontabile Paolo Poli.

Gli articoli raccolti nella sezione “Teatromondo” offrono un quadro della scena internazionale. Il viaggio inizia ad Edimburgo con il Fringe Festival, caratterizzato da una rilevante quantità di spettacoli di impegno politico e sociale. Violenze militari penetrano in Deep Cut di Philipp Ralph, in The Taylor of Inverness dell’attore e regista Matthew Zajac, in Conflict di Yvonne Latty ha cucito una serie di monologhi in cui undici veterani americani raccontano storie di guerra irakena. Si respira multietnicità linguistica negli allestimenti londinesi più recenti. Nel tronco linguistico dell’inglese britannico e canadese ora crescono rami dell’inglese ‘coloniale’, ossia nigeriano, indiano e caraibico. Tra gli scrittori emergenti figurano Kwei-Armah, Bola Agbaje, Femi Oguns. 


La realtà tedesca è rappresentata dal collettivo berlinese Rimini Protokoll fondato da Helgard Haug, Stefan Kaegi e Daniel Wetzel. Il gruppo, formato da attori prima impegnati in altri mestieri non legati alle arti sceniche, ha realizzato finora una cinquantina di progetti che raccontano esperienze di vita personali e comuni, dalla malattia al cuore alla sepoltura e al fallimento della compagnia aerea Sabena. L’originalità di Rimini Protokoll è stata riconosciuta a Salonnico con il Premio Europa 2008 per le Nuove Realtà Teatrali, che ha riservato una menzione speciale anche alla compagnia bielorussa di Minsk. Nell’intervista i fondatori del Belarus free Theatre parlano del concetto di ‘teatro rave’ per coinvolgere un pubblico vasto alla lotta per la democrazia in uno stato dove vigila la censura. Tra gli spettacoli di rilievo spicca il recente Generazione Jeans dedicato alle proteste giovanili degli anni Novanta. “Teatromondo” prosegue a New York per addentrarsi nel Lincoln Center Theater e a Broadway dove impera la commedia musicale con allestimenti di culto come South Pacific di Oscar Hammerstein II e Joshua Logon, The Phantom of Opera di Richard Stilgoe e Andrew Lloyd Webber e A Chorus Line di James Kirkwood e Nicholas Dante. L’ultima tappa è il Festival di Almada in Portogallo, che ha visto la massiccia presenza di teatranti francesi e tedeschi. 


Solleva una certa curiosità il Dossier curato da Pino Tierno e Diego Vincenti, in quanto si occupa di teatro olandese, poco conosciuto ma assai interessante per la particolarità della sua storia. Fino al 1969 circolavano poche compagnie e la produzione testuale era carente. Questo perché lo Stato imponeva ai gruppi la messinscena di sole opere originali locali. In quell’anno ci fu la “Tomato Revolt”, quando durante la rappresentazione della shakesperiana The Tempest da parte della Nederlandse Commedie il palcoscenico fu bersagliato dal lancio di pomodori. La protesta segnò la svolta. Sorsero come funghi nuove compagnie, ora finanziate dal governo, e si sviluppò la nuova drammaturgia, sostenuta da Gerardijan Rijnders, Frans Strijards, per arrivare ai nostri giorni con i contributi di Maria Goos, Joroen van den Berg, Rob De Graaf. L’intervista a Dimitri Milopulos, direttore del Teatro della Limonaia che quest’anno ha organizzato il Festival Intercity proprio pensando all’Olanda, è occasione per esplorare la scena contemporanea, caratterizzata dal teatro di parola e dal linguaggio del mimo, nonché dalla volontà di esportare oltre confine le produzioni, anche se la difficoltà della lingua crea non pochi impedimenti. Una seconda intervista rilasciata da Anja Krans, funzionaria statale responsabile delle attività nazionali e internazionali, si sofferma sulla crescente partecipazione del pubblico e sulla promozione del teatro olandese all’estero. In Italia sono conosciuti gli Hotel Modern, compagnia attiva dal 1997 che trasferisce sul palcoscenico modellini in scala, per esempio per raccontare la Shoa in miniatura in Kamp. Preziosa è la testimonianza di Rosamaria Rinaldi, regista e traduttrice italiana con alle spalle una lunga esperienza nei teatri olandesi a partire dagli anni Ottanta, con l’adattamento de La strada di Federico Fellini e Una giornata particolare di Ettore Scola. Il Dossier prosegue con un articolo dedicato ai festival, un intervento rivolto al cabaret e alla danza che sta vivendo una stagione di fervore creativo animato da compagnie e solisti anche di respiro internazionale.

In “Exit” si legge un intenso profilo di Leo de Berardinis, cui seguono, tra gli altri, i ricordi di Luigi Gozzi, Mina Mezzadri, del regista austriaco Klaus Michael Grüber, di Attilio Corsini. La “Biblioteca”, affidata alla cura di Albarosa Camaldo, segnala le più recenti novità editoriali, divise tra saggi e testi. La sezione di “Hystrio” dedicata alle “Critiche” raccoglie le recensioni degli allestimenti teatrali più recenti prodotti in Italia e ordinati secondo criteri geografici. La parte della “Danza” colleziona una serie di recensioni di spettacoli inseriti nei cartelloni estivi di Verona, Bolzano, Ravenna, Civitanova Marche, Spoleto, e della sesta edizione della Biennale Danza di Venezia, che ha proposto allestimenti di qualità come Irregular Pearl e Rasa, coreografia di Alonzo King, Beauty and the Brut, Bloom, This in the story of a girl in the world di Stephen Petronio, Creatura di Michela Lucenti. 


Nella dodicesima puntata di “ritratti di drammaturghi italiani” trova posto Saverio La Ruina, attore e autore salito recentemente alla ribalta con Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria, resto segnalato al Premio Ugo Betti 2008 e pubblicato in questo numero di “Hystrio”. Si tratta del punto di arrivo di un percorso condiviso con Dario De Luca cofondatore della compagnia Scena Verticale che ha rappresentato testi importanti come De viados, Hardore di Otello e Kitsch Hamlet. In queste opere dominano frustrazioni sessuali, delitti d’onore, tradimenti, ossessioni religiose. I personaggi, calati in un meridione dai tratti tribali, recitano un dialetto aspro e scarno. Dissonorata è un monologo che racconta la tragica esistenza di Pascalina, donna vittima di crudo e spietato maschilismo esercitato dal padre, dall’amante e dal fratello.



Massimo Bertoldi

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