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Hystrio
Trimestrale di teatro e spettacolo

n. 3, anno XXI, luglio-settembre 2008

Il numero estivo della rivista milanese si apre con la cronaca della decima edizione del Premio Hystrio, che si è svolta nel Teatro Franco Parenti. I 172 finalisti hanno superato le pre-selezioni tenute in cinque città italiane in collaborazione con il Circuito Teatri Possibili, poi le finali a Pieve Ligure. Gli altri riconoscimenti sono stati così distribuiti: Premio Hystrio all’interpretazione a Luigi Lo Cascio, Premio Hystrio-Teatro Festival Mantova ad Alessandro Bergonzoni, Premio Hystrio alla regia a Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, Premio Hystrio-Altre Muse al Teatro delle Albe, Premio Hystrio-Provincia di Milano alla Compagnia Alma Rosè e Premio Hystrio-Associazione Arte e Salute (prima edizione) all’Accademia della Follia. La manifestazione è stata anche occasione per festeggiare con la mostra Compleanni, impreziosita dal servizio fotografico di Andrea Messana, i venti anni di attività della rivista.

In "Vetrina" si legge un doveroso omaggio ai trent’anni della legge 108 voluta da Franco Basaglia. Per l’occasione si sono realizzate rassegne teatrali a Trieste e Bologna, sulla scorta di un contatto, artistico e creativo, ben consolidato tra arti sceniche e psichiatria (Lenz Rifrazioni, Nanni Garella, ecc.).

La stagione 2008-2009 presenta nuove direzioni in due prestigiosi centri: la guida del Teatro di Roma compete a Giovanna Marinelli, manager subentrata alla direzione artistica di Giorgio Albertazzi, che nell’intervista illustra le linee guida del progetto gestionale (stretti contatti con il territorio, equilibrio tra ricerca e tradizione dei repertori, la scuola di Gigi Proietti). Mario Martone, neodirettore del Teatro Stabile di Torino, articola il cartellone su sei distinti percorsi artistici, che si svolgeranno in altrettanti spazi teatrali, e sul recupero degli artisti locali.

"La questione teatrale" di Ugo Ronfani è una riflessione, intrisa di dubbi e pessimismo, sul progetto dell’onorevole Gabriella Carlucci, responsabile dello Spettacolo di Forza Italia, che prevede di migliorare e regolare la situazione con "interventi forti e incentivanti".

La terza puntata degli Special regionali fa tappa in Campania. Si parte da Napoli dove primeggia il Teatro Mercadante guidato da Roberta Carlotto che coordina con maestria l’attenzione alla grande tradizione e l’apertura all’innovazione e alla contemporaneità, come dimostra il progetto triennale "Arrevuoto Scampia Napoli", nell’ambito del quale Marco Martinelli ha recentemente realizzato L’immaginario malato, affresco da Molière. Fermenti innovativi caratterizzano Nuovo Teatro Nuovo e Galleria Teatro, che condividono la pratica del teatro di ricerca, mentre il Teatro Bellini diretto da Tato Russo mantiene vivo il contatto con i classici. Le altre sedi (Trianon, Teatro Diana, ecc.) producono spettacoli attinti dal repertorio della tradizione partenopea. Alla vivacità di Napoli non corrisponde una pari situazione nei capoluoghi di provincia, dove abbondano gli spazi teatrali ma scarseggiano i centri di produzione.

Diverso si presenta il discorso relativo ai festival, che dimostrano significativa continuità storica e pregio artistico, nelle esperienze della rassegna "Benevento Città Spettacolo" e le numerose manifestazioni di Caserta ("Settembre al borgo", "Festival Internazionale del Teatro di Strada", Leuciana Festival"). La tappa conclusiva del percorso all’interno del variegato spettacolo campano approda alla scrittura drammaturgica. Gli autori contemporanei intrecciano istanze innovative a livello linguistico, sperimentano contaminazioni con altre discipline (cinema, poesia, arti visive), in un gioco creativo all’ombra di Eduardo e Viviani. E’ il caso di Mimmo Borrelli, vincitore del Premio Tondelli 2007 con ‘A sciaveca, che presenta la visione di una Napoli in bilico tra un passato carico di suggestioni e un presente di miserie e inquietudini, seguendo la strada tracciata da Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Manlio Santarelli, Francesco Silvestri, Ruggero Cappuccio, Fortunato Calvino e Peppe Lanzetta.

La sezione "Teatromondo" della rivista milanese circoscrive l’attenzione alle principali manifestazioni continentali. Primeggia il Premio Europa 2008 di Salonnico consegnato a Patrice Chéreau, che in un’intervista parla del mestiere del regista e di Bernard-Marie Koltès. Per le "nuove realtà" note di merito vanno al polacco Krzysztof Warlikowski, autore della messinscena di Cleased di Sarah Kane, al collettivo di progetti teatrali tedeschi Rimini Protokoll con Mnemopark, al Belarus Free Theatre, formazione indipendente di Minsk. L’annuale rassegna "Theatertreffen", manifestazione che premia i migliori dieci spettacoli realizzati nei paesi di lingua tedesca, sembra segnare il declino del teatro di regia e il recupero della centralità dell’attore. In questa prospettiva si muovono le messinscene di Thomas Ostermeier (Il matrimonio di Maria Braun di Fassbinder), Armin Petras (Getrud dall’omonimo romanzo di Einar Schleef), Sebastian Nübling (Pornographie di Simon Stephens), Christoph Marthaler (Platz Mangel).

L’allestimento dello stesso testo di Yasmina Reza, nel Théātre Antoine di Parigi con il titolo Le Dieu du carnage (regia della stessa autrice), e nel Gielgud Theatre di Londra, The God of carnace per la regia di Matthew Warchus, stimola un interessante confronto circa i criteri di lettura. Si rimane nella capitale britannica per presentare i nuovi lavori di Mark Ravenhill, Shoot/Get Treasure/Repeat, un testo brutale e imbevuto di sangue e volgarità che si risolve nella violenta critica all’Occidente e alla politica di Blair. Diverso è Harper Regan di Simon Stephens, in quanto il dramma psicologico del protagonista si cala in un ambiente sociale disegnato con realismo. Anche il nuovo lavoro di Martin Crip abbandona la rabbia giovanile. The City è una amara riflessione sull’incomunicabilità di coppia in una dimensione tra onirico, reale e surreale.

"Teatro ragazzi" si occupa dell’undicesima edizione della rassegna Maggio all’infanzia di Gioia del Colle e dell’annuale festival Giocateatro di Torino. Un articolo ricorda i dieci anni di Intercity Connections, fortunato progetto ideato da Barbara Nativi in collaborazione con il Royal National Theatre di Londra e inserito nel festival "Intercity" del Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino.

Il dossier curato da Claudia Cannella è dedicato al Teatro in Cina oggi. La traduttrice Renata Pisu pennella un ricordo personale della vita teatrale pechinese in tempi anteriori alla Rivoluzione Culturale (1966-1976), che vietò qualsiasi forma di spettacolo e impose le Opere Rivoluzionarie Modello. Il contributo di Giovanni Azzaroni ripercorre la fase storica compresa tra l’avvento della Repubblica (1911) e la Rivoluzione Culturale, evidenziando l’ammodernamento della scena, sintetizzabile nel rinnovamento dei repertori e delle tecniche sceniche in uso nell’Opera di Pechino. Con la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese (1949) molte compagnie furono nazionalizzate e asservite alla logica della propaganda politica.

La trasformazione in corso ricevette ulteriore impulso dalla Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (1966-1976), che accentuò la funzione del teatro quale strumento per indottrinare le masse. L’intervento di Rossella Ferrari completa il quadro storico illustrando lo sviluppo del teatro dopo Mao e durante il governo riformista di Deng Xiaoping. E’ il momento del recupero del pluralismo intellettuale, del ritorno di molti artisti perseguitati dal regime e dell’apertura alla cultura teatrale dell’Occidente. Non meno importante si dimostra la riqualificazione del teatro popolare d’animazione. La crescita si interrompe momentaneamente nel 1989, nella dura repressione delle proteste di Piazza Tiananmen, per riprendere con vigore e animare l’esperienza dell’avanguardia e di gruppi indipendenti.

Tra i tanti attori cinesi, quello più rappresentativo è Mei Lanfang, al quale Giovanni Azzaroni dedica un suggestivo ritratto biografico pennellando le fasi della carriera avviata nel 1927 e culminata con la consacrazione a livello mondiale e la stima, tra i tanti, di Stanislavskij, Brecht, Craig, Piscator. Figura rappresentativa della scrittura è Gao Xingjian, presentato dall’articolo di Rossella Ferrari. Protagonista del teatro d’avanguardia degli anni Settanta, autore di testi scomodi (Fermata d’autobus, il dramma epico-sinfonico Il selvaggio, lo sperimentale L’altra riva), viene bandito dal Paese come "persona ingrata", si trasferisce a Parigi nel 1998 e nel 2000 ottiene il Premio Nobel per la Letteratura.

A Pechino, raccontano Fabio Cavalera e Giada Messetti, sono attivi circa cento teatri definiti da specifiche e variegate programmazioni distribuite tra modernità e tradizione, che catturano assai poco la curiosità dei giovani malgrado l’incremento delle rappresentazioni straniere. La ristrutturazione del Teatro Yifu costruito nel 1925 e i dieci piani del Grande Teatro inaugurato nel 1998, costituiscono le due anime pulsanti della Shanghai descritta da Barbara Leonesi. La metropoli si dimostra attenta alla contemporaneità e privilegia l’intrattenimento. Pochi ma buoni sono gli autori italiani che hanno superato i confini cinesi: Goldoni, Pirandello e Fo, ricorda Barbara Leonesi, mentre Pino Tierno sviluppa il tema dell’incontro fra Cina e teatro occidentale approfondendo l’allestimento nel Teatro d’Arte del Popolo di Morte di un commesso viaggiatore firmato dallo stesso Arthur Miller con attori locali.

Da una recente inchiesta, riferita da Floriano Terrano, risulta che la gioventù cinese pone il teatro al quarto posto delle "arti visive", preceduto da Internet, cinema e televisione. La danza contemporanea, affidata alle competenze di Domenico Rigotti, coniuga tradizione e modernità creando un impasto di alto livello con riscontri anche internazionali. Primeggiano la Beijing Modern Dance Company, la Shen Wei Dance Arts. Chiudono questo esauriente dossier un articolo di Antonella Melilli indirizzato al Festival Chine Now, che si svolge nel Regno Unito e presenta oltre 800 eventi, e alla rassegna romana CinaviCina, e di Antonio Attisani che articola informazioni storiche e sviluppa riflessioni sulle caratteristiche del teatro tibetano.

Lo spazio di Hystrio riservato alla danza offre un esauriente resoconto della kermesse proposta dal Teatro degli Arcimboldi, con oltre settanta spettacoli in cartellone interpretati da compagnie italiane e straniere. La "Biblioteca", curata con competenza, da Albarosa Camaldo, propone utili segnalazioni relative alle più recenti novità editoriali, divise tra saggi e testi. Ricca e articolata come sempre si presenta "Critiche", la sezione di Hystrio dedicata alle recensioni degli spettacoli più recenti prodotti in Italia e ordinati secondo criteri geografici.

Per quanto riguarda la Lirica, l’obiettivo è puntato su Parigi e Milano. Nella capitale francese Krzysztof Warlikowski ha allestito Parzifal per l’Opéra e Christoph Marthaler si è confrontato con Wozzeck, opera in 3 atti di Alban Berg, mentre Lluis Pasqual ha curato la messinscena de Il prigioniero di Luigi Dallapiccola. Di rilievo si sono rivelati anche gli spettacoli della Scala di Milano, a partire da 1984, tratta dall’omonimo romanzo di George Orwell, per la regia di Robert Lepage, per proseguire con il citato Il prigioniero di Dallapiccola e Il castello del duca Barbablù, libretto di Béla Balàcz, regia di Peter Stein, e concludere con il Falstaff di Arrigo Boito secondo la versione firmata da Mario Martone.

Un articolo si occupa del Maggio Musicale Fiorentino, infine si leggono le recensioni a due allestimenti ricavati dallo stesso testo, The turn of the Screw (Il giro di vite) di Myfanwy Piper dall’omonimo romanzo di Henry James, e ideati da Elio De Capitani e da Lorenzo Mariani. Il testo scelto da Hystrio è Ave Maria per una gatta morta di Mimmo Sorrentino, segnalato al Premio Riccione edizione 2007.





Massimo Bertoldi


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