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Stanley Kubrick

A cura di Hans-Peter Reichmann

Firenze, Giunti, 2007, p. 382, con foto (a colori e b/n), € 35,00
«I superlativi sono tanti, e nel tentativo di spiegare Stanley Kubrick e la sua opera ricorrono di continuo. In realtà i coetanei che lo hanno conosciuto di persona sono pochissimi e spesso, anche se spinti al limite, conservano tutta la loro ammirazione. Ken Adam ricorda: "Se si esclude il disegno, in cui era del tutto incapace – grazie a Dio – Kubrick era in grado di svolgere da se quasi tutti gli altri compiti legati alla realizzazione di un film. Una minaccia costante per chi lavorava con lui". Stanley Kubrick era autodidatta, leggeva di tutto, studiava e si interrogava su tutto. Elaborava progetti solo per abbandonarli e ridefinirli in base alla sua idea personale, unica e impareggiabile. Come regista e produttore, sapeva creare mondi di immagini che conservano ancora oggi il loro fascino e continuano a ispirare e a stimolare il pubblico».

La prima mostra al mondo dedicata all’opera di Kubrick fu inaugurata il 30 marzo 2004 a Francoforte sul Meno, nelle sedi del Deutsches Filmmuseum e del Deutssches Architektur Museum, per spostarsi poi a Berlino, Melbourne, Gand, Zurigo, fino a Roma, dove, allestita al Palazzo delle Esposizioni nell’ottobre dello scorso anno, è stata il fiore all’occhiello della Festa del Cinema. Questo sontuoso catalogo, edito dalla casa editrice fiorentina Giunti, raccoglie non solo tutto il materiale che i tanti visitatori della mostra hanno potuto osservare da vicino, ma ha anche il pregio di accompagnare le bellissime immagini con importanti testimonianze lasciate da alcuni tra i più importanti collaboratori del regista, oltre naturalmente a saggi di studiosi ed esperti che misurano le loro ricerche con le novità dei materiali acquisiti, tutti provenienti dal lascito del regista, e che fino al 2004 non erano mai stati accessibili al pubblico.

Un corpus sterminato fatto di arredi scenografici, documenti scritti, fotografie, attrezzatura tecnica, che mettono in luce più che mai il significato profondo delle parole del curatore Hans-Peter Reichmann citate in apertura, e cioè che Kubrick attinse creativamente, per la realizzazione dei suoi progetti cinematografici, ad un vasto patrimonio personale di conoscenze derivanti dalla storia, dalla filosofia, dalla scienza, dalle arti figurative, dall’architettura.

Un patrimonio, questo, dal valore inestimabile che permetterà in futuro di studiare l’opera del regista attraverso una nuova prospettiva storiografica in cui sarà centrale il lavoro d’archivio. Gli studiosi, in gran parte tedeschi, esperti di cinema, teatro, storia dell’arte, fotografia, architettura, design, musica, che hanno curato i saggi del volume, ne sono coscienti, soprattutto in relazione ad alcuni passaggi fondamentali della carriera del regista, come ad esempio l’apprendistato fatto come fotoreporter tra il 1945 e il 1950 e il film mai realizzato su Napoleone.

Riguardo al primo punto scrivono Alexandra von Stosch e Reiner Crone che «le prime fotografie di Stanley Kubrick, realizzate nell’America dell’immediato dopoguerra, ci sorprendono poiché non si limitano alla rappresentazione di un’epoca, come ci si potrebbe aspettare da un fotoreporter. Le sue istantanee infatti, che stupiscono per la loro sorprendente maturità, non possono essere considerate come archivi visivi della gioia di vivere, catturata dallo spirito attento e pieno di humor di un giovane uomo, ma costituiscono un consapevole invito a confrontarsi con le risorse del mezzo fotografico, con le sue possibilità di rappresentazione e con la propria percezione della realtà: una costante dell’opera artistica di Kubrick che comincia con le fotografie e continua nei film». Un passaggio fondamentale, dunque, se si pensa che l’ambiguità dell’immagine e del cinema stesso sono al centro della riflessione che anima il cinema d’autore del secondo dopoguerra, per questo detto moderno e di cui Kubrick è stato uno degli indiscutibili maestri.

Sul secondo punto è bene tener presente come la massa gigantesca di documenti relativi al progetto per Napoleone sia davvero soverchiante: ci sono ad esempio schede che registrano gli eventi della vita dell’imperatore francese, centinaia di libri sull’argomento, abbozzi di sceneggiature e progetti di programmazione delle riprese, schizzi di costumi e 18 mila fotografie di persone, paesaggi e oggetti, a testimonianza di quanto già in parte si sapeva, e cioè che la fase di progettazione di un film era per Kubrick forse anche più importante della sua effettiva realizzazione.

Anche il materiale su 2001: Odissea nello spazio ha una mole impressionante: comprende diverse versioni della sceneggiatura del film, intitolata Viaggio oltre le stelle dello stesso Kubrick e di Arthur C. Clarke, diapositive su vetro con immagini della Luna e di Giove riprese al telescopio, centinai di disegni e fotografie mirate alle sequenze di effetti speciali, girato di prova su pellicola da 35mm per gli effetti speciali di colore e visivi durante il volo attraverso la «porta delle stelle», senza contare i costumi originali di Guarda-la-Luna tratti dalla sequenza L’alba dell’Uomo o lo Starchild.

Splendide, infine, le riproduzioni dei bozzetti realizzati da Chris Baker per A.I.: migliaia di disegni che descrivono le singole situazioni più importanti del film che fu poi Steven Spielberg a realizzare. Un catalogo ricchissimo dunque, che se non riesce a restituire a pieno l’emozione del contatto diretto con questo materiale che il sottoscritto, come tanti altri, ha avuto la fortuna di vedere, resta una testimonianza importante di un lavoro in fieri che porterà sicuramente nei prossimi anni a nuove scoperte sull’opera di quello che è stato uno dei più importanti intellettuali-artisti del Novecento.

Marco Luceri


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