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Il primo processo di Oscar Wilde: “Regina contro Queensberry”

A cura di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio

Milano, Ubulibri, 2008, pp. 173, € 20,00
ISBN 978877482860

L’impatto con Il primo processo di Oscar Wilde “Regina contro Queensberry” provoca strane sensazioni. Solleva curiosità perché l’argomento si presenta insolito e bizzarro, se si considera che il volume pubblicato da ubulibri trova posto nello scaffale dei “Libri bianchi” dedicati al teatro e al cinema. Svolta la lettura si capisce il senso dell’operazione editoriale: offrire un prezioso documento agli storici del diritto, regalare materiale per una possibile drammaturgia teatrale o per una sceneggiatura cinematografica, e, non da ultimo, presentare elementi di arricchimento su Oscar Wilde, uomo e scrittore.

Il testo riporta in forma di dialogo la trascrizione integrale del primo dei tre processi del 1895, rifacendosi al resoconto di Christopher Millard, primo biografo wildiano, e a un manoscritto incompleto ritrovato nel 2000 nella British Library di Londra. Da queste fonti Paolo Orlandelli e Paolo Iorio, anche consulente giuridico, hanno ricostruito dinamiche e ritualità dell’atto processuale, facendo comparire tutti i personaggi chiamati in causa.

Nel 1895 Wilde era scrittore affermato. Da quattro anni si era legato in intima amicizia con Lord Alfred Douglas, figlio di John Sholto Duoglas, ottavo marchese di Queensberry. Era un giovane grazioso e leggermente effeminato, umorale e ozioso, dotato di finezze poetiche. Odiava il padre, il quale, dopo aver chiesto inutilmente a Wilde di terminare il rapporto con il figlio, consegnò all’usciere del circolo frequentato dallo scrittore, un biglietto infamante e sgrammaticato: «A Oscar Wilde che posa a sodomita». Fu Lord Alfred ad insistere affinché fosse esposta denuncia e si avviasse il processo. La mossa era rischiosa, perché in Inghilterra l’omosessualità era considerata reato punibile con il carcere e i lavori forzati. Da parte sua Wilde, vittima di manie di protagonismo e sicuro delle sue capacità oratorie, accettò la sfida del tribunale.

Lord Queensberry coinvolse il mondo del teatro per incastrare lo scrittore, raccogliendo preziose testimonianze da Charles Brookfield, attore e commediografo minore e invidioso del successo.

Nel corso del processo accusa e difesa dibatterono i contenuti delle opere letterarie, citarono anche quelle teatrali, in riferimento alla presunta sodomia dell’autore de Il ritratto di Dorian Gray, romanzo definito, per esempio, «immorale e indecente».

Emergono, inoltre, molte notizie relative al costume e alla vita teatrale londinese. In occasione del debutto de L’importanza di chiamarsi Ernesto, «fui chiamato alla ribalta per ricevere gli applausi», ricorda Wilde, «venni a sapere che Lord Queensberry aveva cercato di entrare ma che non era stato ammesso a teatro e che aveva portato con sé una quantità di ortaggi». In un altro passaggio si viene a sapere che Sarah Bernhardt aveva promesso di rappresentare Salomè, dramma scritto in lingua francese.

Il processo si concluse con la condanna. Wilde fu arrestato per sodomia con l’amico Alfred Taylor. L’esperienza carceraria recise la vvbcvcv creativa, se si esclude la toccante Ballata del carcere di Reading. Lo scrittore lasciò l’Inghilterra, visse in Francia e in Italia vendendo soggetti di commedie mai scritte. Povero e alcolizzato morì a Parigi il 30 novembre 1900, colpito da un’infezione all’orecchio contratta durante gli anni della detenzione.
                                                                                 






Massimo Bertoldi


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