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ADE Teatro
Revista de la Asociación de Directores de Escena de España

n. 116, julio-septiembre 2007, € 8,50
ISSN 1133-8792

Il nuovo numero di «ADE Teatro» si apre con le reazioni suscitate dalla mancata approvazione nel Parlamento spagnolo di una legge per il teatro, riportando anche il relativo dibattito nella Commissione Cultura. Le polemiche continuano nella sezione dedicato alla XI edizione del Premio Europa per il Teatro, tenutasi a Salonicco dal 26 al 29 aprile 2007. La vittoria ex-aequo di Robert Lepage e Peter Zadek è stata infatti turbata dall’assenza alle cerimonie del regista tedesco. Il grande successo del Peer Gynt rappresentato dal Berliner Ensemble e diretto proprio da Zadek ha comunque messo d’accordo tutti.

Un’intera sezione della rivista è dedicata al fenomeno del teatro di strada, analizzato dal punto di vista storico, critico e teorico. Per Carlos Álvarez-Ossorio la scelta del luogo dove rappresentare lo spettacolo risponde ad esigenze etiche, estetiche e politiche, in quanto gli edifici teatrali sono più facilmente controllabili ed addomesticabili dai poteri istituzionali. Pasqual Mas i Usó colloca le origini del moderno teatro di strada nel clima di agitazione sociale degli anni ’60 e ’70 e ripercorre le stagioni che videro le compagnie statunitensi (in particolare Bread and Puppet, Snake Theatre e Living Theatre) esibirsi in Europa riscuotendo un entusiasmante successo e seminando per il vecchio continente un nuovo modo di fare teatro. Tomás Ibáñez analizza le forme del teatro di strada e le cataloga sulla base dei diversi modi di attivare il coinvolgimento del pubblico. Per Agustín Iglesias l’elemento che contraddistingue il teatro di strada è la sua dimensione festiva, grazie alla quale anche nell’epoca franchista le compagnie avversate dal regime hanno potuto mettere in scena i propri lavori in forma semiclandestina. L’intervento di José Gabriel López Antuñano mira a superare le divisioni tra strada e sala e a dimostrare come alcuni dei più importanti registi del Novecento abbiano attinto dai codici linguistici ritenuti propri del teatro di strada per la realizzazione dei loro spettacoli.

Il testo teatrale pubblicato in questo numero è El puente de los mentirosos di Margarita Reiz, portato in scena nel 2005 da Antonio López-Dávila.

La seconda parte della rivista è occupata da una serie di articoli dedicati al costume teatrale e all’importanza di questo elemento nella messinscena e nella definizione dei personaggi. Dopo l’intervento di Susana Lumbreras, che sintetizza agevolmente le trasformazioni storiche del costume teatrale, «ADE» ripropone un saggio degli anni ‘60 di Roland Barthes sulla differenza tra abito e costume. L’analisi storica e teorica lascia il campo all’esperienza diretta e materiale di Victoria Velázquez, Yvonne Blake e Pedro Moreno, che in una lunga intervista confrontano la propria attività di costumisti nei diversi ambiti dello spettacolo. L’articolo di Alicia Blas allarga il tradizionale campo d’indagine sull’argomento e propone di considerare i costumi e gli accessori del teatro orientale come componenti della scenografia più che come attributi dei personaggi.


Lorenzo Colavecchia


ADE Teatro

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