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Cineforum
Rivista mensile di cultura cinematografica

Cineforum n. 468, anno 47, ottobre 2007, 7.20 euro
Il numero 468 di «Cineforum» contiene alcuni interessanti speciali tra loro molto eterogenei, di cui ne citiamo quattro.

Il primo è L’estasi e l’ingranaggio dedicato a Hayao Miyazaki, a firma di Marco Dalla Gassa e Mattia Mariotti. A partire dall’ultimo film di animazione di Miyazaki, Lupin III – Il castello di Cagliostro, viene ripercorsa l’opera dell’autore giapponese, come fosse un regista cinematografico, di film "reali": una legittimazione e un parallelismo necessari a seguito dell’attenzione di Miyazaki per ogni fase produttiva (sceneggiatura, storyboard, montaggio, postproduzione). Viene quindi riletto il cinema di Miyazaki ponendo attenzione alle tematiche ricorrenti, alla visione del mondo, allo stile, in una parola alla sua personale poetica.
L’estasi e l’ingranaggio sono i due termini utilizzati per descrivere l’universo estetico e la costruzione linguistica dei film di Miyazaki, che si servono di un’articolata variazione dei punti di vista, dei piani e del montaggio delle inquadrature per dare ampiezza espressiva e forte potenziale di identificazione ai disegni animati, curatissimi e preziosissimi, se si pensa che Miyazaki disegna quasi tutto a mano. L’universo che ricostruisce appartiene a mondi meravigliosi, immaginifici, epifanici, di grande forza lirica, sospesi tra sogno e realtà, separati da soglie e barriere impalpabili il cui attraversamento è fluido e inconsapevole, da parte dei personaggi aerei, avvolti essi stessi nella dimensione del fantastico.

Il secondo speciale, L’amore è un romanzo, è dedicato all’ultimo film di Jacques Rivette, La duchessa di Langeais, tratto dal romanzo di Honoré de Balzac: una storia di grande passione non consumata, respinta e poi cercata, mai vissuta nella sua pienezza. Lo speciale contiene saggi di Adriano Piccardi, Roberto Chiesi e Rinaldo Censi, che mostrano come la costruzione drammaturgia del film, al di là della aderenza della sceneggiatura al romanzo, faccia irrompere nell’immagine cinematografica il tempo. Il titolo francese del film è Ne touchez pas la hache, Rivette utilizza il titolo che in principio Balzac voleva destinare al suo romanzo, mostrando già da questo primo gesto di presentazione una scelta di adattamento, che si mantiene molto fedele al testo-fonte dell’opera letteraria. Lo scarto tra il testo letterario di Balzac e l’opera cinematografica di Rivette si colloca tutto sulla diversità espressiva delle due forme artistiche. Se l’ambientazione storica viene mantenuta (ovvero la vicenda non viene riattualizzata e collocata al presente contemporaneo), se la struttura narrativa conserva la divisione tra prologo, storia d’amore centrale ed epilogo, se alcuni dialoghi corrispondono letteralmente a quelli del romanzo, è proprio nei termini strettamente cinematografici che il film trova la sua fulgente autonomia. È soprattutto l’interpretazione degli attori e il gioco di ruoli dei due amanti mancati, tra ricerca e sottrazione, tra scambi di parole, gesti e azioni, che rende l’intensità di questa storia di passione e desiderio incompiuto. Rincorse e fughe, avvicinamenti e allontanamenti, illusioni e disillusioni, soste e slanci, la storia della duchessa di Langeais e di Montriveau è costellata, come un solido ingranaggio a orologeria, di tempi rovesciati, di mancate corrispondenze, di asincronismi sentimentali.

Per le pagine di storia del cinema Sergio Arecco dedica il saggio Mann-Stewart westerns, alla collaborazione di Anthony Mann e James Stewart, che nel 1950 realizzarono insieme il primo film Winchester ’73, che fu il primo "capitolo" di una pentalogia di film western, che arricchirono l’immagine dell’attore di aspetti psicologici nuovi per un eroe di frontiera, come la fragilità, la vulnerabilità, il tormento interiore. James Stewart seppe infatti sfruttare positivamente con la casa di produzione Universal una situazione contrattuale molto vantaggiosa ai tempi, che gli dava un margine ampio di autonomia, permettendogli di scegliere i progetti, di collaborare con altri studios e di disporre di una propria unità di produzione. Questa collaborazione tra Stewart e Mann permise dunque di rinnovare il genere western, apportando maggior complessità e sfumature al personaggio e utilizzando un nuovo formato come il Cinemascope per arricchire l’immagine di spazi e di paesaggi (le montagne sono spesso lo scenario naturale della wilderness di Mann) in grado di dialogare per analogia o contrasto con le storie dei protagonisti. I pellerossa (uno degli elementi narrativi considerati fondamentali per il genere western, insieme alla conquista del territorio, la Guerra di Secessione, il bestiame, il banditismo) hanno un ruolo di rilievo solo nel film Winchester ’73 e L’uomo di Laramie, mentre sono del tutto marginali nei film Là dove scende il fiume e Lo sperone nudo, infine completamente assenti in Terra lontana, ambientato in Alaska. A fronte di questi profondi cambiamenti Godard scrisse che Anthony Mann reinventò il western: "Reinventa. In altre parole: mostra e dimostra, innova e copia, critica e crea, nello stesso tempo".

Ricordiamo in conclusione un saggio di Giulia Marcucci, dedicato al cinema nel mondo e al Nuovo Cinema Russo, che racconta di alcuni film presentati nel corso della quindicesima edizione del Festival dei Festival di San Pietroburgo. Due film vengono citati ad esempio di una stagione del cinema russo, legato alle grandi storie e vicino alle rappresentazioni sociali e realistiche. Il carico 200 di Aleksej Balabanov è un film terribile e senza compromessi, che racconta della Russia post guerra fredda, a metà degli anni ottanta, popolata da personaggi cinici, crudeli, derealizzati, un mondo impazzito, che il regista ha ricostruito a partire da eventi realmente accaduti, raccolti da lui stesso attraversando il paese. Le cose semplici è l’altro film, o l’altro polo della realtà, che come il titolo dice racconta della semplicità della vita, fatta di piccole cose, degli affetti familiari e delle emozioni della quotidianità. Sono due film che rappresentano della nuova Russia lo sguardo retrospettivo verso il passato recente e lo sguardo prospettico volto al presente della ricostruzione.

Anna Gilardelli


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