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Hystrio
Trimestrale di arte e spettacolo

a. XX, 2007, n. 4, pp. 138, euro 9,00

Il numero autunnale di “Hystrio” si presenta ricco ed interessante per la varietà di argomenti trattati e sostanzioso per i contenuti. Nello spazio riservato alla “Vetrina” l’attrice Rita Maffei racconta l’allestimento di Cecità di Josè Saramago al Festival Internazionale di Teheran (regia di Gigi dall’Aglio), soffermandosi sui meccanismi della censura e sul comportamento scenico dell’attore occidentale in un contesto culturale islamico. Si prosegue con un’intervista a Peter Greenaway dedicata al suo rapporto con il teatro e con la performance live sulla scorta del recente progetto present tense Cinema realizzato da questo cineasta visionario nella reggia di Venaria Reale vicino a Torino. Nell’articolo successivo Ninni Cutaia, nuovo direttore dell’Eti, espone le funzioni e le prospettive dell’istituto, che prevedono la promozione anche all’estero della drammaturgia e della danza italiana contemporanea. Il Festival del Teatro di Strada di Casertavecchia è l’argomento della conversazione con Maurizio Scaparro (“Oggi più che mai, il teatro ha bisogno della piazza per arricchirsi di aria nuova”), che offre anticipazioni sulla realizzazione del film dedicato a Pulcinella e tratto dall’omonimo di Rossellini e propone un bilancio della recente Biennale veneziana dedicata a Carlo Goldoni.

I profili di artisti di rilievo, recentemente scomparsi, trovano posto in “Exit”. Si tratta del mimo Marcel Marceau, definito “genio solitario e grande poeta del silenzio”, di Ingmar Bergman, del quale si sottolinea il suo impegno in campo teatrale, di Georg Tabori, dell’attore Ulrich Mühe, Luciano Pavarotti e Perla Peragallo.

L’obiettivo sulla scena internazionale (“Teatromondo”) inquadra “Circus Front”, primo festival dedicato al Nuovo Circo che si è svolto nel teatro londinese Roundhouse, dove si è distinta la compagnia NoFitState Circus guidata dalla regista italiana Firenza Guidi. L’annuale appuntamento con il festival di Edimburgo ha offerto un cartellone ricco di spettacoli e caratterizzato da orientamenti dei due nuovi direttori, Jonathan Mills all’Edinburgh International con un programma barato prevalentemente sul mito e il teatro greco, e John Morgan al Fringe, che ha proposto allestimenti ricavati da scritture contemporanee. Il cartellone della sessantesima edizione del festival di Avignone si è caratterizzato per la presenza di spettacoli dedotti da importanti romanzi del Novecento, tra i quali Feuillet d’Hypnos di Renè Char curato da Frédèric Fischbach, autore della regia di Les Paravents di Genet, Tendre jeudi (Un magnifico giovedì) di Steinbeck affidato alle competenze di Mathieu Bauer. Non sempre i risultati artistici si sono rivelati pari alle attese di pubblico e di critica. “Teatromondo” prosegue in suo viaggio in Portogallo per dare notizia del festival internazionale del Teatro di Almada, vicino a Lisbona, che ha ospitato lo spettacolo sudamericano di Peter Stein, Sizwe Banze est mort e Anathema, adattamento del romanzo di José Luis Peixoto affidato alla compagnia belga Tgstan.

Dopo un rapido sopralluogo a Berlino, per verificare lo stato di salute dei due principali teatri, Schaubühne e Volksbühne, si passa al piatto forte della rivista milanese, il Dossier Piccolo + Strehler curato da Claudia Cannella. L’intervista a Lamberto Puggelli attore, assistente, regista e amico di Giorgio Strehler diventa un inteso racconto dell’avventura del primo Teatro Stabile italiano fino al deterioramento dei rapporti politici e culturali con la città negli anni 1987-97. L’articolo successivo, firmato da Andrea Nanni, è un’analisi del rapporto tra teatro e magia, vero anello di congiunzione tra gli allestimenti del ‘demiurgo’ Strehler, come dimostrano le attente riflessioni sui primi allestimenti, i Giganti della montagna e la Tempesta. L’intervento di Paolo Bosisio affronta il metodo di lavoro del regista, che si sviluppa da una lettura filologica e imparziale del testo teatrale, si trasferisce sul palco seguendo la sintassi del ‘realismo poetico’ e si concretizza in un progetto d’equipe, articolato sulle prove con gli attori e sul coinvolgimento simultaneo dei vari linguaggi della scena. Fausto Malcovati sottolinea l’importanza del metodo di Stanislavskij nella costruzione del personaggio strehleriano; Alberto Bentoglio si occupa di Paolo Grassi, altro artefice della vita del Piccolo Teatro, con una serie di citazioni inedite tratte da una conferenza del 1980. Con i contributi successivi si entra nel vivo dei capolavori artistici. L’apertura spetta ad Arlecchino del Servitore di due padroni con le sue dodici diverse edizioni e l’interpretazione prima di Marcello Moretti e poi di Ferruccio Soleri, come ricorda Stefano de Luca, si prosegue con L’opera da tre soldi e Galileo e i rapporti teatrali con Brecht indagati da Flavia Foradini, si continua con la presenza nel repertorio di opere di De Filippo e Pirandello. Concludono questo ricco e minuzioso Dossier un bilancio di Ugo Ronfani sulla memoria ed eredità lasciate alla cultura teatrale italiana dal regista triestino, e un’intervista di Claudia Cannella a Sergio Escobar, attuale direttore del Piccolo.

La “Biblioteca”, curata con competenza, da Albarosa Camaldo, propone utili segnalazioni relative alle più recenti novità editoriali, divise tra saggi e testi.

“Nati ieri”, ovvero “i protagonisti della giovane scena”, sono i componenti della Compagnia Gloriababbi Teatro, che comprendeva fino al 2001 Fausto Paravidino, autore e interprete di spettacoli di successo come Trinciapollo e 2 Fratelli. La formazione sviluppa un teatro “assolutamente popolare”, come sottolinea il regista Giampiero Rappa, e la poetica “si basa sulla figura dell’attore, sulla sua primaria e incondizionata libertà di espressione, e sulla sua indiscutibile centralità all’interno della creazione artistica”.

Ricca e articolata come sempre si presenta la sezione di “Hystrio” dedicata alle recensioni degli spettacoli più recenti prodotti in Italia e ordinati secondo criteri geografici.

L’undicesima puntata di “ritratti di drammaturghi italiani” incornicia la figura di Renato Gabrielli, autore di testi dissacranti, imbevuti di satira e di umorismo nero, con i protagonisti caratterizzati da disperazione e solitudine, paranoie e nevrosi. Nella sua opera crollano i miti della cultura globalizzata, a partire da Curriculum vitae (1999) in cui Gabrielli critica il rituale del mercato del lavoro, e poi Vendutissimi (2003) che smaschera i meccanismi dei reality televisivi; da segnalare anche Cesso dentro (2005) e Salviamo i bambini (2006), feroce accusa di ipocrita solidarietà umanitaria di fronte allo sfruttamento dei minori. Non meno interessante si presenta il contatto con autori classici, che filtra in Giudici (2002), ricco di citazioni da Aristofane, oppure in Moro e il suo boia (1994) dedicato al filosofo inglese Thomas More. Dello stesso Gabrielli la rivista milanese pubblica nella sezione “Testi” la commedia Tre. Una storia d’amore.



Massimo Bertoldi


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