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Carlo Gozzi

Le droghe d'amore
Dramma in tre atti in verso sciolto
A cura di Camilla Guaita

Milano, Cuem, 2006, pp. 240, € 21
ISBN 8860010608

Nella collana diretta da Alberto Bentoglio ("Tra spettacolo e drammaturgia"), nell'ambito di un interesse approfondito per l'opera di Carlo Gozzi coltivato dal gruppo di ricerca guidato da Paolo Bosisio, questa edizione critica delle Droghe d'amore ha il merito di restituire alla lettura uno dei testi-chiave della biografia teatrale (e non solo) dello scrittore veneziano.

Il dramma, o commedia che dir si voglia, era stata ingiustamente escluso dalle moderne riedizioni delle Memorie inutili curate da Giuseppe Prezzolini (Bari, Laterza, 1910, voll. 2) e da Domenico Bulferetti (Torino, Utet, 1923, voll. 2) nonostante che l'autore l'avesse invece compreso nella pubblicazione da lui curata delle Memorie inutili (terzo volume) per lo stampatore veneziano Palese nel 1797. Il testo figura anche (pp. 1227-1349) in una pubblicazione  – ma il libro non mi risulta sia mai stato avviato alla normale rete di distribuzione – del 2000 (ma nel colophon 2001), curata da Ferdinando Taviani e Mirella Schino per l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e intitolata Carlo Gozzi.

Non posso e non voglio giudicare il valore filologico dell'edizione (un'analisi del genere richiede ben altro tempo e ben altra competenza) anche se si deve dire che l'impianto appare organizzato con serietà e applicazione certe. Mi pare invece di poter apprezzare alcune notazioni storico-critiche che l'autrice del lavoro ha voluto proporre e che riguardano l'ottica con cui la drammaturgia di Gozzi può essere osservata.

Fondamentale anche se sintetico il riferimento che la studiosa fa ad alcune affermazioni tecniche dello scrittore, sottolineando come, sia per la protagonista di quel copione, impersonata da Teodora Ricci, come anche per altri personaggi, siano stati gli operai del palcoscenico a fornire le sostanze delle sue figurine di carta: «(…) studiai e penetrai filosoficamente tanto bene gli spiriti, e i caratteri de' miei soldati, che tutte le parti da me scritte ne' miei capriccj poetici teatrali, composte con mira all'anima de' miei personaggi, e a quelli addossate, erano esposte sul teatro per modo che sembrava che uscissero da' loro proprj cuori naturalmente, e perciò piacevano doppiamente» (Memorie inutili, II, p. 7). 

L'edizione rende meglio visibili e interpretabili le trasformazioni del testo e le modificazioni di alcuni "caratteri" quali si possono cogliere nel confronto della versione definitiva del testo con quella contentuta nel manoscritto che documenta la prima stesura realizzata tra la fine del 1775 e l’inizio del 1776, e comunque anteriore alla prima acclamatissima rappresentazione del 10 gennaio 1777. Il processo di vestizione del copione si accompagna ad interventi di sartoria scenica ma anche a ipercorrezioni che occultano alcune scelte più seccamente riconducibili alla drammaturgia in azione dei comici. Queste Droghe d'amore sono ora un testo letterariamente poco interessante, svelenite e quindi svuotate di quegli additivi di cronaca che le resero popolari, ma restano un documento da interrogare e scandagliare per capire il mansionario dei teatranti professionisti che le recitarono.

La comprensione del modo di lavorare di Carlo Gozzi è alla base della sua rilettura anche filologica, e questo mi pare un indizio positivo anche in vista di futuri approfondimenti che hanno da essere vivaddio meno preoccupati delle forme letterarie e più  attenti alle sostanze drammaturgiche, anche se le une non sono indipendenti dalle altre. Si tratta solo di rovesciare ancora una volta il canocchiale dalla parte corretta.





di Siro Ferrone


Carlo Gozzi

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