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Prove di Drammaturgia
Teatri Corsari. Pasolini e Laura Betti: parole, immagini, frammenti

anno XII, numero 1, luglio 2006, euro 4,50
ISSN 1592-6680
Interamente dedicato a Pier Paolo Pasolini (1922-1975) e a Laura Betti (1927-2004), il numero di luglio di «Prove di Drammaturgia» raccoglie, nella prima parte (Teatri Corsari/parole), la trascrizione delle relazioni che si sono tenute a Bologna, nei Laboratori DMS, il 19 marzo 2005, ovvero in occasione della giornata Teatri Corsari. Pasolini e Laura Betti: immagini, parole, frammenti, sorta di anticipazione delle manifestazioni organizzate per il trentennale dalla morte del poeta e intitolate P.P.P. Progetto Per Pasolini. La seconda parte della rivista (Teatri Corsari/immagini e frammenti) contiene invece le schede esplicative dei documenti (cortometraggi, interviste radiofoniche, video di montaggio e altro) presentati nel corso del 19 marzo 2005.

A una terza parte, Laura Betti risponde, in cui sono pubblicate quattro interviste inedite all'attrice bolognese, segue la sezione Presentazione del libro "I teatri di Pasolini". Si tratta della trascrizione degli interventi tenuti da Franco Quadri, Cristina Valenti, Claudio Meldolesi e Giacomo Manzoli, il 20 aprile 2005, in occasione della presentazione del libro di Stefano Casi I teatri di Pasolini.

È firmata poi da Giuseppe Bertolucci una pagina dedicata all'illustrazione del Progetto Piani d'ascolto: un laboratorio (durato dal 7 al 16 marzo 2005) che ha permesso a un gruppo di studenti del Dams di partecipare alle prove dello spettacolo 'Na specie de cadavere lunghissimo diretto da Bertolucci, interpretato da Fabrizio Gifuni e rappresentato, in prima assoluta, il 17 marzo 2005. Tanto la presentazione del libro quanto il progetto costituivano due delle iniziative previste dal P.P.P. Progetto Per Pasolini. Chiude la rivista una conversazione di Fabio Acca con Nelide Giammarco che, diciannovenne, fece parte del cast (formato, oltre a lei, da Laura Betti e Luigi Mezzanotte) dell'unico spettacolo teatrale, Orgia, diretto personalmente da Pasolini nel 1968.  


Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Il programma di Teatri corsari si è sviluppato nel corso di una «12 ore non-stop» di interventi e documenti, in parte poco visti, che hanno riportato alla luce l'impegno teatrale originale dell'attrice e del poeta, «l'uomo - secondo la definizione dell'amica - dalle labbra sottili che sapeva di grano e di primula». Il grano a simboleggiare il dolore e la primula l'amore.

Primo, fra gli interventi pubblicati, è quello di Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca del Comune di Bologna dove ha sede il Centro Studi-Archivo Pier Paolo Pasolini, frutto di un impegno trentennale da parte dell'attrice che volle creare un centro di conservazione, studio e diffusione internazionale dell'opera di Pasolini. Dal 2004, anche l'Archivio Laura Betti, donato dal fratello Sergio Trombetti, secondo relatore della giornata, è custodito presso la Cineteca del Comune di Bologna.

Professoressa di letteratura francese alla Sorbona e collaboratrice della Betti in occasione di numerose attività organizzate dall'Associazione "Fondo Pier Paolo Pasolini", Jacqueline Risset ricorda l'impegno profuso dall'amica prima nel voler fare chiarezza sul delitto di Pasolini e poi nel volerne far vivere l'opera grazie alla costituzione di un Archivio che ne raccogliesse i manoscritti (ereditati da una nipote dello scrittore) e poi libri, fotografie, articoli. Oltre a costituire questo Archivio, la Betti ha curato il restauro di tutti i film diretti da Pasolini e ha affidato ad alcune persone la ritraduzione di tutti i sottotitoli. La Risset traccia l'accurato e affettuoso ritratto di una donna dotata di una «sensibilità così ricca e così intensa» da renderle la vita difficile dall'infanzia in poi. Soprannominata la Giaguara - racconta la Risset -, a partire dall'1 novembre 1975, cioè dalla data della morte dell'amico, aveva cominciato ad appesantirsi: «ho triplicato il mio corpo - diceva allora - per poter resistere». In Pasolini aveva trovato, dice sempre la Risset, una persona che era come «un punto in cui tutti i nodi della sua vita venivano sciolti», tutte le contraddizioni si annullavano: nel finto necrologio che per gioco aveva scritto per lei, il poeta si immaginava che nella sua tomba Laura ridesse come una bambina, ed era evidentemente riuscito a capire che il genio dell'attrice consisteva nella ricerca continua, costante dell'infanzia.


Laura Betti
Laura Betti

A quello della Risset, segue l'intervento (Fra cinema e teatro) di Giacomo Manzoli che si occupa di esaminare il rapporto di Pasolini sia col cinema, mezzo «più nuovo, più moderno, più popolare», che col teatro, inteso invece come elemento «rituale» e «anacronistico»: contrario sia al teatro borghese «della Chiacchiera» che al teatro sperimentale «del gesto, del grido e dell'Urlo», Pasolini, vera forza del Passato, «con assoluta coerenza verso la sua battaglia utopica contro i tempi a venire, propone il recupero del teatro nella sua più pura e autentica dimensione rituale».  

Marina Pitta si sofferma quindi sull’attività che Laura Betti svolse come cantante negli anni Sessanta, gli «anni miracolati» come lei stessa li definì. Essendo una attrice che cantava, la sua priorità erano naturalmente i testi e le canzoni (scritte, fra gli altri, da Franco Fortini, Pier Paolo Pasolini, Goffredo Parise, Bertolt Brecht) erano soprattutto monologhi teatrali, più o meno efficaci a seconda della qualità  dell'interpretazione.

Ronconi incontra Pasolini è il titolo della relazione di Claudio Longhi relativa agli spettacoli pasoliniani di Ronconi, il regista teatrale italiano che, con le sue messe in scena di Calderón (1978), Pilade (1992) e Affabulazione (1993), si è confrontato più di ogni altro con i testi teatrali di Pasolini, da lui considerato come l'unico vero drammaturgo che l'Italia ha avuto nel dopoguerra. Un incontro tra i due artisti che comunque è stato solo postumo dato che il poeta aveva sempre provato una profonda antipatia verso il tipo di teatro di cui Ronconi si faceva portavoce.

È interessante, poi, il contributo di Roberto Chiesi riguardante l'uso che Pasolini, nel suo cinema, faceva degli attori professionisti, da Anna Magnani, madre e prostituta, a Laura Betti, che era per lui «uno strumento di grande violenza provocatoria», da Orson Welles, archetipo dell'autorità paterna, a Julian Beck, da Maria Callas, la donna barbara, a un Totò che è per lo più «quasi implume, tutto intriso di dolcezza e di poverà fisica».

La sezione Teatri Corsari/immagini e frammenti raccoglie poi alcune interviste a Pasolini, sul suo teatro, ovvero su un teatro fatto per poche persone, che abbia come spettatori soprattutto dei lettori di poesie, e alla Betti, per esempio sul suo rapporto con Bologna e poi con Roma («Un bolognese è puntuale, un bolognese nasce sotto i portici, tutto chiuso, tutto chiuso, tutto ben protetto, ben organizzato, tutto saggio, tutto con una meta precisa, definita. […] Roma è tutta spaccata, divaricata, scosciata. Ecco non capisco perché non la odio… ma in realtà appunto la odio. La odio e poi la amo, appunto perché è così scosciata, divaricata, lei è onesta, lei non ti dà nessun rifugio»).

La presentazione del libro di Stefano Casi offre, infine, l'occasione per un dibattito relativo al teatro di Pasolini: si tratta, secondo Claudio Meldolesi, di un autore che è centrale nella storia del cinema e non altrettanto in quella del teatro, cui dà comunque un contributo contingente molto importante poichè richiama alla questione drammaturgica. Il cinema di Pasolini, dunque, è più legato alla sua narrativa, mentre il suo teatro è più legato alla sua lirica, alla sua poesia: «quindi, il teatro è la madre; la parte, invece, dello sguardo sulla vita e sul sociale è il cinema». Diversa l'opionione di Gianni Manzoli che ritiene il cinema una parentesi nella biografia di Pasolini mentre ad accompagnarlo nel corso di tutta la sua esperienza sono la poesia e la pittura.

Giulia Tellini


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