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Theaterheute


2006, n. 7, pp. 72 € 9,80
ISSN 0040 5507
Le recensioni raccolte nella sezione "Aufführungen" si occupano degli spettacoli principali che hanno chiuso la passata stagione teatrale. Nel Grand Théâtre di Lussemburgo Frank Castorf ha presentato Die Meistersinger in un'edizione molto discutibile che ha acceso non poche polemiche per le scelte provocatorie. Scelte che accompagnano di prassi i lavori del regista. L'adattamento molto innovativo presenta sul palcoscenico strutture di cartapesta decorate da murales e scritte spray mentre diversi manichini penzolano dal soffitto. Gli attori, che in scena sembrano rapper, sono le star della Volksbühne, Sophie Rois, Christoph Homberg, Bernhard Schütz, Max Hopp, Ruth Rosenfeld, Frank Bauszus e Anna Kratky.

Assecondano il clima ottocentesco della primavera russa i costumi e le scenografie adottati da Luk Perceval per il cechoviano Platonov rappresentato nella Berliner Schaubühne. L'interpretazione intende sottolineare il tema della depressione che imprigiona i personaggi nei loro rapporti e affetti. Tra gli attori vanno ricordati Karin Neuhäuser (Anna Petrovna), Thomas Bading (Platonov), Felix Römer (Trilezkij), Christian Geiße (Sascha). Tra le proposte di rilievo inserite nel cartellone delle Wiener Festwochen si è distinta la rappresentazione di Sven (Sonno), di Jon Fosse al suo debutto in lingua tedesca. Una giovane coppia affitta un appartamento, nascono i figli, arrivano la vecchiaia e la morte. Nella stessa abitazione subentra un'altra coppia che in breve tempo si separa e l'uomo rimane solo. La regia di Luc Bondy trasferisce il testo in una dimensione scenica irreale, facendo scorrere le due storie su binari paralleli con i dialoghi e le situazioni che talvolta si intrecciano. Il pubblico dell'Akademietheater ha applaudito la prova di Werner Wölbern, Martin Schwab, Edith Clever e Christian Nickel. Mentre le città tedesche ospitavano le partite del Campionato del Mondo, in una di queste, Lipsia, Volker Losch ha scelto dal repertorio di Elfriede Jelinek il testo più radicale e in opposizione con la manifestazione calcistica in corso, Sportstück. La scrittrice austriaca, Premio Nobel per la Letteratura, bersaglia il mondo sportivo, la sua incontrollata invadenza nella società, il suo definirsi come culto e scala di valori, per approdare ad una inquietante visione che coniuga l'agonismo con la guerra.

Offre molti spunti di riflessione e alimenta curiosità la breve conversazione ("Das Gespräch") con quattro organizzatori di festival internazionali – Adela Donadio (Columbia), Usman Peerzada (Pakistan), Malcolm Punkey (Sudafrica), Evgeniya Shermeneva (Russia) – ospiti, a Berlino, del Goethe-Institut. Dolente si presenta il confronto sui finanziamenti pubblici in quanto solo in Sudafrica lo Stato interviene con contributi, anche se sempre insufficienti e distribuiti alle compagnie più prestigiose. Comune risulta la sensazione di meraviglia provata dai quattro direttori nel vedere quanti siano i soldi investiti nella realizzazione degli spettacoli, dalla promozione all'impianto scenografico fino ai costumi. Molto diversa è inoltre la tipologia del pubblico locale rispetto a quello tedesco, attento e composto. Racconta l'incredulo Purkey di aver contato solo tre risate durante una divertentissima commedia vista a Berlino. In merito Peerzada spiega che i registi tedeschi, e quelli in genere provenienti dall'Europa Centro-Occidentale, mirano a far pensare e riflettere lo spettatore mentre altrove lo si vuole solo distrarre. Si parla poi di colonialismo culturale con la forzata adozione di concetti e  stili teatrali che, estranei alle tradizioni locali, spesso compromettono la crescita e la creatività in quanto suscitano una sorta di complesso di inferiorità e di frustrazione di fronte ai linguaggi dello spettacolo globalizzato, mentre imperano la censura e l'ostacolo rappresentato dalla morale religiosa.

Il confronto con culture teatrali extraeuropee è stato il tema centrale della Biennale di Bonn, che ha puntato l'attenzione sul variegato mondo dell'India. Nel ricco e articolato programma non sono mancati spettacoli di pregio artistico. In Brhannala del gruppo Adishakti guidato dal regista Veepani Chawla, si raccontano storie tratte dal Mahabhrata con il ricorso a danze e gestualità orchestrate secondo ritmi indiani tradizionali. E' il frutto di una contaminazione di stili, metafora dell'incrocio tra tradizioni e modernità, l'allestimento in lingua inglese di Othello: a play in black and white realizzato dalla Indian Shakespeare Company e firmato dal regista Roysten Abel. La tragedia è trasferita nella contemporaneità e a interpretarla, tra gli altri, si riconoscono due attori prestigiosi, Adil Hussain (Otello) e Kristen Jain (Desdemona) che conferiscono ai capricci e tormenti dell'anima un senso di universalità quasi confusa nella filosofia della globalizzazione. Alla recensione di queste produzioni teatrali segue un articolo di un'autorevole firma indiana, la scrittrice Paukaj Mishra, che affronta complessi problemi quali la penetrazione incontrollata di miti occidentali nella modernizzazione nel campo della politica e della cultura, dimostrando le contraddizioni e le anomalie dei processi in corso, paradigmatici di una buona parte dei paesi sottosviluppati o in  via di sviluppo.

La recente pubblicazione di un libro monografico assai corposo, Neunzehnsechsundneunzig bis Zweitausendundsechs (introduzione e cura di Michael Schindhelm, Basel, Schwabe Verlag, 2006, pp. 735, € 33,50) permette di valutare l'attività artistica e manageriale svolta dal Teatro di Basilea dal 1998 ad oggi, come si legge nell'articolo "Bilanz Basel". Nel 1998 ci fu un rimpasto nei ruoli istituzionali che assunse le caratteristiche di un passaggio di testimone tra una generazione di 'vecchi' e quella dei 'nuovi', vale  a dire Lars-Ole Walburg assunto nel 1998, assieme a Stefan Bachmann, come dramaturg per poi ricoprire il ruolo di regista e direttore a partire dal 2006. Nel volume trovano ampio spazio interviste e approfondimenti relativi agli spettacoli shakespeariani che hanno segnato i nuovi orientamenti stilistici: Troilus and Cressida ricco di contaminazioni provenienti dalla cultura underground e A Midsommer Nights Dreame che Bachmann rivisita in senso moderno con sfumature parodiche e frequente uso di musica pop. Una linea di ricerca aperta alla sperimentazione connota anche i progetti di Walburg lungo un percorso creativo caratterizzato da spettacoli di successo fino al Das Goldene Vlies di Franz Grillparzer allestito nel 2005 con la partecipazione di Sandra Hüller e Edmund Telgenkämper.

Si dà poi notizia dell'inaugurazione di un nuovo edificio teatrale costruito ad Erfurt in Turingia su progetto dell'architetto Jörg Friedrich. Si tratta di un impianto imponente, dotato di una sala grande (800 posti), un teatro-studio per 200 spettatori, un ristorante, un luminoso e spazioso foyer, per una spesa complessiva che si aggira intorno ai 61 milioni di euro.

Il ritratto del mese ("Porträt") è dedicato ad Andreas Uhse, attore che si è distinto nella compagnia della Schauspielhaus di Norimberga. Durante i sette anni di attività, ora interrotta per approdare ad Ulm, è stato applaudito protagonista di spettacoli di qualità come Margaretha di Napoli di Tom Lanose per la regia di Georg Schmiedleitner, Prinz von Homburg di Heinrich von Kleist nel ruolo del titolo con Ruth Anna Hardmaler (Nathalie) nell'allestimento firmato da Nicolai Sykosch, fino all'ultima interpretazione, Räuber di Schiller. "Autori da scoprire" ("Autoren zu entdecken") si occupa di Darja Stocker, autrice di Nachtbild in scena a Zurigo e Hannover.  La commedia è pubblicata in questo numero della rivista nella sezione riservata ai testi ("Das Stück").

 



Massimo Bertoldi


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