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Rita Majeroni

Achille Majeroni. Grande attore sul palcoscenico dell'Ottocento


Milano, Crocetti Editore, 2005, pp. 473, euro 15,00
ISBN 88 8306 140 3
Frutto di una ricerca decennale condotta dall'autrice, desiderosa di conoscere più approfonditamente i propri antenati, il libro ripercorre la biografia e la carriera di Achille Majeroni (1824-1888) esponente di maggior spicco di una famiglia che, per quattro generazioni, ha incrociato il mondo dello spettacolo.

L'esposizione delle vicende legate al nome dell'insigne attore ottocentesco segue un andamento cronologico ed è scandita dai suoi passaggi di compagnia. Per ogni formazione, dove possibile di anno in anno, l'autrice elenca gli attori scritturati, le piazze teatrali raggiunte, il repertorio e le rappresentazioni. L'accurato lavoro di ricostruzione delle diverse fasi della carriera dell'attore è reso possibile dalle numerose fonti documentarie costituite prevalentemente dai quotidiani dell'epoca e dai periodici di informazione teatrale, ma anche da biografie dedicate all'attore e da un non irrilevante numero di lettere e altri documenti reperiti in archivi italiani e stranieri.

Il materiale esaminato consente di riconsiderare l'itinerario artistico di un attore di rilievo fino ad oggi non sufficientemente conosciuto. Abituato a calcare le scene fino dai suoi tredici anni nella compagnia del padre Edoardo, primo amoroso nella Compagnia Drammatica Lombarda al fianco di Alamanno Morelli, Achille Majeroni divenne nel 1851 primo attore della Compagnia Sadowsky-Astolfi. Dal 1854 al 1858 fu insieme a Fanny Sadowsky protagonista dell'intenso periodo di successi della Compagnia Reale di Napoli diretta da Adamo Alberti, che lo consacrarono beniamino del pubblico napoletano e gli ottenero una scrittura nella compagnia di Adelaide Ristori. Al termine delle grandi tournées internazionali al fianco dell'attrice, rientrò al Teatro dei Fiorentini di Napoli per poi avventurarsi nella fallimentare operazione di gestione del Teatro Del Fondo. Scritturato da Fanny Sadowsky, abbandonò la compagnia per ragioni contrattuali e si recò in tournées in Spagna e Portogallo. Dal 1873 al 1876 fu nuovamente Napoli. Al termine del triennio si accomiatò dalla città pubblicando sul giornale una lettera aperta che costituisce il suo testamento artistico e testimonia la sua adesione agli ideali di amor di famiglia, di patria e di umanità e la sua fiducia nel teatro come strumento di educazione dell'uomo. L'ultima parte della carriera vide ancora l'alternarsi di successi artistici e dissesti finanziari, fino agli anni della vecchiaia e della malattia a causa dei quali l'attore venne in parte dimenticato.

Gli ultimi capitoli del volume, sottratti allo svolgimento per scansioni temporali, sono dedicati all'approfondimento di alcuni aspetti circoscritti dell'operato di Majeroni (il suo stile di recitazione, il rapporto con Gustavo Modena, cui condivideva gli ideali sociali e patriottici per i quali combatterono nel 1849 a difesa della Repubblica Romana, l'amicizia con il drammaturgo Paolo Ferrari) e alle descrizioni che di questo attore fecero Raffaele Colucci ed Edoardo Boutet.

Arricchiscono l'opera la cronologia dell'attore ed alcune sintetiche schede biografiche dedicate ai Majeroni e alle famiglie d’arte con loro imparentate.

Il volume si segnala per il costante e puntuale riferimento alle fonti documentarie. La meticolosa opera di ricostruzione si fonda sulle testimonianze dell'epoca, citate e trascritte in modo sistematico quali tasselli di un mosaico da ricomporre. Ne emerge un'esperienza umana di indubbio interesse e il ritratto di una personalità artistica di spicco nella storia del teatro italiano ottocentesco.

Emanuela Agostini


Copertina del volume

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