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Civiltà musicale, anno XIX, settembre-dicembre 2004
Rosario Scalero (1870-1954), un maestro fra «i due mondi»

anno XIX, settembre-dicembre 2004 ISBN 88-87621-52-7

Il volume, a cura di Eleonora Negri e Chiara Marola dal titolo Rosario Scalero (1870-1954), un maestro fra «i due mondi», raccoglie gli atti della Giornata di Studi su Rosario Scalero, organizzata a Settimo Vittone il 17 luglio 2004 in occasione del cinquantenario della scomparsa. Nell'ambito del Festival della Via Francigena Canavesana si è voluto riscoprire uno dei protagonisti della vita musicale degli Stati Uniti d'America, oltre che personalità di notevole struttura nel campo dell'insegnamento della composizione e della formazione musicale, tanto acclamato in Europa come concertista e in America come didatta quanto inspiegabilmente ignorato in Italia, sia durante la vita che dopo la morte.

Attraverso il contributo di Chiara Marola si ricostruisce la biografia del musicista italo-americano, nato a Moncalieri nel dicembre del 1870; a partire dagli anni della formazione violinistica al Liceo Musicale di Torino con il maestro Luigi Avalle, si ripercorre la lunga vita di Rosario Scalero, artista 'errante' in Italia - visse a Torino, Genova e Roma - e in Europa, a partire dal 1895 quando decise di trasferirsi a Londra per approfondire lo studio del violino sotto la guida di August Wilhelmj, Konzermeister di Wagner a Bayreuth. Da Londra a Lione, dove rimase fino al 1900 come maestro di violino, poi a Vienna per studiare composizione con il celebre Eusebius Mandyczewski, amico intimo di Brahms e per questo naturale depositario della tradizione della scuola brahmsiana. Dopo il ritorno a Roma nel 1907, dove Scalero fondò nel 1913 La Società del Quartetto di cui fu responsabile artistico e disciplinare e primo violino nell'attività concertistica, l'evento decisivo nella vita artistica di Scalero, il telegramma dalla Mannes School di New York ad offrirgli la cattedra di composizione che era stata di Ernst Bloch. Giunto a New York nel 1919, Scalero rimase in America per quasi trent'anni, trasferendosi a Philadelphia nel 1927 per ricoprire la carica di Direttore del Dipartimento di teoria e composizione musicale del prestigioso Curtis Institute of Music, dove sarà la guida di allievi illustri come Gian Carlo Menotti, Samuel Barber e Nino Rota. Nel 1946 la decisione di tornare definitivamente in Italia e ritirarsi nel suo castello di Montestrutto, presso Ivrea, dove rimase fino alla morte, nel 1954.

La ricostruzione del profilo umano e artistico di Scalero è integrata dal contributo di Eleonora Negri che inquadra il panorama storico, culturale e musicale dell'Italia post-risorgimentale in cui egli si trovò a vivere e a operare, rappresentante di quella generazione di musicisti che annoverava, fra gli altri, gli operisti Pietro Mascagni, Umberto Giordano, Francesco Cilea e Ermanno Wolf-Ferrari, colleghi con i quali Scalero ebbe pochi rapporti per interessi musicali lontani dal teatro d'opera. Alessandro Ruo Rui indaga il non facile campo della ricostruzione della tecnica compositiva di Rosario Scalero, più agevole da ripercorrere per il periodo giovanile, del quale abbiamo un significativo gruppo di composizioni, che non per quello della maturità, che presenta notevoli lacune; per entrambi risulta imprescindibile la determinante formazione viennese con Mandyczewski, fondata sulla conoscenza dei grandi compositori del rinascimento e del barocco, per cui fu fondamentale lo studio del contrappunto e l'attenzione all'acquisizione delle forme, e sulla lezione stilistica dei massimi esponenti del Romanticismo, primo fra tutti Brahms. A concludere il dovuto riconoscimento al musicista italo-americano la preziosa testimonianza dell'ultimo allievo di Scalero, il fiorentino Antonino Riccardo Luciani, che fu adepto privilegiato del circolo del castello di Montestrutto negli ultimi anni della vita del maestro. Completa il volume il catalogo delle opere di Rosario Scalera, a cura di Chiara Marola.

 

Caterina Pagnini


copertina

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