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Prove di Drammaturgia
Rivista semestrale

anno XI, numero 1, luglio 2005, euro 3,58
ISSN 1592 6680
In questo numero di "Prove di drammaturgia", come scrivono nell’editoriale Claudio Meldolesi e Gerardo Guccini, sono riunite "voci e testimonianze che provengono da ambiti spettacolari diversissimi e, per certi versi, addirittura incompatibili. Il filo rosso che le collega è l’intreccio tra la musica e il teatro".

Nel primo contributo Riccardo Cocciante racconta la genesi di Notre-Dame de Paris, successo internazionale di dimensioni colossali. L’idea di realizzare qualcosa che secondo il cantautore "non è certo un’opera, nel senso classico del termine, ma non è nemmeno una commedia musicale, è qualcosa che sta tra la musica popolare e la musica operistica" lo affascinava da tempo: l’incontro con Luc Plamondon, autore di drammi e di testi di canzoni, lo ha convinto a tentare ed ha segnato e l’inizio di una fertile collaborazione che ricorda per certi versi le relazioni storiche tra compositori e librettisti. Cocciante analizza diversi aspetti della produzione spiegando anche le motivazioni di alcune scelte artistiche e tecniche (ad esempio l’uso del playback e del microfono).

Lo scritto è seguito da un’analisi di Gerardo Guccini che evidenzia come le considerazioni del cantante/compositore (in particolare la sua insistenza sull’importanza della "voce del personaggio" che "non può venire risolta dall’intonazione tecnicamente corretta dei valori musicali" poiché "il cantante deve scoprirla nella propria, facendo del canto una manifestazione puramente umana che incarna le pulsioni del personaggio in quelle della persona che lo rappresenta") rimandino, pur senza discendere da esse, alle poetiche romantiche e ad alcuni aspetti della pratica compositiva di Giuseppe Verdi. L’intervento successivo, di Franco La Polla, contiene alcune invece precisazioni sulle affermazioni di Cocciante relative al musical americano.

La rivista ospita inoltre un articolo in cui Armando Punzo, che dal 1988 lavora con i detenuti del carcere di massima sicurezza di Volterra, analizza l’uso dell’elemento musicale negli spettacoli realizzati dalla sua Compagnia della Fortezza e in particolare in I negri, L’opera da tre soldi e I Pescecani. Di Brecht si parla anche nel contributo di Salvatore Tramacere, regista e socio fondatore della Compagnia Koreja, che descrive la sua collaborazione con il gruppo musicale dei Sud Sound System per la realizzazione dello spettacolo America Brecht’s Dance.

Segnaliamo infine la sezione, a cura di Fabio Acca, sul compositore statunitense di musica elettronica Scott Gibbons, noto alla comunità teatrale per il suo lavoro con la Socìetas Raffaello Sanzio.

Tommaso Assennato


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