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Susanne Boetius

Die Wiedergeburt der griechischen Tragödie auf der Bühne des 19. Jahrhunderts


Tübingen, Niemeyer Verlag, 2005, pp. 366, € 94,00
ISBN 3-484-66044-9

Frutto di una ricerca meticolosa, basata su una ricca e aggiornata bibliografia e sostenuta da rigore scientifico nell’analisi dei documenti, il libro di Susanne Boetius indaga la rinascita della tragedia greca nel teatro tedesco del XIX secolo.

Furono le scoperte archeologiche di Johann Joachim Winckelmann ad alimentare curiosità e interessi culturali verso il mondo dell’antichità nella cerchia degli intellettuali tedeschi, particolarmente a Weimar e Jena dove operavano i fratelli Friedrich e August Wilhelm Schlegel e Ludwig Tieck. Non tardò a svilupparsi un dibattito, tanto interessante quanto complesso, relativo al possibile trasferimento della tragedia greca sul palcoscenico che produsse la divisione tra entusiasti sostenitori, come Goethe, e scettici piuttosto severi, come Hegel che affermò la tesi dell’inattualità.

Alla ricostruzione di questo complesso panorama culturale, che dà la misura della portata delle problematiche sollevate dal tema, la studiosa orienta la ricerca sul versante storico delle rappresentazioni teatrali e individua il punto di partenza nella messinscena di Antigone di Sofocle avvenuta nel 1809 a Weimar nella versione tradotta da Friedrich von Rochlitz, che fece tesoro dei preziosi consigli di Goethe contenuti in un intenso scambio epistolare in merito alle musiche, ai costumi e alla scenografia.

La progressiva diffusione della tragedia greca negli ambienti teatrali tedeschi trovò presso la corte di Potsdam retta dal re prussiano Friedrich Wilhelm IV i consensi necessari per poter organizzare un ciclo di spettacoli classici. Nel teatro del nuovo palazzo reale furono allestite tre opere greche: Antigone di Sofocle nel 1841, Medea di Euripide due anni dopo ed Edipo a Colono di Sofocle nel 1845, che nelle pagine del libro diventano oggetto di meticolosa ricostruzione secondo lo schema impostato sull’analisi della  rielaborazione testuale, della musica, dell’impianto scenografico e delle tecniche espressive adottate dagli attori. Felix Mendelssohn Bartholdy fu autore delle musiche per gli allestimenti sofoclei, Wilhelm Taubert compose quelle per la tragedia euripidea. Le traduzioni furono firmate da Johann Jacob Christian Donner mentre la cura scenica fu competenza di Tieck, per l’occasione convocato da Dresda. Nell’intreccio creativo di questi uomini di spettacolo si incontrarono non poche difficoltà di intesa per armonizzare gli specifici linguaggi nel progetto scenico, in parallelo a questioni altrettanto complesse relative alle singole competenze, come il problema sollevato da Donner relativo alla metrica del verso che risolse con l’adozione della struttura della poesia tedesca. Per quanto riguarda l’architettura e l’impianto scenografico, preziose indicazioni furono ricavate da Das Theater zu Athen scritto da Hans Christian Genelli e pubblicato nel 1818.

Gli esperimenti scenici di Potsdam ottennero un notevole successo di pubblico e lusinghieri riconoscimenti di critica che dimostrarono la concreta possibilità di rappresentare storie e personaggi ricavati dal serbatoio della tragedia greca. Per lo spettacolo tedesco si aprì una fortuna stagione, ricca di novità e impreziosita da nuove conoscenze, come dimostra la serie di allestimenti analizzati dalla Boetius, quali Antigone sofoclea più volte proposta a Lipsia negli anni Quaranta dell’Ottocento, Ippolito euripideo a Berlino nel 1851 con musiche di Adolph Schutz, Antigone, Edipo re ed Edipo a Colono a Monaco rispettivamente negli anni 1851, 1852 e 1854.

 




Massimo Bertoldi


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