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Ridotto


Ridotto, n. 4/5, aprile/maggio 2005, euro 7,00

Apre il numero di aprile/maggio il consueto "Editoriale" curato da Maricla Boggio che, questa volta,  riporta quanto è stato detto all'Assemblea annuale della SIAD, tenutasi a Formia prima del Convegno sul tema della Bozza di legge riguardante lo spettacolo dal vivo. Nel corso dell'Assemblea i soci hanno riconfermato il Direttivo consolidato (con l'aggiunta di un nuovo membro: Stefania Porrino) e, nel corso del convegno, hanno discusso – insieme a Ubaldo Soddu che ha tenuto la relazione d'apertura (chi altri se non lui poteva farlo?) - la famigerata bozza di legge rilevandovi, come è ben noto soprattutto ai lettori della rivista, l'assenza di considerazione nei confronti degli autori contemporanei. 

Protagonista del mensile è Mario Fratti, commediografo abruzzese che vive da decenni a New York. Ad essere pubblicata è la sua tragedia in due atti intitolata Cecità, andata in scena al Teatro dell'orologio di Roma tra il marzo e l'aprile 2005: la precede un'intervista all'autore curata da Mino Sferra, il regista di Cecità che si sta laureando con una tesi sulla drammaturgia di Fratti. Nell'intervista, un Mario Fratti a metà strada fra stoicismo e scetticismo mette a confronto la situazione teatrale negli Stati Uniti e in Italia, descrive la sua posizione di autore impegnato e  "scomodo" (ha scritto testi contro Nixon, Pinochet, Kissinger, Reagan, ecc) e consiglia, per migliorare l'immagine del teatro italiano, di varare la proposta di legge - già esistente in America, Francia e Germania - in base alla quale le opere rappresentate in un paese devono essere, per il cinquanta per cento, di autori locali.    

Al centro dell'aspro, essenziale Cecità, Tragedia in Iraq è il dramma dei reduci di guerra, in questo caso della guerra in Iraq. Brian, tornato a casa cieco, va a fare visita ai familiari di Jim, un suo compagno che, invece degli occhi, in Iraq, ci ha lasciato la vita. E trova un padre guerrafondaio (presumibilmente memore del sergente Hartman di Full metal jacket) e una madre-vittima sconvolta, sull'orlo della pazzia.

Diviso in ventiquattro brevissime scene, il secondo testo - che non potrebbe essere più diverso dal primo - è La parabola dell'amore di Maria Antonietta Bertòli. Ecco come ne parla l'autrice: «un uomo ha a che fare con tre relazioni amorose. Non è importante specificare se queste siano reali o fittizie, contemporanee o non. Esse rappresentano la convivenza, il matrimonio, la procreazione». Si tratta di uno dei testi più "misantropi" (termine considerato, se ci è permesso, come l'equivalente, sul versante opposto, di "misogini"; e, a proposito, perché non esiste in italiano un vocabolo il cui significato specifico sia: «che prova e manifesta repulsione e avversione nei confronti degli uomini»?) che si abbia avuto il piacere di leggere ultimamente. Con dialoghi del tipo: UOMO (entrando di corsa) – Lo sai cara, ogni tanto dici qualcosa di interessante. DONNA 2 – Sì. Quando mi ascolti. DONNA 3 – Cerchi qualcosa? UOMO – Me stesso. DONNA 3 – Non trovarti mai, allora. UOMO – Tutto ciò nuoce alla nostra coppia. DONNA 2 – Tu, nuoci alla nostra coppia. O ancora: UOMO – Cara, hai cambiato profumo? DONNA 1 – (speranzosa) Da cosa te ne sei accorto? UOMO – Sei diventata molto più resistibile. DONNA 1 – Hai bisogno di prenderti una vacanza-da-te-stesso. UOMO – Cara, che hai oggi? DONNA 1 – Oggi? Saranno almeno tre anni! Ho "te".

Alla rubrica "Testi italiani in scena" di Claudio Rossini segue la recensione di Carlo Vallari all'opera critica di Tiberia de Matteis Autori in scena. Sei drammaturgie italiane contemporanee che raccoglie saggi monografici dedicati ad autori (Roberto Cavosi, Edoardo Erba, Ugo Chiti, Giuseppe Manfridi, Roberto Cappuccio e Spiro Scimone) attivi dagli anni Ottanta a oggi. Mario Verdone segnala invece il libro Oltre lo schermo nato, come il precedente Oltre la scena (1993), dalla collaborazione fra l'attore e acquerellista Corrado Olmi e Ghigo de Chiara: una antologia di aneddoti - che questa volta riguardano, invece del mondo teatrale, quello cinematografico -  raccontati sotto forma di "fumetto" (scena disegnata e battuta) dal "cronista visivo" Corrado Olmi.

Chiudono il numero la solita lettera inviata a «Ridotto» dal Teatrino del forno del pane (la firma Maria Silvia Caffari) e i bandi di concorso del Premio Calcante (VIII edizione) e del Premio S.I.A.D. – 2005 per una tesi di laurea sulla drammaturgia italiana contemporanea.    



Giulia Tellini


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