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Theaterheute


2005, nn. 8/9, pp. 96, 13,80
ISSN 0040 5507

Il numero estivo di "Theaterheute" si apre con una serie di servizi dedicati ai principali festival estivi che si sono svolti in Germania. Per l'inaugurazione della rassegna proposta a Stoccarda da Marie Zimmermann e intitolata Theater der Welt è stato scelto lo spettacolo Paradise, produzione della compagnia neozelandese MAU. Fedele al titolo, lo spettacolo curato da Lemi Ponifasio propone una visione edenica precoloniale delle isole Samoa con la narrazione dei miti e delle leggende affidate ai movimenti dei danzatori e alle voci dei narratori. Le conseguenze delle invasioni storiche sono rappresentate da un cupo e lento ballo in una notte tropicale, e dalla visione finale di funghi atomici. Il messaggio è inquietante, la poetica esotica esprime il suo volto drammatico in linea con lo slogan del festival che dice "vietato ancorare" ("ankern verboten"), da intendersi anche come invito a navigare in tanti e diversi mondi teatrali.

Seguono questo programma culturale Peasantopera di Béla Pintér e Benedek Darvas di Budapest che raccontano in chiave grottesca una saga familiare; A House with a Big Tree della giapponese Koji Hasegaw; Faces che Ivo van Hove ricava dall'omonimo film di John Cassavetes. Il regista fiammingo riempie il palcoscenico con diciassette letti e accessori vari dove si accomodano gli spettatori e si svolge l'azione degli attori (Samuel Weiss, Katja Danowski, Monique Schwitter, Kai Schumann). Nora di Ibsen appare in versione postmoderna secondo la lettura del regista americano Lee Breuer, con la protagonista (Maude Mitchell) trasformata in una isterica bambola barbi. Dalle danze psichedeliche ed etniche del gruppo giapponese Taihen nello spettacolo The Legend of Maha-Laba-Village, si passa a Küba allestito negli ambienti della stazione ferroviaria dal regista turco Kutlug Ataman, che racconta situazioni islamiche condite di terrorismo.

Virus! è una coproduzione tra i teatri di Stoccarda e Basilea. Si tratta di una rielaborazione delle Baccanti di Euripide fatta da Julia Locate e affidata alla regia di Sebastian Nübling. C'è spazio anche per il musical di scuola svedese con Mein Feld ischt d’Welt scritto da Felix Huby e curato dal regista Eric Gedeon. Nel cartellone di Theater der Welt non mancano i classici. Atmosfere fiabesche avvolgono la messinscena della tragicommedia Le double incostance di Marivaux nell'edizione proposta dal regista moscovita Dmitrij Tschernjakov. Calorosi applausi ha ottenuto il cechoviano Giardino dei ciliegi allestito da Eimuntas Nekrosius. Il regista mette in primo piano il tema della morte e mantiene nella struttura della messinscena quella forza visiva, basata sul movimento e sulla armoniosa fisicità degli attori, che hanno fatto diventare questo spettacolo-cult.

Ventotto sono state le produzioni inserite nel programma del festival Wiener Fetswochen svoltosi nella capitale austriaca e curato da Stefanie Carp che ha cercato equilibrio tra nomi prestigiosi e autori da scoprire. Fort Europe, scritto dal belga Tom Lanoyl e interpretato dal gruppo olandese ZT con la regia di Johan Simons, porta in scena sei attori che raccontano le loro storie. La formula del monologo toglie però unità drammaturgia allo spettacolo. Il nuovo progetto di Christoph Marthaler, Schutz vor der Zukunft, è stato realizzato in due reparti dell'ospedale cittadino che nel 1940 ospitarono funeste camere di pediatria infantile. La scena è occupata da una serie di tavoli con gli avanzi culinari di una festa per bambini, intorno ai quali gli attori (Ueli Jäggi, Jörg Kienberger, Josef Ostendorf) e una cantante (Rosemary Hardy) accompagnata da un pianista (Markus Hinterhäuser) parlano di problemi legati al turismo dopo la catastrofe dello Tsunami. Di spessore è risultato anche Der Familientisch, progetto firmato dal regista israeliano David Maayan in coproduzione con lo Schauspielhaus di Vienna. In che misura l'attenzione verso i nuovi linguaggi teatrali costituisca un punto di forza della manifestazione viennese è dimostrato dall'iscrizione nel cartellone di una serie di spettacoli fortemente innovativi, quali Das lange Leben di Alvis Hermanis, Möwe di Arpàd Schilling e Dònde estaré esta noche del regista messicano Claudio Valdés Kuri in collaborazione con Maricarmen Gutiérrez che attualizza la storia di Giovanna d'Arco.

La sezione "Aufführungen", lo spazio della rivista dedicato alle novità della scena tedesca, si apre con la recensione di Wallenstein-eine dokumentarische Inszenierung che Herald Haug e Daniel Wetzel ricavano dall'omonimo capolavoro schilleriano per trasferire i personaggi nella realtà contemporanea e affidarli all'interpretazione non di attori di professione bensì a personaggi illustri delle città di Manheim e Weimar. Sven-Joachim Otto, di mestiere dottore, è Wallenstein, e con lui recitano tra gli altri il direttore della polizia di Weimar Ralf Kiusten e l'astrologa Esther Potter. Il Deutsches Theater di Berlino ha ospitato la messinscena di Geschichten aus dem Wiener Wald di dön von Horvàth nella versione di Dimiter Gotscheff. La regia interpreta con rigore il dramma dei protagonisti, anima situazioni di grande tensione ed emozione in un susseguirsi di scontri tra amore e odio. Di qualità è risultata la prova degli attori a partire da Fritzi Haberlandt (Marianne), Peter Jordan (Alfred), Sebastian Blomberg (Oskar).

Molte e complesse sono le domande poste da un intervento ("Essay") di Ulrich Khuon, intendente del Thalia Theater di Amburgo, che cerca di fare luce sulla situazione del teatro, inteso come organismo culturale, nel sistema della società tedesca. Qualche esempio: il linguaggio teatrale si evolve in parallelo alla lingua comune? Come reagisce lo spettatore al cospetto di uno spettacolo di Peter Stein o Peter Zadek? Come si pone il teatro di fronte agli intrattenimenti di massa come la partita di calcio? In che misura il mondo dello spettacolo è indipendente dalle ragioni della politica? Il discorso sconfina nel campo della sociologia e si conclude con la concezione del teatro inteso come laboratorio di pensieri rivolti alla società, dalla quale assimila le contraddizioni per poi cercare il loro superamento attraverso la ricerca di nuovi linguaggi e codici scenici.

Il ritratto del mese ("Portrait") è dedicato ad Anne Ratte-Polle, giovane e promettente attrice da tre anni attiva nella compagnia dello Schauspielhaus di Hannover, dove è stata applaudita di recente nel ruolo di Medea in Mamma Medea di Tom Lanoy e per la regia di Sebastian Nübling, e nel personaggio shakesperiano di Lady Macbeth con la regia di Krzysztof Warlikowski. Oltre alle tappe fondamentali della carriera, dall'intervista emergono riflessioni sul mestiere dell'attore e, soprattutto, notizie e curiosità relative al rapporto artistico con i registi. Anne Ratte-Polle è attesa dal Deutsches Theater di Berlino, dove aveva mosso i primi passi, con Hei di Jon Fosse.

Il Burgtheater di Vienna, danneggiato e ferito dalle devastazioni belliche, rimase chiuso tra il 1945 e il 1955. In occasione della ricorrenza dei cinquant’anni della sua riapertura, che segna il rilancio del prestigioso edificio nella scena austriaca e internazionale, Klaus Dernutz ha scritto Das Burgtheater 1955-2005 (Wien, Paul Zsolnay Verlag, 2005, pp. 206). Corredato da un ricco apparato illustrativo e arricchito da un saggio di Klaus Bacher, attuale direttore, il volume ricostruisce il percorso artistico soffermandosi ad analizzare gli spettacoli più significativi e dedicando particolare attenzione alla vita dello spettacolo durante il nazismo, come si legge nel lungo estratto pubblicato dalla rivista. Il testo del mese ("Das Stück") è Café Umberto di Moritz Rinke. L'opera è prossima al debutto di Düsseldorf, cui seguiranno repliche ad Amburgo, Brema e Bielefeld, come spiega lo stesso autore.



Massimo Bertoldi


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