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Il dramaturg
Atti del convegno Walkie Talkie 2003
A cura di Teatro Aperto

Pozzuolo del Fiuli (UD), Il principe costanze Edizioni, pp. 143, 10,00
ISBN 88-900688-7-6

L’idea di sottoporre ad analisi e discussione la figura e il ruolo del dramaturg è maturata nell’ambito delle attività di Teatro Aperto, che intende avviare "un’indagine pluriennale intorno al rapporto fra testo e scena". Non si tratta di un capriccio intellettuale viziato da manie esterofile, ma di una reale necessità scaturita dal lavoro quotidiano della formazione milanese fondata da Renzo Martinelli e Federica Fracassi, che si è concretizzata nella prima edizione del convegno-seminario Walkie-Talkie nel novembre 2003 presso la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, con la partecipazione di studiosi e scrittori di teatro, attori, registi e dramaturg. Gli atti sono ora raccolti nel volume Il dramaturg, a cura di Teatro Aperto e pubblicato da Il principe costante Edizioni.

Chi è il dramaturg è il tema affrontato dagli interventi coordinati da Renata Molinari. Nell’introduzione ai lavori pone le basi alla discussione fissando la distinzione tra la funzione del dramaturg nella "produzione dell’opera-spettacolo" ossia all’interno del processo creativo che segna il passaggio dal testo alla scena, e nella "produzione-teatro" che significa definizione di un ruolo specifico ed istituzionale nei meccanismi del sistema teatrale. Dalle tante esperienze vissute e raccontate dalla Molinari emergono considerazioni e valutazioni culturali sull’importanza che il dramaturg potrebbe essere per la promozione culturale del teatro italiano.

Cosa sia concretamente e quali le sue competenze, lo illustra in modo esaustivo Jens Hillje, dramaturg della Schaubühne di Berlino. Il discorso si complica perché racconta che in Germania il ruolo si è frazionati al punto tale da generare più confusione che chiarezza: c’è il dramaturg di programmazione (Spielplandramaturg), il dramaturg capo (Chefdramaturg), il dramaturg addetto ai rapporti con gli autori (Autorendramaturg), con il pubblico e con i giornalisti (Offentlichkeitsdramaturg). Tale razionalizzazione nella divisione delle funzioni rispecchia il sistema organizzativo tedesco e risulta funzionale con gli obiettivi pedagogici e divulgativi finalizzati alla promozione degli autori contemporanei. In questo orientamento il dramaturg svolge il compito fondamentale di lettore e selezionatore di proposte. Una simile realtà è generalmente assente nel panorama italiano.

Il ruolo clandestino del dramaturg è il tema con il quale si confronta Renato Gabrielli, attivo nel ruolo presso il Teatro Stabile di Brescia dal 1977 al 2001. "Fare il dramaturg - sostiene nell’intervento - comporta svolgere una serie di funzioni che esistono nei teatri italiani ma che sono distribuite tra le altre figure professionali", riferendosi, tra l’altro, alla lettura di copioni, alla consulenza culturale, alla cura del programma di sala e all’addetto stampa. Una simile esperienza è raccontata anche da Roberto Traverso, attivo da vent’anni nel teatro Out Off di Milano, alla quale segue la riflessione di Roberto Menin, traduttore e docente, sulla differenza tra realtà italiana e tedesca. La seconda si presenta caratterizzata da un’accesa concorrenza artistica e politica tra i vari teatri, che legittima la presenza del dramaturg come figura di collegamento tra autori e istituzione, pubblico e mass media.

In Italia, secondo la valutazione critica di Mario Raimondi, autore e critico teatrale, "l’esigenza del dramaturg esisteva ed esiste [] ma non riesce a concretizzarsi" come figura istituzionale se non dove "c’è una situazione condivisa di gruppo", come si verifica nei piccoli teatri dove è attiva una dinamica di comunità. Chiarificatore è anche il contributo di Claudio Meldolesi che in un certo senso supera la visione di clandestinità ricordando le decisive collaborazioni con la regia di dramaturg d’occasione come Gustavo Modena e Arrigo Boito, Ludovico Zorzi con Franco De Bosio, Gerardo Guerrieri con Luchino Visconti, Edoardo Sanguineti con Luca Ronconi. Rispetto alla Germania mancherebbe solamente continuità nella prassi.

Oliviero Ponte di Pino, giornalista e saggista, coordina la discussione di Chi fa il dramaturg in Italia, alla quale partecipano grandi artisti italiani che parlano del loro rapporto con il testo a partire dalla loro esperienza creativa di teatranti. Con il linguaggio colorato e vivace che lo caratterizza, Enzo Moscato parla del dramaturg come di una "figura estranea" nel suo lavoro ispirato all’universo napoletano e aggiunge un’osservazione fondamentale. Il dramaturg, inteso come "figura funzionale alla produzione e alla distribuzione dei testi", può funzionare in un contesto di "teatro industriale borghese" come quello del Nord Italia. Al Sud, avverte amaramente, "viviamo in un Medioevo" assai lontano dal mondo tedesco. Anche un autore settentrionale come Antonio Tarantino dichiara di ignorare il dramaturg, di conoscere assai poco le caratteristiche, pur riconoscendo alla luce dei discorsi sentiti durante il convegno l’importanza come mediazione tra la scrittura e le esigenze della messinscena.

Il confronto tra teatranti con competenze di autori registi e attori continua con un argomento complesso come Il dramaturg tra testo e scena. Marco Martinelli del Teatro delle Albe di Ravenna parla di "scrittura dei corpi", di "drammaturgia della carne" in una prospettiva di lavoro caratterizzata dalla concertazione con gli attori nella costruzione dello spettacolo, che perciò non stabilisce un confine preciso tra il lavoro del regista e la posizione del dramaturg. Le parole di Andrea Balzola, drammaturgo sceneggiatore e saggista, sollevano una questione piuttosto complessa circa la clandestinità del dramaturg italiano, che tale rimane per paure e timori dei registi che mal sopportano interferenze che sminuiscano la paternità artistica della messinscena, preferendo orientarsi verso repertori di autori morti piuttosto che di scrittori viventi. Quanto la presenza creativa del dramaturg sia indispensabile nel teatro contemporaneo, Balzola lo dimostra chiamando in causa l’uso scenico sempre più diffuso delle nuove tecnologie nei campi del sonoro e del video.

Il dramaturg "non è una figura istituzionale quanto piuttosto una figura pragmatica nata con la pratica del lavoro", sostiene Ferdinando Bruni, attore e regista, anche traduttore di testi teatrali e poetici. La sua esperienza di dramaturg di Teatridithalia si consuma essenzialmente nella scelta dei testi italiani e stranieri, e nella partecipazione nel ruolo di coregista nelle fasi dell’allestimento. Quando il dramaturg si addentra nel territorio della scrittura creativa raccoglie elementi narrativi e suggestioni da vari contesti sociali, dalla città, da situazioni difficili, da voci ed emozioni di persone comuni, come espone Andrea Malpeli.

Nell’esperienza italiana, il dramaturg è un personaggio ora assente ora presente, si manifesta in modi liberamente adattabili a situazioni culturali non omologabili ad un unico sistema, frutto di positiva fantasia, in un rapporto di conflitto o di armonia con il regista. Significativo, in merito, è che Jens Hillje si prodighi nell’elargire preziosi consigli, tra i quali tre meritano attenzione: "imparare a leggere un testo con precisione ed essere capaci di parlarne", "conquistare i mezzi di produzione" e "reinventare e conquistare un pubblico per il teatro". Questi suggerimenti costituiscono una sorta di introduzione all’ultima parte del convegno dedicata a La formazione del dramaturg, affidata alla cura del regista e docente Massimo Navone il quale ribadisce l’indefinibilità burocratica del dramaturg ma la sua identità culturale attraverso le sue funzioni. Giuseppe Di Leva ripercorre la storia del corso di drammaturgia fondato nel 1982 presso la Scuola Paolo Grassi. Tra gli allievi figura Roberto Traverso, presente tra i relatori, il quale parla dell’esperienza formativa vissuta nella scuola milanese e sottolinea l’insegnamento principale ricevuto, "considerare la scrittura come una pratica di condivisione con altri autori, con il pubblico, con l’istituzione teatro".

La lettura di questi atti è appassionante e coinvolgente come un romanzo giallo di qualità. Tuttavia, fino all’ultima pagina l’enigma non si risolve in quanto nessuno sa con certezza chi sia veramente il dramaturg. Il suo volto rimane diviso tra l’ombra delle incertezze e la luce delle conoscenze acquisite per merito degli interventi dei presenti al convegno, ai quali si aggiungono ai nomi citati, Tiziano Fratus, Antonio Calbi, Concetta D’Angeli.



Massimo Bertoldi


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